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Recensioni
Due libri su donne e talebani
di Giovanna DArbitrio
Sui problemi della condizione femminile sono stati scritti numerosi libri che aumentano di giorno in giorno per lincremento di violenze contro le donne sia in occidente che in oriente, dove purtroppo i diritti umani e civili delle donne sono totalmente ignorati.

E ultimamente siamo rimasti colpiti da due libri in particolare che descrivono le sofferenze delle donne afghane per il ritorno dei talebani, sofferenze di cui poco si parla ormai nei Tg e sui giornali:
Mille volte gioia, di Siba Shakib (Ed Pienogiorno)Le bambine non esistono, di Ukmina Manoori e Stphanie Lebrun(Ed. Pienogiorno).

Il primo colpisce per unimmagine con il volto nascosto da petali colorati, unimmagine ampiamente diffusa sui social per un appello lanciato daSiba Shakibche nel suo libro descrive le sofferenze delle donne afghane dopo la fuga dellOccidente e della comunit internazionale dal loro Paese ripiombato nelle mani dei talebani.


E il libro viene cos presentato: Shadi sa molte cose, troppe per una bambina di tre anni. Sa che nella sua citt, Kabul, adesso comandano uomini crudeli, talebani si chiamano. Sa che suo padre in pericolo perch li aveva combattuti. Sa che per lei e per le donne dell'Afghanistan la libert acqua passata, come le spiega amaramente la mamma il giorno in cui viene al mondo Jahan, sua sorella.



Un anno dopo, nascosta, assiste all'irruzione di quegli uomini nella loro casa. Pochi istanti e un cofanetto e la sua amata Jahan sono le uniche cose che le restano.



Insieme alla raccomandazione di sua madre: Promettimi che conserverai sempre la gioia che hai nel cuore. Si chiama cos, Shadi: Gioia, quello il significato del suo nome in lingua dari.



Negli anni che verranno cercher in ogni modo di rispettare quella promessa, a dispetto delle terribili sferzate del destino, della crudelt degli uomini e di un Paese che sembra temere la luce delle donne pi di ogni cosa e fa di tutto per oscurarla.


La vita di Shadi si intreccia per tre decenni a quella di altre donne e alle drammatiche vicende di un Afghanistan eternamente in guerra: l'oscurantismo fanatico dei talebani, gli sprazzi di libert degli anni della Repubblica, le laceranti contraddizioni dell'Occidente, il ritorno al potere degli uomini barbuti e del loro regime di terrore.



E una grandiosa storia di resilienza, di lotta, di speranze, di fame di libert e giustizia che non si estingue mai, di una, due, migliaia di Shadi che sanno intrecciare tra loro legami profondi e indissolubili.


Come ha raccontato la stessa autrice per le donne non esistono diritti umani e civili: possono essere percosse, frustate, molestate, violentate, uccise ovunque, anche nelle loro case; per loro c蠠divieto di studiare, divieto di uscire di casa, se non accompagnate da un parente stretto (mahram), divieto diapparire sui balconi delle loro case, di incontrarsi tra loro, di ridere e quantaltro.


Sono questi i frutti velenosi del nuovo Emirato Islamico, il regime dei talebani 2.0 al quale le donne afghane sono state colpevolmente abbandonate -ha affermato Siba-Sono pi numerosi e pi forti dei talebani di ventanni prima, hanno tecnologia avanzata, armi, equipaggiamenti, persino uniformi, e daltro lato non hanno imparato nulla: barbari senza cultura, se non quella della prevaricazione e della sopraffazione, della violenza e del terrore, dello stupro delle anime e dei corpi.



Barbari che a me, iraniana, rammentano altri barbari: i mullah di Teheran; comuni radici, comune incultura, comuni caratteristiche criminali, e comune logica di repressione del femminile, di quella forza naturale che si contrappone allottusit della loro violenza e per questo fa loro paura.


Ho scritto il mio nuovo romanzo, "Mille volte Gioia, proprio per questo: perch sento la responsabilit di dare voce a tutte le ragazze e le donne di Kabul e dellAfghanistan.



Le vicende della protagonista del libro, Shadi, un nome che in lingua dari significa appunto Gioia, accompagnano lesistenza di una bambina che diventa donna nei tre decenni che conducono dalla prima alla seconda dominazione talebana e restituiscono le storie che ho sentito e visto con i miei occhi durante tutto il tempo che ho trascorso in quel Paese. (...)


Ho scelto per la copertina del mio libro limmagine di un fiore che si sostituisce al burqa sul volto di una donna, perch quellimmagine sa incarnare la forza resiliente della loro speranza.



