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Cultura
Pulcinella maschera antropologica
di Antonio Tortora
Quando si parla di Pulcinella il pensiero corre istintivamente al Vesuvio montagna sacra partenopea, ai due cavalli sfrenati uno doro (Apollo) che rappresentava il Sedile di Porta Capuana e uno nero (la luna) che simboleggiava il Sedile di Nilo, alluovo virgiliano palladio cittadino, ed ancora al sangue contenuto nelle preziose ampolle delle reliquie di San Gennaro, al corno antico simbolo di regalit ritenuto dagli ignoranti mero portafortuna e alle capuzzelle e morte che richiamano lantico culto delle anime del Purgatorio.

difficile dire se Pulcinella rappresenti una sintesi efficace di tutti i simboli elencati fatto sta che, osservando la scultura di bronzo realizzata da Lello Esposito e strategicamente posizionata, pochi giorni fa, in vico Fico Purgatorio ad Arco, si ha limpressione che qualcosa sia tornato al proprio posto e che il popolo del Decumano maggiore o, come oggi si preferisce dei Tribunali, abbia potuto finalmente riappropriarsi di un pezzo della sua storia simbolica.

La figura umana della popolare maschera ben delineata mentre il cappellone a punta caratterizzato da linee che si intersecano quasi a formare un puzzle solo apparentemente caotico.

Il bronzeo busto pare emergere dal lastricato basaltico della strada proprio a tre passi dallipogeo e dalla terra santa della Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco; ci non sembra una coincidenza.

innegabile la potenza evocativa dellimmagine e lenergia vitale che fuoriesce dalla terra stessa ovvero da quella pavimentazione calpestata da generazioni e che si squarcia facendone uscire la punta del cappello e finalmente il fiero ed enigmatico volto di Pulcinella; ed cos, mentre fuoriesce allimprovviso dalla terra, che probabilmente Lello Esposito lo ha immaginato con una straordinaria intuizione artistica.

Unenergia che richiama quel cavallo sfrenato che i greci, allatto della fondazione di Partenope, adoravano definendolo Ennosigaios ovvero scuotitore di suolo.

Forse la nuova stele di Pulcinella non provocher tremori terreni ma di sicuro agir come detonatore innescando una reazione a catena nelle menti dei pi profondi osservatori come dei pi superficiali passanti.

Una sorta di grande punto interrogativo che da millenni fa sfuggire la nostra amata citt e i suoi abitanti ad ogni definizione razionale.

Pullecenella, celebre maschera della commedia dellarte, ha origini antichissime e deriverebbe dal Maccus delle Fabulae Atellanae del IV secolo a.C. o dal contadino acerrano Puccio dAniello che nel 600 lasci la sua cittadina per seguire una compagnia di artisti nomadi o ancora dallattore comico Silvio Fiorillo sempre nel600.

Da quel momento sono in molti a ripercorrere le trame pulcinellesche del Kikirrus (personaggio delle Fabulae Atellanae dallaspetto animale) apportandovi modifiche e adeguandolo ai tempi.

Proveremo ad elencarne qualcuno: limprovvisatore Andrea Calcese, linventore del parigino Polichinelle Michelangelo Fracanzano, gli attori settecenteschi pi amati dai napoletani Vincenzo e Filippo Cammarano, Pasquale Altavilla, il pi famoso Pulcinella ottocentesco e di tutti i tempi Antonio Petito che scrisse numerosissime commedie; ed ancora Giuseppe De Martino che prosegu lopera di Petito, Salvatore Muto che mor povero quasi in omaggio alla maschera che imperson in maniera cos magistrale.

Poi Eduardo De Filippo http://www.youtube.com/watch?v=y8xjYNfgjHU, Massimo Ranieri e Massimo Troisi; ma questa storia recente.

Jean Noel Schifano, gi direttore dellistituto Grenoble e del quotidiano Le Monde, non a caso ha identificato Pulcinella come una figura-simbolo partenopea spesso bollata come folklore e invece vera porta sul genius loci della citt essere ermafrodito, Horus del popolo, figura esemplare del barocco esistenziale coniando cos una definizione antropologica forte, impregnata di significato, carica di storia e tuttavia ancora molto vitale.

in questa capacit di continuo rinnovamento che risiede la forza del personaggio mascherato, padre di tutte le maschere e punta di diamante dellanima di una citt definita gi nella trecentesca Cronaca di Partenope, inclita.

In altre parole lo stesso mito archetipico di Pulcinella si confonde con il mito archetipico di Partenope, di Palepoli, di Neapolis tutti sinonimi di un unico portale generatore di storia e di significati.

Stessa sorte viene condivisa da un Pulcinella che per poco non stato ammazzato del tutto da pseudointellettuali che ne hanno sistematicamente sminuito la figura storica ed esoterica relegandolo negli angusti spazi della negativit e del luogo comune, e da una citt che come aggiunge ancora efficacemente Schifano: vogliono neronizzare unitamente alla Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civilt. Cos la sfruttano, come lhanno sfruttata in questi 150 anni di Unit.

Eccole le radici dellodio: storia e cultura sono i due elementi che fanno la differenza e che rappresentano il valore aggiunto di un popolo facendolo grande al cospetto delle altre Nazioni e parimenti sono gli elementi che suscitano acredine e gelosia da parte di coloro che hanno voluto depredarci di ogni bene, tranne lanima di cui la maschera partenopea pare raffigurarne il simbolo pi verace.

