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Attualita'
De Magistris tra legalità, democrazia e litigi
di Angelo Forgione
Cosa sta succedendo alla giunta De Magistris?

Il rinnovamento procede spedito, si è arrestato o non è mai partito?
A poco più di un anno dall'avvio della rivoluzione arancione gli interrogativi iniziano a farsi strada.

La defenestrazione di Raphael Rossi dal ruolo di presidente dell'ASIA, l’azienda partecipata per la raccolta dei rifiuti del comune di Napoli, e la rinuncia di Roberto Vecchioni al Forum delle Culture hanno fatto da preludio agli addii di Pino Narducci prima e Riccardo Realfonzo poi.

La super-giunta si è "scassata", via uomini che hanno lavorato sul principio assoluto di legalità, sul quale De Magistris aveva costruito la sua vittoria nella corsa a Palazzo San Giacomo.
Il fatto che siano usciti due suoi stimati amici dalla giunta sbattendo la porta non può non preoccupare.

L'assessore alla sicurezza Narducci veniva dalla sua esperienza da Pubblico Ministero con le credenziali di importanti indagini sulla criminalità organizzata e del suo importate ruolo nel processo su "Calciopoli".
Doveva essere il garante assoluto della legalità per la città, ruolo per cui l'amico De Magistris aveva sfidato anche il parere contrario del CSM e del Presidente Napolitano, e invece è andato via con una gran voglia di tornare al suo lavoro di magistrato, denunciando nel suo comunicato di commiato il disgusto per una visione politica, non solo del sindaco, secondo la quale «i comportamenti illegali esistenti possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale», criticando «una concezione regressiva e subalterna allo stato di cose presenti» e «una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato».

De Magistris gli ha risposto che era intransigente e si accaniva coi più deboli.
Insomma, lo scontro tra l'inflessibile uomo di legge e l'indulgente, e ognuno scelga in questa vicenda dove inserire la legalità e il cambio di mentalità.

Poi è toccato a Riccardo Realfonzo, assessore al bilancio, su cui il sindaco aveva costruito la sua campagna elettorale. Era stato uno dei primi a sostenerlo, reduce dalla sua esperienza in giunta con la Iervolino ed era ad un certo punto divenuto inconsapevolmente l'ago della bilancia nella disputa con Lettieri.

Il candidato del PDL si buttò la zappa sui piedi quando disse che l'avversario voleva portarsi appresso un ex-assessore della Iervolino che per giunta aveva aumentato la TARSU.
In realtà Realfonzo aveva fatto un figurone sbattendo la porta in faccia alla sindaca dimettendosi dopo averla accusata di non essere stato supportato nelle strategie per uscire dal dissesto e per abbattere il sistema clientelare che bloccava la macchina comunale.

E la tassa sulla spazzatura l'aveva semplicemente applicata dopo che il Governo Prodi nel 2007 l'aveva innalzata obbligando i Comuni a coprire interamente il costo dello smaltimento.

Anche qui si sono scontrati approcci diversi, con un assessore che lavorava per abbattere gli sprechi in maniera intransigente entrando «in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato», come lo stesso Realfonzo ha scritto nel suo comunicato stampa.

De Magistris ha parlato di scelta sofferta che lo ha turbato sul piano umano sostituendo il professore sannita che tagliava le spese con Salvatore Palma, presidente del collegio dei revisori dei Conti, uomo utile a mitigare il buco in bilancio percorrendo strade meno pratiche e più politico-diplomatiche.

Anche Raphael Rossi era stato mandato via da ASIA in circostanze simili, denunciando di essere entrato in contrasto col sindaco per aver rifiutato di avallare 23 assunzioni.
Nel 2006 il manager aveva rifiutato la corruzione con 125.000 euro a Torino e denunciato l'AMIAT, l'azienda dei rifiuti del capoluogo piemontese di cui era vicepresidente, il cui presidente cercava di imporgli l'acquisto di un macchinario ritenuto inutile al costo di 4,2 milioni.

De Magistris ha deciso di fare a meno di lui, lasciando che andasse a occuparsi dei rifiuti di Foggia lasciando una Napoli non più in crisi ma sempre costantemente sporca.

E poi c'è anche la questione più velata del presidente dell'Unione Industriali Paolo Graziano che era a capo di ACN, il consorzio che si occupa dell'organizzazione della Coppa America a Napoli, che ha avuto qualche screzio con il sindaco: i due si sono beccati in occasioni di uscite pubbliche quali la presentazione della Coppa Davis e l'assemblea annuale degli industriali.

