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Cultura
Marco Polo e il suo viaggio
Rivivono attraverso Michael Yamashita e una grande mostra fotografica itinerante che s’inaugura domani 17 a Villa Pignatelli, le meraviglie del Milione
di Alessandra Giordano
Se ci fosse stato qualche dubbio sulla veridicità di quanto raccontato alla fine del 1200 da quel viaggiatore coraggioso che fu Marco Polo, a distanza di tanti secoli, è di certo dissipato! Ci ha pensato un fotoreporter giapponese, Michael Yamashita, che in tre lunghi anni ha ripercorso minuziosamente lo stesso identico viaggio compiuto – in 24 anni di cui17 solo in Cina - dal veneziano.

E, sorpresa! Ha ritrovato gli stessi luoghi descritti allora, e una continuità davvero incredibile di usi e costumi. Il giornalista del National Geographic ha in pratica vissuto le stesse emozioni e fotografato i luoghi percorsi da Marco Polo, così come li aveva visti lui! “Il museo Pignatelli non è nuovo a questo genere di mostre fotografiche – ci spiega Denise Pagano, entusiasta direttrice, eccezionalmente dedicata solo a noi di Napoli.com – e questo percorso che s’inaugura domattina alle 11 e nasce dalla collaborazione dell’Università L’Orientale e il Comitato per le celebrazione del 750° anniversario della nascita di Marco Polo, ha essenzialmente un valore didattico: il fascino che il Milione ha da sempre esercitato sulla fantasia dei ragazzi è di certo una buona spinta per ampliare la documentazione storica di queste terre così lontane da noi”.

Ed è davvero emozionante passare da un pannello all’altro tra paesaggi inusitati e occhi orientali, testimonianza di tolleranza, conoscenza e accettazione: dalla partenza da Venezia fino al carcere di Genova dove Marco Polo dettò il suo Milione, anche Yamashita percorre prima la via della seta, all’interno dell’Asia e, al ritorno, la via delle spezie, lungo la costa. Dalle foto poi si apprendono usanze a noi sconosciute: c’è un paese nel Pamir dove ci si veste solo di rosso; oppure posti in Cina dove le donne ancora fasciano i piedi ben stretti per non farli crescere; oppure gli uomini “firmano” i loro accordi avvicinando la fronte… L’Iraq con le sue moschee e le sue cupole nel tramonto, che nascondono a malapena le miserie della guerra; i Curdi definiti nel Milione “gente che non abbandona mai le armi” e che ancora oggi vive con il mitra in spalla; l’Iran dove il nostro giornalista ritrova le “acque buone per curare molte infermità” e le città come Tabriz e Yazd che colpirono molto il veneziano per le pietre preziose e gli splendidi tessuti, tuttora caratteristici di queste zone.

I pannelli raccontano ancora delle difficoltà per entrare in Afghanistan a causa del no deciso dei Talebani; ma grazie alla generosa offerta di Massoud, Yamashita può fotografare gli stessi paesaggi di Marco Polo sullo sfondo dei… carri armati; le belle foto (ma la direttrice Pagano le avrebbe volute più grandi) rimandano immagini di praterie immense, pascoli lungo sponde di fiumi, cavalli liberi di galoppare, campi di frumento a perdita d’occhio. Nella Mongolia Interna, ecco il Grande Budda sdraiato, lungo un centinaio di metri, proprio come accadeva nel diario scritto 700 anni fa da Marco Polo.

Arrivato nel Tibet, il Governo cinese ha rifiutato il visto a Yamashita che si dirige così nel monastero - con i suoi 2000 monaci - esistente anche all’epoca e dove la religione coinvolge gran parte della vita quotidiana. Come racconta Marco: “I ferventi tibetani si prostrano completamente con il viso nella polvere, gambe e braccia distese, quindi si mettono in ginocchio, poi si alzano in piedi, si inchinano profondamente e infine tornano a prostrarsi: procedono in tal modo per decine e decine di chilometri…”.

La mostra si chiude sull’immagine del carcere di Genova, Palazzo San Giorgio dove il “viaggiatore del mondo” fu tenuto prigioniero, e, infine, la copia in latino del Milione appartenuta a Cristoforo Colombo. Il navigatore infatti la portò con sé nella traversata dell’Atlantico nel 1492.
16/12/2005
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