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Alfabeto olimpico napoletano
di Adriano Cisternino
Alfabeto dei napoletani olimpici. Qualche casella è ancora vuota, molte sono strapiene di nomi.

Campioni, plurimedagliati, plurigettonati, quelli della prima volta, parenti, omonimi…, insomma la storia della rassegna a cinque cerchi è ricca di napoletani che hanno dato il loro contributo spesso scrivendo pagine memorabili per il risultato ottenuto o per le storie personali che li hanno accompagnati.

A poche ore dall'apertura dei Giochi di Rio che sicuramente scriveranno altri capitoli di questa storia, proviamo a rievocare alcuni di questi nomi, scelti un po' a caso, senza alcuna pretesa di valutazione tecnica, ma solo dove ci porta il ricordo, navigando a vista fra aneddoti, curiosità ed epiche imprese del passato più e meno recente, e quindi a nostro insindacabile giudizio.

Ma giusto per entrare un po' nell'atmosfera della manifestazione che sta per iniziare, la prima volta in Sudamerica, attraverso il ricordo di personaggi che in qualche modo un po' ci appartengono.

A come ABBAGNALE
E chi se non loro prima di tutti, i fratelloni di Pompei, Giuseppe e Carmine (e Peppeniello di Capua nel 2-con), ma anche Agostino, che hanno messo il marchio su cinque olimpiadi, se non sei se consideriamo anche Mosca '80 dove c'era Giuseppe (con Dell'Aquila), ma ottenne solo un settimo posto.
Poi, da Los Angeles '84 a Sydney 2000, una serie di trionfi, soli o beneaccomagnati, come Agostino con Davide Tizzano nel doppio ad Atlanta '96.
Ma il 2-con di Peppe e Carmine appartiene ormai alla leggenda dello sport italiano con due ori e un argento, mentre Agostino che è arrivato dopo, vanta tre ori da Seul '88 a Sydney 2000.
E la storia (di famiglia) continua perchè Vincenzo (figlio di Giuseppe, presidente federale) non è a Rio solo per una (pur grave) leggerezza.

B come BOZZA
Tullio Giovanni Bozza è un capolista anche lui perché è il primo napoletano (documentato) in gara (Anversa 1920) e primo oro dello sport napoletano (spada a squadre) nel team capitanato dal leggendario livornese Nedo Nadi che di ori ne portò a casa ben cinque sui sei della pedana, mancando il sesto solo perchè non gareggiò.
Ma torniamo a Bozza, nato a Marigliano nel 1891, che entrò nella storia anche per essere stato legato da un folle amore con la scrittrice Sibilla Aleramo, una delle prime femministe ribelli. Morì (Bozza) di tisi nel 1922 fra le braccia dell'amata che le dedicò un poema.

C come CERASUOLO
Lettera ricchissima di nomi e di medaglie. Potremmo narrarvi di Sandro Cuomo che tornò da Seul '88 con la delusione di ben due medaglie di legno (spada individuale e a squadre),ma si rifece con l'oro a squadre ad Atlanta '96.
Dove invece rimase deluso Fabio Cannavaro, che però si rifece ampiamente a Berlino 2006.
Potremmo raccontarvi di Agostino Cossia, primo pugile napoletano olimpico a Melbourne '56. Su di lui il figlio Antonello, attore di teatro, scrisse una piece dal titolo "A testa alta ".
Abbiamo scelto Imma Cerasuolo, classe 1980, nuotatrice promettente già da piccola, poi rimasta menomata ad un braccio in seguito ad un incidente di motorino. Che non l'ha allontanata dalla piscina e ad Atene 2000 ha vinto la prima medaglia d'oro napoletana delle paralimpiadi nei 100 farfalla e l'argento nei 200 misti.

D come D'ALTRUI
Geppino e Marco D'Altrui, padre e figlio, stesso sport, la pallanuoto, stesso ruolo, difensori, stessa medaglia, l'oro, ma a 32 anni di distanza.
Geppino, difensore superbo del Settebello di Bandy Zolyomy, l'ungherese che inventò la Rari Nantes degli scudetti negli anni '40 e poi guidò l'Italia al trionfo di Roma '60, dodici anni dopo il trionfo di Londra '48 con il trio Arena-Bulgarelli-Buonocore.
Della squadra di Roma '60 facevano parte altri due rarinantini, Amedeo Ambron e Rosario Parmegiani, e Gigi Mannelli della Canottieri.
Geppino fu poi allenatore di successo a Pescara dove crebbe il figlio Marco, nato a Napoli (debutto in serie A a 14 anni), pilastro del Settebello di Ratko Rudic, il mago croato che riportò l'oro della piscina in Italia dopo 32 anni a Barcellona 1992.