Le polemiche su costi e ricavi dell'evento hanno lasciato il segno (a proposito, che fine ha fatto il concerto di Francesco Renga rinviato per pioggia che sarebbe stato pagato comunque?) e le inchieste aperte dai magistrati napoletani sui lavori per le World Series hanno portato a una rottura dopo mesi di collaborazione stretta.

Rottura anche con il Maestro Roberto De Simone sul progetto del museo delle tradizioni napoletane e qualche stilettata anche dal sindaco di Caserta Pio Del Gaudio che non ha gradito le lezioni di buona amministrazione del collega napoletano ai cittadini casertani.

Ma il primo scontro fu con l'ex amico Beppe Grillo, a colpi di punture velenose, col comico genovese che accusò il candidato sindaco di abbandonare l'europarlamento tradendo la fiducia degli elettori.

Sembra evidente che personalità forti e dritte sulla schiena non riescano a convivere col sindaco di Napoli.

Fin troppo diretto Realfonzo nel sottolinearlo: «il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento».

L'ormai ex assessore preconizza il crac finanziario e si dice preoccupato: «un avvicendamento all'assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità».

Bisogna sperare che Realfonzo si sbagli ma c'è un dato evidente che rende le preoccupazioni ancor più concrete.
La rivoluzione arancione poggiava su due cardini, la legalità e la democrazia; la prima mostra grossi segnali di fallimento, la seconda sembra essere già fallita.

De Magistris aveva urlato alle piazze che avrebbe aperto le finestre di palazzo San Giacomo e che avrebbe contato sulla democrazia partecipativa.

Di fatto prende decisioni improvvise e se ne assume la responsabilità, non dialoga con la gente e pare non lo faccia neanche con le forze politiche di maggioranza.

L'ultimo rimpasto è avvenuto senza confronto con chi in consiglio comunale aveva chiesto una verifica e con la stessa autorità il sindaco decide di questioni che riguardano la città.

Sono nate così le ZTL che non hanno visto una consultazione preventiva con i commercianti e le associazioni di categoria.
Così è nato il bellissimo lungomare "liberato", decisione giusta ma senza creare prima le condizioni urbanistiche che lo potessero sostenere.

Tutto accade senza avviso e successivi chiarimenti, che si tratti di smontare una monumento in Villa Comunale piuttosto che di trivellare a "Bagnoli Futura" senza un Piano di Emergenza di protezione civile.

Napoli spera ma sa anche essere facilmente disillusa. Come non ricordare la stagione d'oro di Bassolino con le sue sacrosante pedonalizzazioni e i suoi eventi isolati?
Oggi il lungomare è splendido ma non può restare com'è, immobile come è rimasto il Plebiscito; e non può neanche nascondere dietro una nuova vetrina tutti gli altri problemi.

Bagnoli è ancora una miniera di ricchezza sprecata e Napoli-est resta un nodo irrisolto.

La grande emergenza dei rifiuti è un brutto ricordo ma la città resta complessivamente sporca e sciatta.

De Magistris ha fatto e sta facendo, ma da ora si tratterà di capire con quali reali risultati in prospettiva.
Le questioni sul tavolo sono tante ma le risposte non arrivano, il coinvolgimento è negato e tutto, nel bene e nel male, è competenza dell'ex-magistrato.

I Social Network diffondono messaggi del sindaco, cioè del suo staff che fa da scudo, e interfacciarsi è impresa quasi impossibile. Legalità e partecipazione potrebbero rivelarsi un doppio boomerang per il sindaco arancione che preannuncia per Settembre anche il movimento politico per ricompattare da Napoli il centrosinistra e avviare un'altra corsa, stavolta al Parlamento.

Si chiamerà "Movimento Arancione" e potrebbe portare con sé un tradimento (e chi lo sentirebbe a Grillo?) del patto coi suoi elettori napoletani. Che furono tanti se ci si riferisce al 65% di preferenze ottenute da chi credeva nella sua rivoluzione. Ma anche pochi se non si dimentica che a Napoli votò solo il 50.57% degli aventi diritto.

Tradotto in soldoni, il primo partito in città è quello di chi non crede nella politica e De Magistris ha l'onere di ridare fiducia ai disinteressati.

Le premesse erano ottime ma il suo "conto arancio", oggi come oggi, non sta rendendo quanto promesso.
19/7/2012
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