Recensioni
“Le cetonie dorate di Vincent”
Batracomiomachia degli insetti in un libro di Vito De Nicola
di Emanuela Cicoira
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Cos’hanno a che fare gli scarafaggi, le coccinelle e i coleotteri scorazzanti in un borgo di collina della Kampania orientale con le cetonie radunate tra le spine e le foglie delle rose in un piccolo acquerello di Vincent (Van Gogh, uno che non c’è bisogno di nominare per intero perché si sappia che è
lui)? Più o meno quello che accomuna gli uomini in ogni parte del pianeta Terra; forse tutti gli esseri viventi, con le dovute differenze: l’amore e la guerra.
Ce lo dimostra l’architetto Vito De Nicola nel suo primo romanzo “Le cetonie dorate di Vincent”, recentemente pubblicato dall’Editrice Zona. E ce lo dimostra insieme al grande affetto per il suo paese, di cui la Khalytri della storia, variazione letteraria grecizzata dell’omofono comune irpino (la sottoscritta ne conferma l’esistenza in quanto autoctona), è la proiezione virtuale e romanzesca.
In principio fu una canzone. O meglio, in principio fu l’antico poemetto greco sulla guerra di topi e rane noto come Batracomiomachia, di genere scherzoso, ripreso anche dal Leopardi con Paralipomeni della Batracomiomachia.
Una variazione sul tema, avente cioè come protagonisti i pesci, era già diffusa nella tradizione popolare campana. Ma a scatenare la fantasia dell’autore di questo racconto sui generis, dove un soggetto di ascendenza classica incontra il gusto per il giallo surreale con tanto di inchiesta giudiziaria e di indagine investigativa, è stata la canzone composta negli anni ’60 da un allora studente di ingegneria anch’egli calitrano… pardon, khalytrano (n.b.: un paese pieno di talenti!…) nota nella zona con il titolo di “’U scarrafone”, e tuttora canticchiata in occasione di riunioni conviviali, banchetti e festicciole affini.
Lunga ballata dalla struttura musicale semplice e orecchiabile – una specie di etno-swing in dialetto locale – la canzone che Vito De Nicola, ottimo disegnatore, aveva in passato avuto modo di illustrare con una serie di acquerelli, racconta di una contesa scoppiata in seguito all’abbordaggio (andato a buon fine) di una signorina Coccinella da parte di uno
Scarrafone un po’
viveur, la quale, fomentata da gelosie e da interessi incrociati, sfocia in una battaglia generale coinvolgendo tutte le specie del regno degli insetti, e finendo col risolversi in una coreografica ecatombe di vermi spiaccicati e bacherozzi contusi.
L’autore ha preso spunto da una carrellata di soggetti caricaturali, un po’ fumettistici, parodisticamente umanizzati ed entrati ormai a far parte del patrimonio culturale del posto, per tessere l’intreccio del caso. E il caso è il seguente.
Nel 1988 a Khalytri scoppia un incendio. L’indagine, inizialmente condotta dalla Procura di Santhangelo, prende varie direzioni. Ma proprio quando la meno realistica comincia a imporsi quale la più probabile (“l’immaginazione o la sostanza delle cose va sempre oltre ogni apparenza esteriore”), rendendo credibile che l’incendio si sia scatenato in seguito a una guerra tra diverse etnie di coleotteri, tutto si arena misteriosamente senza pervenire all’identificazione dei colpevoli. Bisognerà che, qualche anno dopo, decida di occuparsene un fantomatico giornalista
freelance di nome Alex perché le indagini riprendano con nuove e più approfondite ricerche sui singolari indagati.
Vespe, formiche, cicale, cimici, mantidi religiose… Ognuno ha una storia e una personalità. Gli interessati stendono su di loro schede su schede. Poi la staffetta finisce nelle mani di una storica dell’arte (l’io narrante), che chiude il cerchio proprio nell’Olanda di Vincent, precisamente nel Kröller Müller Museum di Otterloo, dove lavora la bella e forse un po’ stereotipata amante nordica di Alex, causa della sua improvvisa distrazione e della sospensione delle sue interessanti scoperte. A lei apparterrà la chiave di volta dell’indagine, l’associazione mentale in cui risiede la paradossale spiegazione del fatto…
Di questo libro originale, costruito su una buona idea, resta il senso allegorico, la resa poetica di certe immagini, il personale amore dell’autore per un territorio affascinante e aspro.
Forse al lavoro del colto architetto sarebbe occorso un editing di accorpamento e di sintesi: qualche concessione di troppo alla fantasia, e le svariate parentesi affabulatorie, non sempre necessarie all’organico della storia, rallentano la narrazione, col risultato di distogliere il lettore dal filo conduttore della trama. Fa niente, tuttavia; anche perché le pagine sull’avventura di Alex in Kampania e sulla sua storia con l’olandese bionda costituiscono la parte più ben scritta del romanzo…
Insomma, avevamo la love-story, la toy-story, la spice-story… adesso abbiamo la bacherozzo-story: applausi all’inventiva!
TITOLO: Le cetonie dorate di Vincent
AUTORE: Vito De Nicola
CASA EDITRICE: Zona
ANNO: 2010
PAGG: 159
PREZZO: € 18