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Cronaca
Dove una volta correvano i tram
di Luciano Scateni
La piazza Amedeo, solo fino a qualche decennio addietro, accoglieva in andamento rotatorio sferraglianti tram che si inerpicavano poi nella direzione che per curve e controcurve approdava con fatica al Vomero e raggiunta la piazza Vanvitelli, le girava intorno per il dietro front.

A percorrere l’erta, in stagioni portbelliche, la visione dei palloni antiaereo che punteggiavano l’area del porto a difesa dei convogli militari, metteva paura, fino a  evocare l’incubo delle troppe, devastanti incursioni aeree. Scomparsi i tram, non senza nostalgia, la piazza Amedeo ha svolto il complicato ruolo di svincolo dei traffici provenienti dalla vie Vittoria Colonna e Via Crispi, intercettate con disagio dal Parco Margherita. Spesso i bordi della piazza sono saturi di auto in attesa di amici, parenti e automobilisti esasperati per la mancanza di parcheggi alternativi, sfaccendati di lusso.

Un gran Casino. Nel recente disegno istituzionale di innovazione dell’arredo  urbano, specialmente attento ai luoghi “ben frequentati”, si iscrive la decisione di metter mano alla  piazza che al centro era caratterizzata da un’aiuola rettangolare, utilizzata da automobilisti estranei alle regole del codice stradale come parking lungo l’intero perimetro. L’intervento di chirurgia estetica è durato una vita, quanto nella Cina dei miracoli sarebbe stato sufficiente a tirar su una decina di graspacièl, come gli alacri spagnoli chiamano i grattacieli. Il disagio ha esasperato all’infinito residenti e commercianti. Infine la “fabbrica di San Pietro” ha concluso i lavori e ha svelato l’assurdo: la piazza, a giudicare dai risultati, poteva serenamente sopravvivere a se stessa e rinunciare alla fantasiosa idea di trasformare l’aiuola originariamente ovale in spazio analogo ma di forma rotonda, sopraelevata esternamente di pochi centri dal livello stradale.

Il più sprovveduto degli osservatori intuisce il pericolo. Il dislivello tra aiuola e suolo è tanto piccolo da far tremare i polsi di chi già teme di suo per l’incolumità dei figli che sfrecciano ovunque in motorino e rischiano di saltare in aria urtando il marciapiedi inesistente, specialmente a sera, quando la pavimentazione stradale e dell’aiola non si distinguono tra loro. E’ messa solenne, infine, per l’albero che si erge al centro dell’isoletta, strangolato alla base dalla pietra e destinato a soffrire in silenzio. Analogo errore di grammatica della sicurezza stradale fu commesso, e rimane, nello spazio antistante la stazione inferiore della funicolare di Chiaia, che si allarga inaspettatamente nella sede stradale, a rischio e pericolo di automobilisti e centauri. Che dire: l’aria delle zona non sembra amica della progettazione ragionata, a cui, neanche a dirlo nessuno pensa di porre rimedio.

28/12/2007
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