Se il 7 maggio dello scorso anno un barbaro editto del regime talebano ha reintrodotto per tutte le donne lobbligo assoluto di indossare il burqa in pubblico, riportando indietro di ventanni le lancette della storia, nel maggio di questanno quellimmagine pu servire a ricordare a tutti i loro sforzi, i loro diritti fondamentali negati, la loro lotta che non deve, non pu conoscere resa, perch la loro sconfitta sarebbe anche la nostra, in qualunque luogo viviamo.


per me unimmagine di sorellanza. Se volete, donne e uomini, diffondetela sui vostri social media, oppure, ancor meglio, postate una vostra fotografia con un fiore davanti al volto, e scrivete: Per le mie sorelle afghane.


Combattiamo il silenzio della brutale ignoranza che le ha imprigionate in un gigantesco carcere a cielo aperto con il rumore dellindignazione, della solidariet, della mobilitazione.


Non lasciamole sole. Raccogliamo il grido di quei fiori colorati e moltiplichiamolo. Perch come dice un proverbio: una gioia condivisa una gioia raddoppiata, un dolore condiviso un dolore dimezzato.


https://espresso.repubblica.it/attualita/2023/05/03

Scrittrice, regista, documentarista,Siba Shakib nata e cresciuta a Teheran, in Iran, e ha vissuto a lungo in Afghanistan. Attivista per i diritti delle donne, il suo film A Flower for the Women in Kabul - 50 years UNlegato alla campagna Un fiore per le donne di Kabul lanciata daEmma Boninonel 1998, ha vinto il German Human Rights Film Prize.


Le sue opere sono bestseller tradotti in 27 lingue e pubblicati in pi di 100 Paesi. Per Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere(Piemme) Shakib ha vinto il prestigioso PEN Prize.


Nel secondo libro citatoLe bambine non esistono, di Ukmina Manoori e Stphanie Lebrun(Ed. Pienogiorno)viene raccontata la storia vera di una delle autrici, Ukmina, nata in Afghanistanai tempi dei Talebani e cresciuta come unabacha posh, cio bambina vestita da maschio.


Il libro stato scritto in collaborazione con Stphanie Lebrun, giornalista, documentarista e cofondatrice delle agenzie di stampa Babel Press e Babel Doc, insignita dei pi prestigiosi riconoscimenti, tra cui un Emmy Award.


Il libro viene cos descritto:


Nonostante sia cresciuta sui monti afgani al confine con il Pakistan, in una zona ancora legata a tradizioni secolari,Ukmina sin da piccola va in bicicletta, gioca a pallone, sisposta da sola per le commissioni, parla da pari con gli uomini del suo villaggio.
Il motivo per cui pu farlo perch Ukmina non esiste. un fantasma. Undicesima dopo sette femmine e tre maschi morti in fasce, quando ha superato il mese di vita, suo padre ha capito che ce lavrebbe fatta e ha sentenziato: Tu sarai un maschio, figlia mia.


unusanza diffusa in Afghanistan, tollerata anche dai mullah: una famiglia senza figli maschi, pu crescere una bambina come fosse un bambino.








Per salvare lonore, e per scongiurare la malasorte sui figli futuri. Malasorte che consiste nellavere figlie femmine. Vengono chiamate bacha posh, bambine vestite da maschio, e sono tantissime.





In virt di un semplice cambio di abiti, Ukmina ha avuto tutta la libert riservata agli uomini. E ha compreso fino in fondo quale prigionia sia nascere donna nel suo Paese.





Cos, al raggiungimento della pubert, quando lusanza impone alle bacha posh di mettere il velo, sposarsi e fare figli, Ukmina si ribella.


Come potrebbe, di punto in bianco, seppellirsi tra quattro mura e ricevere ordini da un marito?


Sa di dover pagare con pezzi della propria anima ogni giorno di libert, ma sa anche che ne vale la pena.


Sa che solo rimanendo uomo, libero e con diritto di parola, pu aiutare le donne affinch non debbano pi nascondersi per esistere.


Nel raccontare la sua storia, Ukmina evidenzia che a partire dallet di 10 anni, maschi e femmine vivono separati: alle bambine viene proibito di unirminei giochi ai ragazzi, costretti a denunciarle per non essere disonorati.


A tale et le ragazze si velano, rinunciando alla libert: abbandonano i giochi allaperto per richiudersi tra le mura domestiche dove imparano a cucire, si occupano dei pi piccoli e aiutano la madre; a dodici anni indossano il burqa e non escono se non accompagnate da un uomo della famiglia.


Dalle pagine del libro emerge la condizione femminile sotto i Talebani, nonch il ritratto di Ukmina, donna forte, combattiva che si ribella contro un contesto sociale in cui, come ella stessa dice, le ragazze fanno parte del paesaggio e non esiste un nome o unetichetta particolare per indicarle.





Significativa la sua decisione di diventare una donna libera: Ho assaporato la libert degli uomini, ho visto le ragazze della mia et scomparire dalle strade e diventare invisibili. Per me non pi possibile tornare indietro. troppo tardi.


Il libro ha avuto molto successo a livello internazionale ed stato considerato un bestseller dopo pochi mesi dalla pubblicazione. Ukminaoggi si batte per i diritti delle donne ed ha portato la sua lotta fino allONU.


















6/8/2023
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