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Attualita'
Gaeta fedelissima
di Angelo Forgione
Settembre 1860: Garibaldi arriva a Napoli lasciando dietro di se le conquiste siciliane e il Re Francesco II di Borbone, per risparmiare disordini e distruzioni alla capitale, lascia Napoli stabilendo la base operativa militare per lultima difesa del regno nella Piazzaforte di Gaeta.

Ormai l'esercito borbonico, indebolito dai tradimenti al soldo dei corruttori, pu ben poco contro il fuoco delle truppe di Vittorio Emanuele II di Savoia capeggiate dal furioso generale Cialdini che si appresta a scippare il posto dei garibaldini e a raccogliere i frutti della strumentale spedizione al sud con lultima battaglia, la pi sanguinosa: quello di Gaeta.

Si tratter, come per la spedizione dei mille, di un attacco che violer tutte le regole militari e diplomatiche internazionali, senza dichiarazione di guerra o un motivo che giustificasse lintervento straniero in territorio autodeterminato.
Un assedio estenuante che inizia sul fronte di terra il 5 novembre 1860 e durer tre lunghissimi mesi durante i quali le truppe piemontesi mettono in campo i moderni cannoni rigati Cavalli a lunga gittata contro le ormai inadeguate bocche da fuoco dei napoletani.

Vengono sparate contro la piazzaforte circa 500 colpi di cannone al giorno per tutto il tempo del conflitto, durante il quale il Re e la Regina Maria Sofia di Wittelsbach, sorella della principessa Sissi Elisabetta di Baviera, restano valorosamente sempre al fianco dei fedeli soldati, persino sul campo di battaglia tra le esplosioni dei colpi di cannone che piovono dal fronte piemontese.
proprio la regina ad avere un ruolo di grande spessore umano, ormai innamorata del suo popolo e del suo regno che non intende cedere allinvasore.

Inizialmente la presenza della flotta francese nel golfo impedisce a quella piemontese, rafforzata da unit napoletane i cui ufficiali sono passate al nemico, di cannoneggiare la costa. Ma, a gennaio, Cavour da Torino convince Napoleone III a desistere dal proteggere i napoletani e da quel momento i bombardamenti si fanno insistenti.

Per lesercito borbonico la battaglia impari anche se non mancano valorosi scontri che alzano illusoriamente il morale; come quello del 22 gennaio 1861 allorch i napoletani conseguono una parziale rivincita dopo aver subito l8 Gennaio un cannoneggiamento di dieci ore con cui vengono distrutti anche i quartieri civili. La flotta piemontese deve ritirarsi per i danni causati dai colpi sparati dalla piazzaforte a ognuno dei quali corrisponde il grido Viva 'o Rre. Alla sospensione dei bombardamenti la banda militare suona linno di Paisiello.

I reali napoletani sperano nellintervento diplomatico di altre nazioni europee, magari quelle pi amiche, che per non si concretizza lasciando lo schieramento napoletano sempre pi in balia dello sconforto. La cancellazione delle Due Sicilie in realt gi stata stabilita a tavolino dalle pi potenti nazioni dEuropa che intendono spazzare via il pi grande pericolo del mediterraneo: il connubio amichevole tra lo stato ricco e cattolico del sud e il potere temporale del Papa.

Giunge quindi il tempo delle trattative per risparmiare vite umane ma il generale Cialdini, uomo spietato e vanaglorioso, non solo non blandisce i bombardamenti ma li intensifica con maggior vigore, dirigendo le operazioni dalla sua comoda postazione nel borgo di Castellone a Mola di Gaeta, lattuale Formia.

La capitolazione dei napoletani inevitabile e l'11 febbraio Francesco II decide di interrompere la carneficina. La capitolazione viene sancita con una firma il 13 Febbraio che per non basta ad arrestare la sete di trionfo di Cialdini.

Mentre i borbonici si apprestano a firmare la fine della resistenza e a deporre le armi, salta in aria la polveriera della Batteria Transilvania dove cade lultimo difensore di Gaeta, Carlo Giordano, un giovane di sedici anni fuggito dalla Scuola Militare della Nunziatella per difendere la sua Patria ed il suo Re.
lultima vittima in ordine di tempo dei circa 2700 fedeli caduti a Gaeta che non avranno mai degna sepoltura. E poi 4000 feriti e 1500 dispersi.

Campani, siciliani, calabresi, lucani, pugliesi e abruzzesi falcidiati dai bombardamenti e dal tifo, in condizioni di vita rese impossibili anche da un inverno che tra i pi freddi di quel secolo. Eppure resistono fino allo spietato colpo di grazia di un generale considerato oggi uno dei padri della patria e che avr dal nuovo Re dItalia Vittorio Emanuele II la nomina a Duca di Gaeta, citt da lui rasa al suolo, e la medaglia al valore militare per i successivi eccidi di interi paesi del meridione.

Il Re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia lasciano Gaeta il 14 febbraio imbarcandosi sulla corvetta francese Mouette che li porta a Civitavecchia in territorio pontificio laddove inizia il loro triste esilio. Vengono salutati con 21 colpi di salva reale della Batteria Santa Maria e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica dalla Torre dOrlando, tra la commozione di quanti capiscono che la fine del Regno delle Due Sicilie giunto.

Al posto della bandiera bianca coi gigli viene issato il tricolore con lo stemma della dinastia Savoia a sancire la scrittura finale di una pagina cruenta cancellata dai testi scolastici ma sempre viva nella memoria del popolo napoletano che non dimentica una fine gloriosa e dignitosa di esempio ai posteri.

Nonostante gli accordi stipulati nellarmistizio, migliaia di fedeli soldati borbonici che non vogliono tradire il proprio giuramento al Re per sposare la causa militare piemontese vengono deportati al forte di Fenestrelle nella freddissima Val Chisone dove sono avviati a morte per stenti e sciolti nella calce viva in quello che viene definito il lager dei Savoia.
Campi di concentramento anche a S. Maurizio Canavese, Alessandria, Genova, Savona, Bergamo, Milano, Parma, Modena, Bologna e in altre localit settentrionali.
A queste vittime si aggiungeranno nel decennio successivo quelle della repressione del brigantaggio, per un totale di circa un milione di morti su una popolazione delle Due Sicilie di circa nove milioni. Un vero e proprio genocidio che non trova alcun ricordo o commemorazione.

Qualche anno fa, a seguito di scavi per interventi urbanistici a Gaeta, sono state rinvenute testimonianze di quei giorni di terrore e sangue: scheletri, frammenti ossei, stracci di divise militari, bottoni e monete.
Testimonianze del colpo di grazia dato al Regno napoletano mettendo in ginocchio la fedelissima Gaeta, detta anche secondo Stato pontificio, che pag perch colpevole di aver ospitato undici anni prima Papa Pio IX in fuga dalla Repubblica Romana.
La cittadina fu retrocessa da vicecapoluogo provinciale a cittadina di provincia per poi essere separata dalla sua storia e dalla provincia di Terra di Lavoro, regione storica del Regno delle Due Sicilie, assegnandola al Lazio nel 1927 nella nuova provincia di Latina.

Nella citt sempre viva la memoria di quei giorni e si rinnova il 13 e 14 Febbraio di ogni anno lappuntamento con un convegno nazionale e una manifestazione commemorativa che questanno, in concomitanza con le celebrazioni dellunit dItalia, sono ancora pi sentite da scrittori, artisti, storici, archivisti accomunati dal un meridionalismo che va oltre il muro della retorica che nasconde le verit sepolte della nostra storia.
11/2/2011
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