E come ERRICHIELLO
Napoli non ha una grande tradizione nella pallavolo. Ed infatti Giovanni Errichiello, classe 1960, cresciuto nella Niccolai, squadra cittadina, ottenne i maggiori successi a Parma, dove si è stabilito, e quindi in nazionale. Azzurro a Los Angeles '84, contribuì al bronzo dell'Italia. Si qualificò anche per Seul '88, ma all'ultimo momento rinunciò alla trasferta per andare a giocare in Francia, al Bordeaux.

F come FERRARIS
La Rari Nantes degli anni d'oro (ahimè ormai lontani) aveva anche una grande tradizione nei tuffi. E Franco (Ciccio) Ferraris, classe 1919, dava spettacolo a via Caracciolo tuffandosi a mare in acrobazia dalla piattaforma in tubi innocenti e tavole di legno.
Più volte campione d'Italia, partecipò alle olimpiadi di Berlino 1936 classificandosi 22.mo dalla piattaforma di 10 metri.
Allo stesso "capitolo" appartiene Ciro Ferrara (calcio, Seul '88), tra i protagonisti dello "storico" 0-4 ad opera dello Zambia, famoso quasi come la Corea dei mondiali del '66. Quell'Italia però sfiorò il podio giungendo quarta.

G come GANDOLFI
Torniamo in piscina (la pallanuoto da noi è lo sport più popolare dopo il calcio) perché con Nando Gandolfi, genovese di nascita ma napoletano dall'età di 4 anni, cresciuto alla Canottieri e poi al Posillipo (sei scudetti in tutto e una Coppa Campioni), accendiamo le luci su uno dei successi più esaltanti e memorabili di questa disciplina: l'oro dell'Italia di Barcellona '92 nell'interminabile finale contro la Spagna padrone di casa (con Re Juan Carlos in tribuna) e deciso proprio da un gol di Gandolfi a mezzo minuto dallo scadere del sesto supplementare, un tempo interminabile ed a rischio infarto quando la Spagna colpì la traversa a pochi secondi dalla gloria.
Facilmente immaginabile l'esplosione di gioia degli italiani presenti (sottoscritto compreso).
Di quella squadra – è doveroso ricordarlo – facevano parte anche Mario Fiorillo, i fratelli Franco e Pino Porzio, e il già citato Marco D'Altrui.

H: assente -

I come IANNACCONE
Erano gli ultimi anni '50 quando Gilda Iannaccone, napoletana del 1940, inanellava giri di campo al vecchio stadio del Vomero (poi Collana) sotto lo sguardo vigile ed inflessibile del prof. Paolo Iodice, il suo allenatore, mentre gli azzurri di Monzeglio le lanciavano sguardi di ammirazione tra un palleggio e l'altro.
Gilda aveva un fisichetto esile e gentile, ma tenace e resistente come un fil di ferro, e correva gli 800 metri come nessuna in Italia.
Battè svariate volte il suo stesso record nazionale, regina incontrastata della specialità dal '58 al '63. A Roma 1960 non ebbe fortuna e fu solo quinta in batteria.

J come JANDEAU
Prima donna napoletana olimpica, Marcella Jandeau era nata nel 1928 e si era cimentata con successo varie discipline sportive come il pattinaggio e il ciclismo.
Ma il padre, appassionato di atletica, la portò in pista allo stadio del Vomero. Forte e decisa di carattere divenne presto protagonista dell'atletica campana nella velocità e negli 80 ostacoli.
A Londra 1948 corse la 4x100 con ambizioni da finale ma i sogni del quartetto azzurro svanirono già in batteria per un cambio sbagliato.

L come LA MURA
Omaggio al "dottore" che ha inventato il fenomeno degli Abbagnale rivoluzionando il remo italiano.
Giuseppe La Mura, medico della mutua di Castellammare di Stabia con la passione per il canottaggio, sport praticato in gioventù, ma che ha continuato a "studiare", sempre.
Sperimentò "in famiglia" i suoi metodi innovativi applicandoli ai nipoti, figli della sorella Virginia, due ragazzoni che vivevano a Pompei, nell'azienda agricola di papà Vincenzo.
Di corsa all'alba da Pompei a Castellammare per fare footing e poi a mare con la barca. Sono nati così i "fratelloni" del mitico "2-con" e da quei giorni (primo exploit l'oro ai mondiali di Monaco 1981) per il canottaggio italiano è stata tutta un'altra storia.

