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Cronache dal disastro
Rifiuti: a sette giorni dall’insediamento di De Gennaro non si vedono ancora miglioramenti
di Rosario Iannuzzi
C’è qualcuno che gioca al ribasso? Forse no, forse è solo voglia di gettare acqua sul fuoco, di stemperare un clima sempre più incandescente; eppure sembra quasi che ci sia qualche spinta a ridimensionare l’allarme che vivono gli italiani sulla questione rifiuti. Sicuramente in buona fede.

Sembra il caso del Capo dello Stato, che ha ritenuto opportuno stigmatizzare l’attenzione dell’Europa sulla questione che va, a suo dire, oltre “ogni giusta misura”. Napolitano ha voluto senz’altro contribuire a distendere gli animi e rassicurare tutti. Tuttavia, lo diciamo col massimo rispetto che è dovuto al Presidente, non è che con l’invito a non drammatizzare il dramma scompaia.

Perché si tratta di un vero dramma. Pensiamo perciò che la tensione non debba calare mai e che tutta la vicenda debba avere la massima attenzione mediatica, sociale ed istituzionale possibili. Perché l’unica possibilità che ha la Campania di ricucire una credibilità oggi a brandelli, è che la questione sia affrontata con la massima trasparenza: occorre togliere la spazzatura dalle strade e dalle campagne e dire dove la si mette. Intanto, i giorni passano e sembra che nulla stia cambiando.

La crisi è ben lontana dalla soluzione. La Campania resta sommersa di rifiuti. Alcune città hanno passato limiti che pensavano aver già raggiunto non una ma due, tre volte. Negli occhi di chi vive questa tragedia, scene che sembrano tratte da un film del filone catastrofistico di fantascienza. I sindaci non sanno a chi rivolgersi perché spesso nessuno gli risponde. I commercianti sono disperati, gli imprenditori, ammutoliti e sopraffatti dallo scoraggiamento, dicono: è peggio dell’Undici settembre. Gli alberghi sono vuoti, i loro gestori sanno già che a Pasqua non avranno clienti da ricevere. Alcuno sperano di poter lavorare almeno a partire dalla prossima estate, altri sanno che non ci arriveranno. Gli agricoltori non riescono a vendere i loro prodotti ai mercati generali: nessuno vuole frutta, verdura e ortaggi provenienti dalla Campania. I produttori di vino, capaci di colmare un gap storico nei confronti delle zone più avanzate d’Italia in poco più di un decennio, tremano per le conseguenze che tutto ciò avrà per loro.

A Napoli, Pianura non si rassegna e il sindaco Iervolino resta riottosa sulla discarica in città. Ora la gente ha davvero paura. Ci sono posti dove, pare, i sacchetti non vengono raccolti da cinque, sei mesi. Si calcola che le tonnellate di immondizia per strada siano diverse migliaia. E poi ci sono sempre le finte eco-balle lavorate dagli impianti Cdr e stoccate in più siti della regione. Quanto sarà quel Cdr -fasullo? Le cifre ufficiali parlano di sei milioni di tonnellate. Le stime per il loro smaltimento, quando finalmente il ciclo sarà a regime, si spingono fino a un quindicennio e oltre.

I giorni passano e sembra che nulla stia cambiando. Ma non è vero. La situazione peggiora. Almeno, questa è la sensazione. La protesta contro questa tragedia ha varcato i confini regionali. Giungono, dalla Sardegna, immagini di rivolta popolare sempre più aspra. Scontri, proteste, rabbia incontrollata. Notizie di arresti e attentati sventati. I cagliaritani o, almeno, una fetta di essi particolarmente agguerrita, non vuole cedere il passo agli autocompattatori. E si fanno arrestare per impedirlo. Progettano di colpire il presidente della giunta sarda per impedirlo. I siciliani sono altrettanto agguerriti. Dopo i sardi, sono stati i secondi ad essere destinatari di quote di immondizia per cercare di liberare la Campania ormai sull’orlo del baratro. E come i sardi, seppure più pacificamente (almeno per ora) non ci stanno. Dal resto d’Italia, poi, i “no” sopravanzano di gran lunga i “sì”. E c’è pure chi sta ancora aspettando i soldi che la Campania avrebbe dovuto pagare per i conferimenti di rifiuti delle crisi passate.

Ma la situazione è troppo drammatica per abbandonarsi allo sconforto. Occorre fare qualcosa. Trovare una soluzione. Ripulire le strade. Subito, adesso. L’Italia, com’era prevedibile, non vuole aiutare la Campania. L’Italia, come in tanti abbiamo provato ad avvertire da tempo, non ci sta a essere travolta da un’emergenza che rischia di gettare il Paese nel caos. Troppo tardi. Il caos è ovunque.

E poi, si può davvero parlare di Campania? Esiste ancora? Di fatto, una prima “picconata” all’unità (quantomeno operativa) della regione, è stata inferta dal Governo che ha dotato il sindaco di Salerno dell’autonomia necessaria per gestire la questione rifiuti in quella provincia. Una vera e propria affrancatura dal Commissariato straordinario all’emergenza. Potrebbe essere l’inizio del divorzio da Napoli? Anche il Sannio è insorto contro Palazzo Santa Lucia e il Commissariato, mostrando tutta la sua insofferenza per una situazione di cui teme essere capro espiatorio. Diamo vita al “Molisannio” hanno gridato assieme ai vicini confinanti molisani, accorsi per dare man forte alla protesta.

Illusorio pensare che la crisi passerà senza conseguenze. La spazzatura angoscia sei milioni di campani, indispettisce 60 milioni di italiani, allibisce 6 miliardi di terrestri. Una sozzura senza precedenti, uno schifo, una vergogna. Attenzione a come ci si muoverà nelle prossime ore perché il tempo è davvero scaduto.
15/1/2008
  
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