Nel caso di Pullecenella la maschera, definibile anche larva alla latina ovvero come fantasma usata per incutere paura, riassume su di s tutti i significati e li trascende mostrandosi nella sua essenza a seconda della qualit dellosservatore.

Provocare paura, praticare magie, rappresentare spiriti e forze con una spiccata accentuazione di determinati tratti caratteriali umani e animali e tantissime altre funzioni possono rivelarsi utili per la decifrazione del personaggio ma non possono offrire mai una spiegazione esaustiva.

Come si potrebbe pensare ad un Pulcinella allegro e vivace tralasciando la componente malinconica e tragica che caratterizza la vita delluomo?

Come si potrebbe pensare ad un Pulcinella che torna da un viaggio lunatico con il suo carico di elisir magici e terapeutici tralasciando la concretezza materiale di una vita costellata di difficolt?

Ed infine come ci si potrebbe soffermare solo sulla classica descrizione fisiognomica rispettando la scuola di Johann Kaspar Lavater e di Giambattista della Porta senza riflettere sui molteplici volti delle opere dedicate alla illustre maschera e conservate presso il Museo di Pulcinella http://www.pulcinellamuseo.it/ ad Acerra, lantica Liburia.

Qui immagini, libri, stampe, quadri, fotografie, abiti di scena e maschere offrono migliaia di ritratti di un unico personaggio, per di pi contestualizzandolo in un Castello Baronale che contiene innumerevoli testimonianze del folklore e della civilt contadina e che quindi, in un certo senso, ricostruisce lambiente in cui luomo Pulcinella nasce e vive la sua infanzia.

Il Centro di cultura Acerra Nostra presieduto da Eustachio Paolicelli, il Museo diretto da Francesco Mennitto e lAssociazione amici del Museo di Pulcinella presieduto da Antonio Di Falco stanno facendo molto per implementare le gi ricchissime raccolte museali al fine di porre in essere tutte le iniziative per diffonderne la conoscenza in Italia e nel mondo.

Il museo di Acerra poco conosciuto dai napoletani nonostante conservi un patrimonio di inestimabile valore antropologico.

Sono molte le opere di Lello Esposito presentate nel Pulcinella Museum e ben inserite lungo un percorso espositivo che si snoda per sale e corridoi che ripercorrono la storia della nostra maschera non solo e non pi buffa e burlesca.

Pulcinella stato il primo meridionale ad emigrare andando a cercarsi una nuova vita nella commedia dellarte di altri paesi europei, a radicarsi e ad assumere caratteristiche peculiari di quei luoghi; cos accaduto in Francia con Polichinelle, in Inghilterra con Punch, in Germania con Hanswurst, in Olanda con Toneelgek, in Austria con Kasperle, in Russia con Petrushka, in Turchia con Karagoz per citarne i pi famosi.

In tutti i casi ha portato il tutulus coppolone tipico della citt osco-campana Atella, la testa rasata tipica dei mimi oschi, la mezza maschera nera del lupo, il naso a becco duccello, le scarpe grosse ed infine il camicione e gli ampi pantaloni bianchi stretti in vita da una corda, abito caratteristico dei servitori, in giro per il mondo.

E poco importa se deriva dal maccus lo scemo, dal pappus vecchio avaro, dal dossenus gobbo imbroglione, dal bucco mangione e chiacchierone oppure ancora dal pullus gallinaceus da cui deriva il diminutivo napoletano pullicino.

Ci che davvero conta che fino ai nostri giorni stato rappresentato in tutta Europa negli spettacoli dei burattini e nellarte comica con temi ripresi dalla grande tradizione teatrale partenopea; che profondamente innestata nella commedia dellarte; che conserva una plurisecolare presenza nelliconografia artistica ed infine, cosa che non va assolutamente trascurata, sopravvive nel carnevale e nelle feste popolari perpetuando la sua funzione simbolica e rituale.

Ne ha fatta di strada con il suo cappellone pan di zucchero che, paragonato ad un imbuto e messo sottosopra, sembra somigliare alla macina mistica riprodotta sul capitello di una colonna della Basilica medievale di Vzelay, in Francia, dove il frumento viene allegoricamente macinato e trasformato in farina ovvero nel pane della vita dei fedeli.

Pare che non esistano, stranamente, molte testimonianze pulcinellesche a Napoli e questopera dellartista napoletano colma un vuoto fisico con la scelta di un angolo di strada che rischiava di rimanere abbandonato allincuria nonostante la moltitudine di turisti che percorrono via Tribunali e nello stesso tempo colma un vuoto psichico richiamando i napoletani ad una profonda riflessione sulle proprie origini.

Una curiosit.
La storia pi antica della maschera e il suo collegamento con le tradizioni osche e atellane trova conferma proprio in una antichissima statua di bronzo che fu recuperata a Roma nel 1727 ed oggi ancora una scultura di bronzo alta due metri e trenta centimetri, progettata dallarchitetto Andrea Florio, forgiata da Lello Esposito e fortemente voluta dal regista teatrale Michele Del Grosso, a fungere da miracoloso ritrovamento.

Ci significa che non tutto perduto, i napoletani non hanno dimenticato Pulcinella n a maggior ragione vogliono ucciderlo; essi vogliono semplicemente vivere proiettati nel futuro ma senza dimenticare le proprie origini.

(Foto: Mario Zifarelli)
3/12/2012
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