M come MADDALONI
Un nome, una storia, una famiglia, una star, Pino Maddaloni, oro nel judo a Sydney 2000.
Classe '76, cresciuto nella palestra di famiglia, a Scampia, papà Giovanni allenatore, la madre segretaria, i fratelli Marco e Laura quasi olimpici con lui ad Atene 2004, tutti sul tatami di famiglia.
Pino, il fenomeno, aveva un record di imbattibilità giovanile in gare titolate di nove anni quando fu "solo" argento ai mondali juniores del '96 a Oporto.
Il suo pianto di gioia, in ginocchio sul tatami e braccia al cielo è una delle immagini iconiche della storia dello sport napoletano.
La sorella Laura è poi diventata moglie di Clemente Russo (conosciuto ai Giochi del Mediterraneo di Almeria), il pugile di Marcianise che a Rio disputerà la sua quarta olimpiade: un record.

N come NARGISO
Il tennis è stato fra i primi sport ad aprire le olimpiadi ai professionisti e Napoli ha subito firmato il cartellino delle presenze con Diego Nargiso, mancino, classe '70, a Seul 1988.
Non è arrivato sul podio ma di olimpiadi ne ha disputate tre, tornando a Barcellona 1992 e ad Atlanta 1996.
La prima sia nel singolare che nel doppio, le altre due solo nel doppio.
Perchè Diego, cresciuto al Centro Tecnico di Fuorigrotta e poi tesserato al TC Napoli prima di trasferirsi a Montecarlo, ha vinto il titolo junior nell'87 a Wimbledon, ma è stato soprattutto un eccellente doppista, ha vestito per dodici anni la maglia azzurra in Davis con 5 vittorie in singolare e 13 in doppio.

O come OLIVA
L'antica Fulgor di Geppino Silvestri ha avuto in Patrizio Oliva l'uomo di punta della sua gloriosa storia.
Lo sparviero di via Stadera, classe 1959, è sicuramente una delle figure più rappresentative della storia della Federboxe che ha appena celebrato i 100 anni.
Oro a Mosca 1980 nel superleggeri, Oliva battè in finale l'uomo di casa Koneknaev che lo aveva battuto un anno prima agli Europei di Colonia con un verdetto scandaloso.
Resta ad oggi uno dei quattro pugili taliani di sempre che sia riuscito ad abbinare il titolo olimpico da dilettante al mondiale da professionista, conquistato in una feoce battaglia nello stadio "Louis 2", a Montecarlo, contro l'argentino Ubaldo Sacco.
Gli altri tre sono Nino Benvenuti, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi.

P come POLLIO
La tentazione (legittima) di omaggiare i già citati fratelli Franco e Pino Porzio (prendi due e paghi uno...) ha ceduto sul fio di lana all'unico oro olimpico italiano di lotta stile libero.
Claudio Pollio, classe 1958, ex-scugnizzo di Secondigliano, ha avuto recentemente un piccolo problema di salute.
L'augurio che questo ricordo lo trovi ristabilito si accompagna alla breve storia di questo autentico talento che a 17 anni era già campione d'Italia nei pesi mosca, argento ai Giochi del Mediterraneo di Algeri e poi olimpico a Montreal '76 dove fu quattordicesimo.
Quattro anni dopo la consacrazione definitiva con l'oro conquistato battendo in finale il sovietico Komaeliev.
Oro che gli fece trovare anche un posto in banca grazie anche all'interessamento del presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Q come QUARRA
E meno male che Quarra c'è: unica (finora) con questa lettera, prima velista napoletana olimpica. Maria Quarra, classe 1965, con la sua presenza a Barcellona 1992 classificandosi settima nella classe 470, in coppia con la genovese Barabino, ha dunque aperto al femminile la tradizione velica napoletana di un caldo passato olimpico ma che negli ultimi tempi sembra essersi un po' raffreddato.
Posillipina di nascita e di scuola, col suo settimo posto Maria, di professione architetto, fece registrare il migliore piazzamento dell'intera spedizione azzurra nella vela pur pagando uno scotto all'emozione che le fece sbagliare la partenza della prima regata.


