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Cronaca
La guerra dell'acqua tra Campania e Puglia
di Marco Molino
E’ necessario ridurre il trasferimento delle risorse idriche campane verso la Puglia. Ad affermarlo è l’Autorità di bacino interregionale del fiume Sele, che ha effettuato un monitoraggio delle acque di nove comuni appartenenti al Parco dei Monti Picentini nell’ambito di un progetto innovativo chiamato Mo.Ri.Ca (Modello informatico di gestione della risorsa idrica).

Lo studio, condotto nell’arco di un anno, ha interessato le diverse ramificazioni del Sele, dalle sorgenti di Caposele fino alla confluenza con il fiume Tanagro, a cavallo tra le province di Avellino e Salerno. Mediante una rete di rilevamento, sono stati analizzati i processi idrologici e idrogeologici ed eseguite anche campagne di misura qualitativa e quantitativa sui corsi d’acqua più importanti. I risultati ottenuti hanno fornito un quadro preoccupante soprattutto in relazione all’impoverimento della risorsa idrica locale, in gran parte assorbita dall’Acquedotto Pugliese. “I dati scaturiti sul deflusso minimo vitale del fiume Sele – spiega Nunzio Di Giacomo, segretario generale dell’Autorità di bacino – evidenziano che, nella migliore delle ipotesi tale deflusso non viene garantito nel comune di Caposele per almeno metà dell’anno. Ciò testimonia la quasi totale captazione delle sorgenti da parte di soggetti esterni”.

Sulla base delle evidenze scientifiche fornite dal Morica, all’inizio del 2010 la Regione Campania ha chiesto alla Regione Puglia di ridefinire, nell’ambito di un accordo di programma, lo sfruttamento delle sorgenti irpine e dell’Alto Sele, da anni al centro di accese polemiche. Ma le nuove amministrazioni locali insediate dopo le elezioni di aprile dovranno probabilmente ridiscutere da capo la questione (come spesso accade quando cambia il colore politico della Giunta), allontanando nel tempo la possibile soluzione. Negli ultimi giorni del suo mandato, l’ex assessore all’Ambiente, Walter Ganapini, ha dichiarato che  “la Campania trasferisce quasi 6.000 metri cubi al secondo delle proprie acque alla Puglia.  Di questi – ha aggiunto – pensiamo sia necessario trattenerne sul territorio almeno mille. In cambio possiamo garantire la nostra collaborazione per la realizzazione della galleria idraulica conosciuta come Pavoncelli bis". 

Finanziato dalla Regione con 400mila euro (fondi Por 2000-2006), il Morica è un progetto pilota che ha consentito di sviluppare un ampio spettro di conoscenze sulle diverse criticità presenti nel territorio. Insieme alle analisi sul “deflusso minimo vitale”, infatti, gli esperti hanno studiato l’erosione del suolo e la ridotta capacità dei fiumi a trasportare materiale litoide a mare a causa della diminuzione delle portate idriche. Inoltre, hanno approfondito l’esposizione ai fenomeni sismici delle strutture geologiche ricadenti nel Parco dei Monti Picentini, suggerendo un nuovo tipo di classificazione del rischio idrogeologico che tenga conto della variabile sismica.
Con l’enorme quantità di dati raccolti è stato infine possibile realizzare un modello informatico territoriale di acquisizione e gestione delle informazioni sulle risorse idriche locali. Un sistema Gis di monitoraggio costantemente aggiornato che sarà replicabile, si auspica, anche in altre realtà campane.


(www.molinoreport.com)

5/7/2010
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