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La favola di Maradona
La sua storia a puntate 71
di Mimmo Carratelli
Il Mondiale 1990, esaurita la fase dei gironi, pass alle eliminazioni dirette. Negli ottavi di finale Argentina-Brasile. Il massimo, una sfida storica. Scuotevi la testa, pibe.

LArgentina stava giocando male e tu avevi mille acciacchi. Rivelasti lalluce pestato perch le critiche cominciarono a darti fastidio. Scappasti dalla prigione di Trigoria. Una fuga a bordo di una delle tue Ferrari, una scappata a Roma con Guillermo Coppola, una mangiata liberatoria in un ristorante, bruschette e spaghetti.

Nel Brasile giocavano Alemao e Careca, i tuoi compagni nel Napoli. La partita si gioc a Torino e il pubblico, stavolta, non fischi. Soffristi un primo tempo infernale. I brasiliani scappavano da tutte le parti, colpirono pali, si mangiarono gol gi fatti. La buona stella fu dalla tua parte, Diego. Fino alla beffa che annichil i verdeoro.

A met del secondo tempo, piantasti a centrocampo Alemao e Roca, ti allargasti a destra, vedesti Caniggia sul lato opposto e, prima che Galvao e Branco ti chiudessero la strada, sganciasti la stella filante di un traversone al bacio che raggiunse Caniggia. Il biondo evit elegantemente il portiere brasiliano, che era Taffarel, e di sinistro carezz la palla spingendola in rete.

Questo il calcio, pibe. Patisci una partita che devi perdere e la vinci con una sola ispirazione. I brasiliani andarono kappa. Battere il Brasile il tuo massimo godimento, pibe. C una rivalit intensa coi brasiliani. Batterlo in un mondiale fu gioia doppia e in Argentina fu festa grande. Il Brasile usc dal Mondiale italiano, lArgentina prosegu la corsa.

Ora possiamo solo migliorare dicesti. Cerano ancora due partite per arrivare in finale. La prima fu contro la Jugoslavia, a Firenze. Piedi per terra dopo leuforia di Torino. Gli slavi erano brutti clienti, capaci di qualunque exploit, fantasiosi e imprevedibili col geniale Dejan Savicevic, il filante Prosinecki, il poderoso Pancev e il diavolo Dragan Stojkovic.

Fu difficile comera prevedibile, nessuna fantasia e match inchiodato sullo 0-0. Furono necessari i rigori.

Il portiere slavo era Tomislav Ivkovic che giocava nello Sporting Lisbona. Ci avevi giocato contro, lanno prima, col Napoli in Coppa Uefa e al San Paolo ti aveva parato un rigore, maledetto stregone. Aveva scommesso cento dollari che te lavrebbe parato e perdesti i cento dollari, per fortuna il Napoli vinse. Te lo ritrovavi di fronte.

Nessuna scommessa stavolta. La lotteria dei penalty era sul 2-1 perch Goycoechea cominci la serie dei suoi miracoli e aveva parato il tiro di Stojkovic. Puoi mai sbagliare dal dischetto nonostante quellodioso precedente con Ivkovic? Dieguito, il calcio vive di strani misteri e sortilegi. Battesti il rigore e ne usc un tiro da principiante, il tuo sinistro molle fall. Vinse ancora Ivkovic. Il capitano, il fuoriclasse, linimitabile trad la sua Argentina. Ti pass accanto Goycoechea e ti rincuor: Tranquillo, Diego, io ne paro due agli slavi.

Fu la grande serata del portiere basco, un allegrone che in difesa valeva per due. Lo vedesti parare i rigori di Brnovic e Hadzibegic, come aveva promesso. Corresti ad abbracciarlo. Ti lev un peso dal cuore e spinse lArgentina in semifinale, vittoriosa 3-2 sui penalty.

In semifinale s, ma contro lItalia padrona di casa e per giunta a Napoli, la tua casa. Cominci il battage sui napoletani, sospettati di tradimento per amor tuo. Per la prima volta, la nazionale italiana abbandonava lo stadio romano dove un pubblico delirante laveva sostenuta e spinta per cinque partite e cinque vittorie cantando le notti magiche e il trionfo di Tot Schillaci.

Diciamolo: avevamo il cuore spaccato a met. Una met era per te, laltra per lItalia. Ma dovevamo fare di pi. Dovevamo essere tutti per gli azzurri di Vicini e, per una sera, cancellarti. Fummo perseguitati da una tambureggiante campagna mediatica. Arriv puntuale il tuo commento ironico: Ora tutti chiedono ai napoletani di essere italiani, di tifare per la nazionale contro lArgentina. Ora tutti si ricordano di Napoli che sempre stata emarginata dal resto dItalia, condannata da un razzismo ingiusto.

Parole ironiche e pesanti. Quel razzismo lo avevi sperimentato con la maglia del Napoli sui campi del Nord dove eravamo gli eterni terroni e il Vesuvio doveva sterminarci.

Fu una lunga vigilia di suggerimenti, provocazioni, avvertimenti e richiami allamor patrio.

Andammo alla partita e il San Paolo era pieno di bandiere italiane.

Continua

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8/2/2005
  
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