Cofferati: colpiti i deboli e ceti medi, altro che ricchi
Non farò lo sceriffo di Nottingham per il governo
di Aldo Cazzullo
(da: Corriere della Sera del 5 ottobre 2006)
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«Non va bene. È una finanziaria che può produrre effetti politici pesantemente negativi. Capisco tutto: l'eredità molto brutta lasciata dal governo precedente, l'obbligo di rispettare i vincoli europei, l'inevitabilità dei sacrifici. Ma così proprio non va».
Sergio Cofferati, perché non va?
«Le due cose da coniugare erano e rimangono
rigore ed equità. In parte per il merito, in parte per le modalità comunicative scelte, si è favorita invece una discussione surreale, e particolarmente negativa per il centro sinistra, intorno al tema della ricchezza. E io francamente non ho capito di cosa si sta parlando».
Quali modalità comunicative?
«Si è presentata la finanziaria come il provvedimento che dovrà iiltrodurre i rimedi alle distorsioni del governo Berlusconi, e li si è tradotti rozzamente in una serie di immagini: prima i ricchi da fare piangere, poi il ministro che dice di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri...».
Perché, non è così?«Guardiamo alla madre di tutto questo dibattito, la modifica delle aliquote Irpefintrodotte dal centrodestra. Il mutamento delle aliquote inasprisce il prelievo fiscale anche per alcune fasce medio-basse. Le detrazioni previste rimediano a questo effetto, ma in maniera diseguale tra i diversi redditi. Poi, da 40 mila fino a 100 mila euro, tutti pagano di più rispetto a prima. E non credo che questi possano essere considerati i ricchi»,
Padoa-Schioppa non è d'accordo.
«Quando ho sentito il ministro Padoa-Schioppa alla Camera parlare dei "ricchi" sono rimasto davvero basito. In realtà parlava di una platea formata sostanzialmente dal lavoro dipendente e dal ceto medio produttivo che storicamente pagano le tasse. A quelli che tecnicamente si possono considerare davvero ricchi, .la modifica delle aliquote non chiede nulla. Accreditare l'idea che 75 mila euro sia la soglia della ricchezza significa accomunare i benestanti a chi percepisce dieci volte tanto. Un errore clamoroso. Se il governo intendeva redistribuiÌ'e il reddito in modo tale da compensare le distorsioni precedenti, siamo ben lontani dall'obiettivo»,
Però chi è sotto i 40 mila euro pagherà meno. «A guardar bene, si determina un aggravio della pressione fiscale in ragione del cambio degli scaglioni anche a fasce di reddito medio-basso. C'è un'azione diseguale, disomogenea: ci sono redditi più alti compensati in misura maggiore di redditi più bassi. E la disomogeneità è nemica dell'equità. Sopra i 40 mila euro, poi, la pressione fiscale aumenta per tutti. Per la non autosufficienza, che è la vera forma di nuova povertà, sono stati stanziati appena 50 milioni. In sintesi: l'obiettivo di modificare la distribuzione del reddito a vantaggio di percettori deboli si realizza solo in parte, con alcune distorsioni, senza un'azione efficace per gli ultimi, e con un'azione pesante sul ceto medio produttivo. I veri ricchi sono esattamente nella condizione di prima».
E i sindaci?
«Che cosa succede alla platea che si dice difesa da questo provvedimento? Dopo che Padoa-Schioppa si è presentato come Robin Hood, arrivano gli sceriffi di Nottingham. Lui difende i poveri, e noi sindaci dovremmo vessarli. Mi spiace: non ci sto. Agli enti locali tolgono 4 rniliardi e impongono la scelta tra la riduzione di servizi importanti e l'aumento di imposizione fiscale: addizionale, tassa di scopo, tassa di soggiorno, Ici. Nell'una come nell'altra ipotesi, l'azione cui vengono costretti gli amministratori locali inevitabilmente agisce sulla platea che si è detto di voler proteggere. Se io taglio servizi, non incido sulle condizioni degli abbienti e dei ricchi; incido sulle condizioni dei più deboli».
