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Cultura
Teresa Del Po eccellentissima pittrice
di Achille della Ragione
Teresa Del Po (Roma 1649 – Napoli 1713) fu figlia ed allieva del pittore Pietro e di Porsia Compagna e sorella di Giacomo. Nacque il 20 agosto del 1649 a Roma dove la famiglia si era trasferita da due anni e lì cominciò la sua attività artistica della quale niente sappiamo, ma dovette essere notevole perché le permise, fatto del tutto eccezionale in quegli anni per una donna, di entrare a far parte dell’Accademia di San Luca “senza il corso della solita bussola, ma per i meriti di pittrice, diligentissima miniatrice ed accuratissima intagliatrice in acqua forte”, come ci racconta il Pascoli, una specialità prediletta dall’artista anche a Napoli dove si trasferì con la famiglia nel 1683 al seguito del marchese del Carpio, come ci conferma il De Dominici: “ incontrò largamente il consenso di molti signori che concorsero per ottenere sue miniature e pitture fatte con pastelli, ritratti e mezze figure di santi”.

A partire dal 1678 cominciò a firmarsi con l’appellativo di Accademica romana e lavorò come illustratrice  di libri, sia devozionali che profani, eseguiti a tempera o su pergamena; inoltre trasferendo su carta i lavori del fratello Giacomo. Nel 1687 dimorò con la famiglia a Benevento, dove il padre era stato chiamato per dipingere nel duomo della città. Teresa elaborò alcune incisioni dell’Arco di Traiano e ritrasse alcuni illustri personaggi locali. Il De Dominici ci riferisce che anche sua figlia Vittoria Vergilli, sotto la sua istruzione, si dedicò alla miniatura raggiungendo buoni risultati, anche se non raggiunse mai “la perfezione della madre nel disegno e nella forza del chiaroscuro.

Poco ci è rimasto della sua produzione di brillante e raffinata pittrice specializzata, con molti anni di anticipo sulla più celebre Rosalba Carriera, nella tecnica del pastello, talvolta alternata a quella della tempera su pergamena, come nel caso dei due dipinti: Pan e Siringa(fig. 1) ed Apollo e Dafne(fig. 2), firmati e datati 1698 e  conservati nella raccolta di Marco Grassi a New York, i quali, pur riprendendo prototipi maratteschi, peraltro diffusi ampiamente anche a Napoli, replicano noti dipinti del fratello Giacomo. Nel museo nazionale di Palermo si trovano un Ritratto di Don Pedro de Moncada, firmato e databile al 1700 ed una Santa, firmata e datata 1705; nel Gabinetto dei disegni e delle stampe del museo di Capodimonte vi è un Ritratto di gentiluomo(fig. 3 ), firmato e datato 1708, che predede alcuni rari ritratti ad affresco del fratello, quali quelli di Giacomo e Giovan Domenico Milano siti nella sacrestia della basilica di San Domenico a Napoli; mentre nel museo di Nantes si trova una Maddalena(fig. 4) firmata e derivata da quadri di Giacomo; infine nella cattedrale di Tursi in Basilicata vi era un pastello firmato raffigurante un’Addolorata, andato distrutto in un incendio nel 1998.
 
Un recente ritrovamento di un documento testimonia nel 1696 il pagamento di 200 ducati per due miniature ovali richieste dal principe di S. Agata. Numerosi sono i lavori di incisione che ci sono giunti, a dimostrazione di un percorso artistico chiaro e definito che ha inizio a Roma con un gruppo di stampe tratte dai dipinti che Pietro, il padre, realizzò per la cattedrale di Toledo, in cui rivivono chiare inflessioni di classicismo bolognese e accenti di matrice poussiniana.
Le stampe napoletane della Del Po - dall'antiporta per la Progymnasmata physica (fig. 5) del celebre medico e filosofo Tommaso Cornelio, alla Veduta del Vesuvio in eruzione del 1694 su disegno di Giacomo - costituiscono altrettanti modelli sia per la finezza di incisione e la padronanza della tecnica acquistata con la lunga pratica romana, sia per l'effettiva mancanza di botteghe specializzate per la formazione di incisori. Tra le sue ultime opere è la nota incisione raffigurante l'Apparato funebre(fig. 6) eretto nel 1694 nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara in onore del giovane Antonio Miroballo. La grande "macchina", detta anche con un termine seicentesco "castellana", era stata ideata da Lorenzo Vaccaro come un'architettura aperta, dall'andamento lineare mosso e vibrante, carica di elementi decorativi. Ad un gusto già rococò risponde in pieno l'opera dell’artista, superando le durezze del mezzo tecnico per una resa densa di ombre, quasi pittorica. La stampa inoltre è significativa come documento atto a fornire l'immagine di uno di quei sontuosi apparati in uso nell'età barocca, volutamente effimeri, per le ricorrenze festive e funebri. Nella memoria dei Funerali nella morte del signore d. Antonio Miroballo ... edita a Napoli nel 1695, oltre alla "castellana" c'è il ritratto del giovane defunto, una delicata acquaforte ritoccata a bulino, che testimonia la nota abilità ritrattistica della Del Po.
Morì a Napoli il 5 agosto 1713.
 
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27/7/2011
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