R come ROLANDI
La prima tentazione ci porta a Max Rosolino, 60 medaglie internazionali di nuoto, olimpiadi comprese.
Ma ci perdoni "il cagnaccio" che tutti certamente ricordano e non ha bisogno di pubblicità.
Abbiamo appena accennato alla tradizione velica napoletana ed allora tanto di cappello a Carlo Rolandi, classe 1926, cinque olimpiadi da atleta, da Londra 1948 a Città del Messico 1968 passando per Melbourne 1956, Roma 1960 e Tokio 1964, ed almeno una mezza dozzina di altre presenze ufficiali da giudice e da dirigente.
Ma, al di là delle presenze olimpiche e dei vari titoli nazionali ed internazionali vinti, Rolandi è stato prodiere del mitico Tino Straulino e poi presidente della Federvela di cui è presidente onorario, dirigente della Federazione Internazionale, tre volte capo della spedizione Italia all'Admiral Cup, membro di varie commissioni Isaf, insignito di ambiti riconoscimenti a livello internazionale come la medaglia d'oro lyru nel '95.
Insomma, un monumento della vela napoletana.

S come SCALZONE
E qui immaginiamo le proteste di Michele De Simone, presidente del Coni Caserta, perchè Angelo Scalzone, oro nel tiro (fossa olimpica) a Monaco '72, è nato a Castelvolturno (nel 1931), ma lo abbiamo "adottato" perchè ha svolto tutta la sua attività agonistica con la società Partenopea di Pozzuoli.
Angelo, imprenditore alberghiero del litorale domitio, tirò su il morale a tutta l'Italia sportiva, sconvolta dalla notte dei fedayn alle olimpiadi tedesche.
L'oro di Monaco '72 è stato il suo capolavoro perchè ottenuto dominando una gara dalla prima prova e stabilendo anche il nuovo record mondiale con 199 centri su 200 che migliorava la performance di Enrico Mattarelli, un altro italiano.

T come TIZZANO
Torniamo in acqua. Napoli, città di mare con grande tradizione negli sport acquatici.
E Davide Tizzano, classe 1968, il mare lo conosce bene perché fra i due ori olimpici nel canottaggio (1988 Seul, 4 di coppia, e 1996, Atlanta, 2 di coppia), inserì una eccitante partecipazione alla Coppa America di Vela con il Moro di Venezia di Raul Gardini dopo aver vinto (unico napoletano finora) la Vuitton Cup.
Due trionfi a cinque cerchi, dunque, a otto anni di distanza, su due barche diverse ma con Agostino Abbagnale, il terzo "fratellone" di Pompei, compagno fedele al suo fianco in entrambe le imprese.
Passato alla carriera dirigenziale (senza abbandonare il remo nei master), ora è vicepresidente federale dopo essere stato presidente del remo campano.

U come USSORIO
Ecco un altro letteralmente unico. Pierluigi Ussorio, vicano del 1967, seguiva papà Domenico, buon tiratore, e a 14 anni era già tricolore di categoria con la pistola ad aria compressa.
Dopo vari successi internazionali con la pistola automatica approdò a Barcellona 1992 e solo per un punto (585/586) non entrò nella finale a otto.
Tiratrice anche la moglie, Lucia, chissà che uno dei figli, Daniele o Fabiano, non segua le orme di papà e del nonno.
Pierluigi, intanto è presidente del tiro a segno regionale.

V come VOLPI
L'atto di nascita dice Nizza (1905), ma visse a Napoli dall'età di 5 anni con spirito competitivo manifestatosi nel motociclismo, nel canottaggio ed infine nella vela che lo conquistò definitivamente.
Partecipò a Berlino 1936 e fu quinto nella classe 6 metri SI su "Esperia" con un equipaggio tutto napoletano completato da Giovanni Stampa e Renato Cosentino.
Nel 1955 passò da atleta a dirigente prima regionale, poi nazionale rivelando notevoli capacità organizzative.

Z come ZURLO
In attesa di un atleta che colmi la lacuna, diamo spazio ad un tecnico, Biagio Zurlo, che di olimpiadi ne ha vissute due, nel pugilato, al fianco di Patrizio Oliva: Atlanta '96 e Sydney 2000.
Non sono state spedizioni molto fortunate (solo un bronzo, Vidoz, in Australia), ma diamo spazio al tecnico di una società, la Boxe Vesuviana, fondata dal suo papà, Lucio, e che a Rio sarà presente con Irma Testa, 18 anni, prima donna italiana alle olimpiadi del ring.
È l'ennesimo primato dello sport napoletano.

2/8/2016
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