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La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 25
di Mimmo Carratelli
Diego Maradona in nazionale nel 1986 (foto tratta dal sito ufficiale www.diegomaradona.com)Ricordo bene quello che dicevi, pibe. “Vorrei il mondiale, lo scudetto col Napoli e un figlio”. Hai 26 anni. Il mondiale ti è sfuggito in Spagna nell’82, ingabbiato da Gentile ed eliminato dagli azzurri di Bearzot. Lo scudetto non è ancora apparso nel golfo. E il figlio, questo tuo desiderio prepotente, il figlio chissà se verrà.

Vamos a ganar in Messico? La nazionale biancoceleste, ecco la passione tua grande. Andavi e venivi sull’oceano per la maglia biancoceleste. Ricordo l’incredibile giostra del primo anno che eri a Napoli, verso la fine del campionato ’84-’85.

Domenica 5 maggio, giochi contro la Juve (0-0) al “San Paolo”. La sera, parti a razzo in auto per Fiumicino. Lunedì mattina, prendi l’aereo per Buenos Aires. Giovedì giochi contro il Paraguay (1-1). Venerdì ti imbarchi su un aereo della Varig, volo Buenos Aires-Rio-Roma. Sabato voli da Roma a Trieste. Da Trieste corri in macchina (70 chilometri) a Udine e arrivi all’ora di cena. Il giorno dopo, domenica, giochi contro l’Udinese (2-2, metti a segno una doppietta, gol finale e spudorato con la “manina” che fa incavolare Zico). Non è finita. Domenica sera, riprendi l’auto per Trieste, da qui in aerotaxi per Fiumicino. Voli ancora a Buenos Aires. Martedì giochi contro il Cile (2-0, segni un gol). E rientri in Italia per giocare, domenica 19 maggio, contro la Fiorentina al “San Paolo”, lancio smarcante per Caffarelli che sigla l’1-0. In due settimane non ti sei mai fermato.

Mondiale 1986. Insegui il sogno. C’è Bilardo sulla panchina della nazionale al posto di Menotti. Ti ha già detto: “Sei il giocatore più rappresentativo, sei l’unico titolare certo”. Ci mancherebbe. Daniel Passarella si sente detronizzato, fa le bizze. Lui era l’”intoccabile” della Selecciòn, il “capitano” che Menotti coccolava, il leader. Spara: “O gioco titolare o non gioco”. Si farà da parte dopo le qualificazioni. Sei tu il leader, pibe.

Le qualificazioni per il Mondiale messicano sono un tormento. Ti seguiamo dovunque. E’ come se Napoli giocasse con te. Attorno alla nazionale argentina fioccano le polemiche e si monta una polemica fra te e Passarella. Su tutti i campi sudamericani, l’Argentina è la squadra a battere a ogni costo. Una questione d’orgoglio. Un clima infuocato.

Sbarchi a San Cristobal, in Venezuela, e all’aeroporto un pazzo ti sputa addosso. In campo, un venezuelano ti colpisce al ginocchio destro, quello che ti fa soffrire. Sei nelle mani del dottore Eduardo Madera. Borsa di ghiaccio e via. L’Argentina batte il Venezuela 3-2. A Bogotà, 3-1 alla Colombia.

Ma i tifosi non sono contenti. Fischiano al “Monumental” di Buenos Aires quando battete il Venezuela (3-0). Fate fuori la Colombia (1-0) anche al “ritorno”. Sono decisive le partite col Perù. A Lima, ti prende in consegna Reyna e non ti molla un attimo. “Mi avrebbe seguito anche in bagno”. Sconfitta per 0-1. Il “ritorno” a Buenos Aires è una partita alla morte. Classifica: Argentina 8 punti, Perù 7 punti. I peruviani devono vincere per qualificarsi. E ci danno sotto da matti.

Per molto tempo, il ricordo di quella partita è stato un incubo per te, pibe. Beccate due gol in contropiede. Un disastro. I fischi raddoppiano. Ci vuole un miracolo. Lo fa Pasculli accorciando le distanze all’inizio della ripresa. Ti lascio raccontare l’incredibile pareggio a dieci minuti dalla fine. C’è ancora Passarella in nazionale. “A dieci minuti dalla fine pareggiammo. Neanche vidi chi segnò. Corsi ad abbracciare Pedrito Pasculli. C’era stato un tiro di Passarella e, non so come, Gareca l’aveva deviato in rete. Il pareggio ci qualificava”.

Questo fu solo l’inizio di una bellissima avventura. Un giorno avevi detto: “Oggi come oggi, tra il Napoli e la Selecciòn, scelgo la Selecciòn”. Ti avevamo perdonato perché non poteva che essere così e, poi, perché avevi castigato la Juve al “San Paolo” con un calcio di punizione indimenticabile. Al Mondiale messicano avremmo tifato per te.

Continua

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3/8/2004
  
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