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Cronaca
Il passato moralista del governatore bluff
di Giancarlo Lehner (da: Roma del 18/03/2008 )
Parlando dei responsabili del disastro napoletano e campano, cioè dei comunisti sotto qualsivoglia foggia si siano via via riciclati, verrebbe voglia di salire in cattedra e sentenziare: «Sappiamo bene da dove nasce la paura che si diffonde nei palazzi del potere. La lunga e assoluta impunità di cui ha goduto tutto un ceto politico incomincia ad essere intaccata».

Caro lettore, rileggi attentamente il succitato testo fra virgolette, perché non è mio. Che gli doveva capitare di più all’uomo che passerà non alla storia di Afragola, bensì agli annali della della munnezza morale e materiale, nonché dello sfregio alla Patria tutta? Ebbene, gli è caduto addosso anche un candidato Pdl come il sottoscritto, che per professione ricerca, studia, storicizza e non si scorda niente. Così, modestamente, esercitando la dote della memoria, m’è venuto alla mente una tronfia campana a morto per la classe dirigente napoletana suonata da un saccente Bassolino. Si tratta di un fondo apparso sull’Unità del 1°dicembre 1992, firmato dall’allora gufo afragolese, testo giustizialista, che, oggi, tremenda nemesi, potrebbe essere riproposto pari pari contro lo stesso Bassolino.

Ecco l’esordio: «Sono proprio nervosi gli uomini del potere napoletano. Avvertono che 12 anni dopo il terremoto la terra torna a tremare, sotto i loro piedi questa volta. L’annuncio del sisma come sempre avviene è accompagnato da qualche fenomeno premonitore. Allora, nel 1980, da un caldo insopportabile e da un’indimenticabile e terribile luna rossa che minacciosa incombeva, fin quasi a sfiorarli, sui tetti di Napoli. Adesso, da un vento che è al tempo stesso torbido e nuovo».

I lettori avranno notato le fosche tinte che annunciano profeticamente la fine del mondo democristiano, socialista, liberale, etc. etc. Ed ecco l’affondo moraleggiante citato sopra, che, oggi, si ricaccia, come vuole il giusto contrappasso, nella gola di chi predicava bene, preparandosi a razzolare male, malissimo: «Sappiamo bene da dove nasce la paura che si diffonde nei palazzi del potere. La lunga e assoluta impunità di cui ha goduto tutto un ceto politico incomincia ad essere intaccata. Dalla corruzione elettorale si può passare alle ruberie della ricostruzione, al rapporto tra politica ed affari e politica e camorra. Sappiamo anche che i pericoli per la democrazia non vengono da doverose inchieste dei giudici ma dal malgoverno e dal degrado e dallo sbando in cui la città è lasciata».

Allora, i giudici andarono avanti e, talora, oltre a perseguire, parvero perseguitare, facendo tabula rasa dei partiti democratici. Gettando il bambino insieme all’acqua sporca, fu così lasciato campo libero al “moralista” Bassolino, che, sempre per via giudiziaria, si ritrovò affrancato anche dal rischio di concorrenti pidiessini certo più qualificati e seri di lui. Era un mediocre pontificatore, eppure ebbe un potere enorme, una satrapìa che continua ad esercitare nel peggiore dei modi possibili, riducendo Napoli e Campania a incubo d’Europa.

18/3/2008
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