Non tutte le parti sociali si sono espresse in modo negativo. Questa è considerata un po' la finanziaria dei sindacati. Il leader della Cgil Epifani l'ha definita «l'unica possibile».
«Non credo proprio sia l'unica finanziaria possibile. Così com'è incardinata, non va bene. E poi considero un errore culturale dimenticare che i lavoratori sono anche cittadini, e non valutare gli effetti sulle persone ma solo sulle loro condizioni di lavoratori. Se l'lrpef li difende, e l'aumento delle tasse locali li colpisce, la somma algebrica è negativa. La finanziaria non la puoi guardare solo in ragione di ciò che viene fatto a livello nazionale, ma anche di quello che la finanziaria fainevitabilinente decidere a livello locale. Quando sovrapponi i due fogli di carta trasparente, il profilo del primo viene cambiato dal profilo del secondo».
Epifani, e in genere i difensori della finanziaria, indicano due punti: la riduzione del cuneo fiscale anche a vantaggio dei lavoratori, e la spinta alla: ripresa.
«Ma i benefici della riduzione del cuneo sono assorbiti dalla riforma Irpef, la stessa che penalizza i ceti medi produttivi. Quanto alla ripresa, i nuovi Robin Hood non soltanto costringono noi sceriffi di Nottingham a scegliere tra meno servizi e più tasse; introducono pure forti limiti all'indebitamento per investimenti. Ora, buona parte dello sviluppo è data dagli investimenti degli ene ti locali. Per un Comune come Bologna la soglia normale di indebitamento è di 40 mi!ioni all'anno; ora si riduce a 8. Ne consegue che gli investimenti produttivi saranno ridotti, e il nostro necessario impulso alla ripresa può venire meno».
Il sindacato ha ottenuto che la previdenza non facesse parte della manovra e si evitasse di chiudere anche una sola «finestra».«Un'altra contraddizione. Per ragioni a me incomprensibili, per non spostare in avanti di qualche settimana l'uscita dallavoro di qualche decina di migliaia di persone si sono aumentati i contributi previdenziali a milioni di lavoratori dipendenti, oltre agli incrementi per autonomi e parasubordinati».
Proprio lei invoca una nuova riforma delle pensioni?
«Io non credo ci sia bisogno di una nuova riforma, ma di applicare integralmente quella fatta ai tempi del governo Dini. Restano tre condizioni importanti da realizzare, già previste: la riinodulazione delle anzianità, la revisione dei coefticienti di calcolo e la creazione di un largo sistema di previdenza integrativa. Per questa terza condizione sono decisivi il Tfr e il suo utilizzo. E’ possibile stimolare la creazione di una rete di fondi di previdenza integrativa se le tre azioni vengono fatte insieme. Se anticipi il provvedimento sul Tfr, scindendolo dagli altri due, presti il fianco a una critica feroce sulla strumentalità dell'azione».
Quindi la Confindustria non ha tutti i torti?
«Molti industriali sono contrari al nuovo sistema previdenziale, altri no: Con questa finanziaria si perde l'occasione per completare la riforma e si fornisce un argomento ai più conservatori».
Qualche sacrificio lo faranno pure i ministri, con il taglio delle indennità.
«Qui c'è un'altra cosa sorprendente. Il governo sostiene la necessità, condivisibile, di una spinta verso le liberalizzazioni. Ma la contraddice con le nuove norme che vincolano il compenso dei presidenti delle aziende municipali al di sotto dei valori, già molto bassi, dell'indennità del sindaco. Se ho bisogno di un presidente per l'azienda dei trasporti, posso proporgli al massimo uno stipendio pari al 70% del mio. Ma come trovo sul mercato un manager in grado di amministrare un'azienda importante a queste condizioni retributive? È un'idea in contrasto con le liberalizzazioni. Non capisco perché il centrosinistra debba rinunciare al profilo riformista del suo programma. È indispensabile recuperare in fretta rigore e riforme».