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Cultura
La mia anima flegrea
di Luigi Alviggi
Ciro De Novellis, napoletano, un valente poeta vernacolare che trae ispirazione dalle piccole cose quotidiane, proposte ai nostri occhi imbellite dallafflato lirico di una vena che, se da un lato affonda le radici nella tradizione lirica ottocentesca, dallaltro si inverdisce in accadimenti contemporanei, interessanti sia per fonte dispirazione che per resa in accattivanti versi.

LA MIA ANIMA FLEGREA - Edizioni del Delfino, pagg. 93, 12,00 - oltre a voler suggellare una particolare dipendenza che lega lautore con un folto stuolo di amici di quella terra, spazia nel mondo fantastico del soggetto e si libra a mezzaria tra realt onirica e concreta, facendo s che ci vengano partecipati i sogni dellartista ma anche i mille affanni di una quotidianit toccante nella sua assoluta universalit.

La poetica del De Novellis si alimenta di piccole cose, cui sa consegnare il tocco lievitante che le porta a pervadere lintero nostro universo sensitivo, e noi ci scopriamo parte di queste cose minute che divengono elementi del nostro essere e del nostro percepire: il gozzo capovolto sulla rena di una spiaggia che si tirata fuori dal tempo e rimane l, scolpita per sempre nella memoria dalla dolce aura del ricordo che indora tutte le immagini del tempo passato; il tribolato pedone che muove lincerto passo sotto la pioggia scrosciante, con lombrello che fa le bizze per le folate di vento impertinente, e lincivilt dei troppi automobilisti che attentano, se non alla vita, sicuramente al nitore dei suoi abiti, costringendolo allo slalom tra le tante vetture sostate nei modi pi impossibili; la malinconia di una stradina mai rallegrata dai raggi del sole, motivo per cui anche i passanti, nei loro andirivieni, finiscono con levitarla tutto reca il suo contributo - modesto per singola voce ma imponente nel complesso - e dalle singole gocce prende consistenza il rivolo impetuoso che riesce a trascinarci lungo le sue volute.

Di sicuro Napule e la Napoletanit sono al centro dellanimo del poeta, a loro egli torna per mille vie, ed il fulcro dellintera poetica racchiuso in questa origine, amata, vissuta e sofferta:

Nu juorno dice ca ce sta a munnezza
nu juorno ch a chi bella de citt
se parla da miseria e da ricchezza
dipende comme vene l ppe l.




Ma a chiave e chesta Napule
fatta cu lammore
e lhe a chiamm, lhe a sentere
lhe a ten dinto core.


I natali e lattenzione al mondo circostante si fondono, e non potrebbe essere diversamente, nellanimo ricettivo del poeta, il cui occhio attento scruta oltre lapparenza nel tentativo di fissare nel verso la sostanza di quanto ci circonda. Noi lo seguiamo, ipnotizzati, come un sottile incantatore che ci precede e guida nel difficile percorso intentato. La realt e limmaginazione si sovrappongono, si confondono, ed il flash che, nellattimo, le illumina di vivida luce conduce anche noi nellindistinto, a met tra il camminare ed il volare: quanto, quanto affascinante sognare ad occhi aperti! Almeno per qualche istante

Suonno
qua suonne chi belle
putesse maje nzuonne sunn
s tu chella fata ca nzuonne
me vene ffat.




E silenzio na nenia e clarino
pecch spanne mutive e prugresso
pe sta via ca na folla ncammino
nun cammina, si pure va e pressa.




Nuje simmo commarille a primavera
ma a verit nisciuno saddimanna
laggio cercata pe na vita intera
en aggio maje tenuto sidicianne.




He maje visto o rilorgio da vita?
Me saje d, ma che d, comm fatto?
Si te guarde ogne tante into specchio
Forse forse o putisse truv.


In Viatico arriva a racchiudersi lintera pseudofilosofia della vita doggi, il dio-televisione impera e detta le sue leggi, non scritte eppure ineludibili, e noi siamo impediti a discernere il veleno inoculato attraverso miriadi di spot e subliminali persuasioni che, impunemente ed impudentemente, appaiono garantirci, anzi rinforzare, la nostra indipendenza psichica: A do cammina tutta chesta gente ca nun ha maje saputo a verit. Unaltra strofa - da Ammore e dulore giunge tristemente attuale ad accrescere la nostra mestizia odierna, risvegliata dai tragici ed assurdi fatti di Beslan:

Millanne e paure
se ponno scurd
nu chianto e criatura
te lh arricurd.


questa, dunque, la poetica del De Novellis, attenta alla realt ed ai suoi accadimenti ma pronta a librarsi verso letereo, non dimenticandosi di portarci seco, e noi lo seguiamo molto volentieri nella sua ricca rassegna di luoghi, personaggi e cose della nostra terra, s ma anche di tutte le altre terre di questo mondo.

Taggio vista accuss terra mia bella,
iene affunnate int ferite toje,
cu luocchie lustre e sango e a bava mmocca,
mentre e guardave seria e indifferente senza cerc n grazia e n piet.



Viato a chi dorme
chi dorme e nun penza
chi dice ca sape
e nun sape a do nato
nun sape ca forze
nu suonno sunnato.




e ascolto il Vesuvio
che palpita
sogna
disegna gi un primo orizzonte
quel cerchio.


Io sogno soltanto confini
nientaltro che questo
confini.

La nostra vita non conosce altro che confini, i tanti confini delle nostre limitate possibilit, del nostro essere fisico, nellabbraccio del suo misero e limitato arco di tempo, della nostra societ, che oggi pi che mai conosce lodio di abissali conflitti, di una condizione umana che non pu sganciarsi dallo stretto orizzonte di vita. Di una sola cosa siamo padroni con certezza: il non poter oltrepassare i nostri limiti, ben definiti.

Felicit. Si a cirche nun a truove
si lhe truvata nun te ne s accorto
sta l a purtata e mano appesa chiuove
quanno tu a vu pigli se nzerra a porta.

Dispiace che la presente edizione non ci risparmi, qua e l, numerose sviste ortografiche.
7/9/2004
  
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