Cultura
Nardis e Shetler - La liederistica al RavelloFestival
di Maria Continisio
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Settembre è da qualche il mese dei grandi recital canori al RavelloFestival e il 5 settembre 2010, la Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo ospiterà un evento di grandissima raffinatezza, del quale saranno protagonisti due artisti distanti generazionalmente, ma accomunati dalla dedizione ad un genere di grande spessore artistico : il lied.
Il giovanissimo tenore Marcello Nardis e un mostro sacro del pianismo da camera come Norman Shetler.
Nardis è forse uno dei pochi a poter vantare oltre 50 esecuzioni pubbliche in Italia, e tantissime in tutto il mondo, di Winterreise di Schubert; diplomato in canto, pianoforte e musica vocale da camera , ha compiuto studi di flauto e di composizione ed è laureato in lettere classiche e in Archeologia.
Si è perfezionato inoltre alla F. Liszt Hochschule di Weimar ( nella classe di Peter Schreier, con cui continua una proficua collaborazione) e al Mozarteum di Salisburgo (con Kurt Widmer).
“Quando da pianista sono ‘diventato’ cantante non ho potuto trascurare la possibilità di essere proprio io a dare voce a quelle melodie. Ed una familiare consuetudine con la lingua tedesca mi ha di sicuro ulteriormente incoraggiato” , racconta Nardis.
Accanto all'impegno cameristico, il trentenne tenore svolge una intensa carriera operistica.
Norman Shetler, nato in Pennsylvania, si è trasferito nel 1955 a Vienna dove ha studiato pianoforte e si è diplomato a pieni voti nel 1959.
Dopo una folgorante carriera solistica che lo ha portato ad esibirsi in Usa, Canada e tutta Europa è diventato una ‘leggenda’ nell’ accompagnamento cameristico dei cantanti, con collaborazioni che sono diventate storiche. Annelise Rothenberg, il tenore Peter Schreier (con cui ha inciso, tra l’altro, l’integrale liederistica di Schumann), Dietrich Fischer-Dieskau, William Warfield, Brigitte Fassbaender, Hermann Prey, Margaret Price e Thomas Quastoff, sono solo alcuni dei cantanti con cui stabilmente collabora. Da ricordare inoltre i duo formati con il violinista Nathan Milstein ed i violoncellisti Heinrich Schiff e Leonard Rose.
Il programma si sviluppa sul leitmotiv dell'edizione 2010 del RavelloFestival : la Follia, comprendendo brani di Franz Schubert (1797-1828) : Schäfers Klagelied D 121b (il lamento del pastore), Rastlose Liebe D 138 (amore agitato), Der Hirt D 490 (il pastorello), Im Walde D 834 (nel bosco), Normans Gesang D 846 (il canto di Norman), Über Wildemann D 884 (frammento bucolico), Eine altschottische Ballade D 923 (un’ antica ballata scozzese), Der Doppelgänger (il sosia) e Die Stadt (la città) e tre lieder di Robert Schumann (1810-1856)
Der Arme Peter (Drei Lieder) op.53 e infine Ausgewählte Mörike-Lieder, 12 brani di Hugo Wolf (1860-1903)
La follia, la condizione, transitoria o permanente di alterazione della percezione della realtà e dell'interazione con essa da secoli esercita un'attrattiva particolare sui compositori fino a indurli a denominare follia una forma di danza e a introdurre in una gran quantità di melodrammi, non necessariamente tragici, una tipologia di situazione teatrale denominata “scena di follia”.
Nel repertorio liederistico l’ accezione dell’ estraniamento, implicito a tale richiamata condizione mentale, viene esaltata e, in un certo senso, massimamente declinata sul versante dell’ eros.
La dimensione del Lied si pone come luogo di incontro e scontro tra ragione e istinto, tra un ‘io’ del pensiero e un ‘io’ dell’ impulso, affidando al binomio poesia-musica una funzione arbitrale e sublimante al tempo stesso.
Esempi di aberrazioni schizoidi riconducibili alla negazione di una sintesi tra follia e ragione, che accreditano per contrasto la loro stessa esistenza, compaiono in mirabili titoli della produzione liederistica: “Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt ” “La luna mi mostra la mia stessa figura” (Der Doppelgänger di Franz Schubert)
Nell'amplissimo catalogo del padre del liederismo romantico si riscontrano veri e propri ‘itinerari’ psichiatrici dell’ io narrante (nei due grandi cicli Die Schöne Müllerin e Winterreise), la metafora del viandante, il quale si ritaglia una tregua all'ossessioe edipica attraverso la condizione del non luogo, che è sia negazione di alcova matura che allontanamento dal nido natale dominato dallo spettro materno.
Dialogo serrato tra madre e figlio. con rigida alternanza da antica sticomitia, si ritrovano in Eine altschottische Ballade.
L'attenzione di Schumann per la follia, ahimè da questa ricambiata, ha tratti espressivi altrettanto carichi, ma in un certo senso più conciliativi, indulgenti, quasi rassegnati.
L'altrui felicità alla quale non si può opporre e alla quale non può ambire conduce Peter alla follia e alla morte, in conseguenza della quale diviene protagonista come io narrato, dopo la resa dell'impotente io narrante.
Anche e forse ancor più che Schumann, Wolf vive sulla sua pelle l'esperienza della pazzia che prima lo condurrà a tentare il suicidio e successivamente gli sarà triste compagna durante un internamento da cui non sarà mai dimesso fino alla morte nel 1903.
La condizione di Wolf sembra essere un esempio quasi accademico di psicosi suicida anomica, non solo descritta in epoca positivistica, ma diffusasi proprio sul declinare del XIX secolo come ben descrisse Emile Durkheim attribuendola all'effetto della indeterminazione sociale, del dissolversi di regole e di modelli.
Siamo nella Vienna asburgica che affida all'operetta la funzione oppiaceo-musicale di spacciatrice di spensieratezza.
Quasi sinesteticamente, Wolf trasmuta in musica, su testi di Mörike – le forme alterate di Schiele, in quella che Nardis vuole vedere come “schegge di luce impazzite che ravvivano le tenebre klimtiane di coscienza tormentata, ossequi al manifesto artistico del Neukunstgruppe: macchie di colore, macchie di suoni, ruvide, scabre, violente e allucinate. Impudiche, bellissime impronte dell’anima”.
“Cantare con Shetler rappresenta per me un onore e mi trasmette un’emozione enorme: nel mio primo incontro con lui, nella sua casa a Vienna, dove mio ero recato per un’audizione, mi aspettavo mi chiedesse di cantare qualcosa e speravo di ricevere le sue impressioni e i suoi suggerimenti. Abbiamo iniziato la Winterreise. Non ci siamo fermati che alla fine, a ciclo completo. Io visibilmente emozionato e lui felice di avermi conosciuto. Da lì è nata l’idea del duo e del suo ritorno italiano dopo un'assenza di quasi 40 anni, dopo un concerto alla Scala con Die Schöne Müllerin. Il tenore era Peter Schereier…!”