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Cronaca
Ingenuo chiedere le sue dimissioni
oramai sono in troppi a volerlo lì dov'è
di Nicola Pagliara (da: Corriere del Mezzogiorno del 11-01-2008)
Caro direttore, oggi che De Gennaro è stato chiamato a mettere ordine, cercando il bandolo di questa intrigata matassa, posso con maggiore tranquillità e speranza, proporre qualche riflessione su almeno uno dei temi che in questi giorni sono stati sollevati da più parti. In particolare sulla richiesta di dimissioni avanzate nei confronti del governatore mi sono chiesto se i proponenti si siano posto realmente il problema e valutate le conseguenze che l'eventuale decisione porterebbe con sé, e se realisticamente fosse possibile, quali sarebbero le conseguenze che ne potrebbero derivare.

Per dire chiaro il mio pensiero la sensazione che ne ricevo è che la richiesta sia ingenua (anche se in buona fede) e mal posta, perché denota la mancanza di una visione obiettiva ed una valutazione più ampia del problema.

Storicamente il potere è stato gestito solo in due modi: accentrando tutti i pregi e tutti i valori in una sola persona (l'esempio classico più elevato è quello di Luigi XIV); al contrario allargando in modo problematico il rapporto con i cittadini (Pericle), con tutti i rischi che questo metodo molto vicino al mondo classico greco, porta con sé. In questo secondo caso, l'ostracismo del tiranno, non porta vistose conseguenze perché in realtà non interrompe un filone virtuoso e la democrazia tiene sui propri valori. Nel primo caso, al contrario, la tenuta del potere è basata esclusivamente sul consenso, cieco ed assoluto, costruito sull'identificazione degli ideali di una società, in un solo uomo.

Il caso specifico e che ci riguarda, rappresenta un esempio perfetto con il quale è stato gestito il rapporto con la società civile. In effetti cosa chiede questa nostra società? Un leader, un capo carismatico che pensasse per noi; decisionista nell'ambito delle sue scelte culturali e, a seconda delle categorie sociali, che provvedesse a mantenere un rapporto di attenzione: lavoro con poca fatica per le classi più popolari; soddisfacenti riconoscimenti per la middle class, fino a premiare in maniera vistosa la categoria che conta e aiuta a governare. Ancora di più, perché a questo popolo del consenso bisogna offrirgli una qualità estetica della vita e del mondo, nella quale anche senza crederci, finga di identificarsi.

Tutto questo bisogna dargliene atto in maniera mirabile è stato messo a punto dal nostro governatore, riuscendo a realizzare in tutte le categorie (artisti; professionisti; politici) un magistrale equilibrio ed una catena di interessi, che non può per sua natura essere interrotta con il rischio di far saltare non un uomo, ma una intera società che non saprebbe, perduto il centro di equilibrio, come e dove trovare una buona ragione di esistere. Ci piaccia o no, il problema perciò non è il governatore legittimato dal largo consenso, ma è la natura stessa del tipo di consenso che non permette soluzioni diverse. Si ha un'idea di quante figure professionali sono state elevate a ruoli che non avrebbero mai immaginato e quanti pseudo artisti sono stati alzati sull'altare della gloria? E come si può pensare seriamente che improvvisamente tutti costoro rinuncino ai loro privilegi solo perché un po' di immondizia soffoca la città?

In effetti il governatore, anche se lo volesse (ed io gli credo) non potrebbe più abbandonare il suo ruolo perché ormai, prigioniero di ciò che ha creato, non gli sarebbe consentito, con il rischio di un crollo di equilibrio che costerebbe ben più caro all'intera società.
Perciò sono sicuro che fatta un po' di pulizia nelle strade e trovato qualche ignaro capro espiatorio, tutto sarà bene che resti al suo posto: presidenti di società fantasma, direttori di comitati, docenti con carriere fulminanti, non consentirebbero mai che venga intaccato il reggente del cuore del sistema che di fatto gli legittima il mantenimento dei propri privilegi.

11/1/2008
  
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