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Economia
Attacco finale alla Mozzarella di Bufala DOP
di Angelo Forgione
La mozzarella di bufala campana sotto attacco.
Da anni, cio da quando la grande industria si accorta del fenomeno commerciale che ha assunto, e le multinazionali hanno cominciato a doversi preoccupare della nuova coscienza dei consumatori verso i prodotti artigianali.

Il Nord non poteva mettere in competizione le sue vacche con le bufale campane (ma anche bassolaziali e foggiane) che pure Goethe ammir stupito tra la Real tenuta di Carditello e i templi di Paestum.

E cos il leghista Luca Zaia, ex ministro delle Politiche agricole, oggi presidente della Regione Veneto, ha iniziato a mettere i bastoni tra le ruote all'economia agricola meridionale, pizza compresa, prima tentando di sciogliere il Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP e poi varando una legge nel 2008 (205), divenuta attuativa il 21 marzo scorso, con la quale si obbligano i caseifici a preparare il prodotto in laboratori dedicati e specializzati, separati da quelli per i formaggi, pena la perdita del marchio DOP.

In sostanza, si chiede ai casari di raddoppiare l'investimento, costruendo un secondo opificio. come dire a un'azienda dolciaria del Nord di creare due stabilimenti, uno in cui produrre il panettone e un altro per il pandoro. Follia!

Tutto questo avvenuto nel perfetto silenzio dei politici campani e meridionali, incapaci di fronteggiare l'insidia-trabocchetto che ora obbligher i produttori a scegliere cosa fare dal 30 Giugno in poi. O i formaggi o la mozzarella DOP.

Tantissimi sceglieranno i primi per non buttare il latte in eccesso. A rischio un comparto alimentare da 500 milioni di fatturato annuo e un marchio d'eccellenza.
Il Sud assister ancora una volta senza far nulla?

Per il momento, i 110 soci del Consorzio hanno proclamato uno stato di agitazione e scritto una lettera accorata all'attuale ministero delle Politiche agricole Mario Catania.

Il prossimo 3 aprile si terr un summit al palazzo della Regione a Santa Lucia. E gi si ipotizza un ricorso al Tar o, addirittura, alla Consulta, invocando profili di incostituzionalit di una legge contraria ai principi di libera concorrenza.

Signore e Signori, questa l'Italia unita.
28/3/2013
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