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Rischio ambientale: una materia da export
di Marco Molino
Terremoti, frane, erosione delle coste, fenomeni vulcanici: in materia di disastri naturali (reali o potenziali), la Campania non è seconda a nessuno. Può annoverare un vasto repertorio di emergenze, spesso aggravate dalla cementificazione selvaggia o dal disboscamento. Una condizione non invidiabile, ma anche un’opportunità di conoscenza unica al mondo per chi ne studia le complesse dinamiche. Un patrimonio scientifico-culturale che in questi anni l’Amra, il Centro di competenza regionale sul rischio ambientale, ha messo a frutto ed ha esportato con successo all’estero avviando accordi di collaborazione con importanti università, imprese e amministrazioni pubbliche dei cinque continenti. Tutte interessate a valersi dell’esperienza maturata dall’istituto partenopeo in tema di prevenzione dalle catastrofi.

Tra le richieste d’aiuto indirizzate alla struttura di via Nuova Agnano, l’ultima è giunta dalla città di Cuenca, in Ecuador, dove i ricercatori di Amra sono andati per individuare i punti deboli delle infrastrutture fisiche, amministrative ed operative dei sistemi idrico e fognario in relazione ai pericoli naturali, antropici e tecnologici. Lo scopo è di elaborare un Piano di gestione dei rischi che non suggerisce soltanto soluzioni, ma indica anche gli effetti a catena nel caso qualcuno dei possibili disastri identificati dovesse verificarsi.

Fedeli a questo metodo di lavoro, gli studiosi campani sono intervenuti a Nizza per coadiuvare un’equipe transalpina impegnata nell’analisi del rischio idrogeologico in Provenza e Costa Azzurra; negli Usa, dove alcune Università li hanno chiamati per valutare l’impatto geologico delle esplorazioni petrolifere; a Bruxelles, per coordinare un programma europeo di ricerca sulla sicurezza delle strutture aeroportuali.

Il Centro di competenza Amra – società no-profit costituita da cinque università e tre centri di ricerca campani – promuove inoltre programmi internazionali di specializzazione e formazione. Un accordo con l’istituto superiore di tecnologia canadese Ets è destinato a sviluppare progetti sulle “buone pratiche” per la gestione dell’innovazione e sulle politiche di imprenditorialità tecnologica, con specifici corsi di laurea plurilingue che si svolgono tra Napoli e Montreal.

“Questa intesa s’inserisce nel più vasto programma di cooperazioni internazionali che stiamo promuovendo per lo sviluppo della ricerca scientifica regionale”, spiega Igino della Volpe, amministratore delegato di Amra. “Abbiamo siglato accordi similari con centri di Miami e Washington. Con un altro ente canadese studiamo il rischio Tsunami, mentre a Shangai, in Cina, ci hanno invitati perché sono molto interessati alla nostra competenza in materia di eventi sismici e danni indiretti da questi provocati”.

Nei laboratori Amra di Bagnoli, e in giro per il mondo, si sta formando una nuova generazione di ricercatori con una “propensione al mercato” che in passato è spesso mancata. “Il settore scientifico nel Mezzogiorno – osserva della Volpe – era fino a poco tempo fa un grande potenziale inespresso, soprattutto in termini di risorse umane che rimanevano confinate nelle accademie senza entrare in sinergia con le esigenze delle imprese. Ma oggi, almeno nel nostro campo, queste competenze stanno gradualmente emergendo”.

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11/12/2010
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