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Cronaca
Lamont Young, un genio napoletano dimenticato
uno dei tanti figli di Napoli meritevoli di ricordo
di Angelo Forgione
Di napoletani illustri e dimenticati ce ne sono tanti, purtroppo. Il tempo cancella la loro memoria in assenza di una rivisitazione storica e di una valorizzazione dellopera compiuta che finisce per essere ignorata.

Tra questi sicuramente c Lamont Young, rilevante esponente partenopeo delleclettismo nonostante il nome anglofono ereditato dal padre scozzese, architetto e ingegnere urbanista nato nel 1851 del quale vi sono evidenti tracce in citt, qualcuna sotto gli occhi di tutti, qualcunaltra pi nascosta. Eppure il personaggio di grandissimo spessore se si considera lepoca in cui vissuto e le idee che ha cullato, umiliate da un ambito napoletano che dopo lunit dItalia perdeva traumaticamente centralit e importanza; ma a lui, come per tanti altri grandi napoletani, neanche una statua, mentre ve ne sono per forestieri di ben minor rilievo e importanza nella storia della citt.

Per dare corpo ai lasciti urbani di Young basta recarsi in Piazza Amedeo e alzare lo sguardo; ai piedi della collina del Vomero, a monte del Parco Margherita, si erge il Castello Aselmeyer, un edificio a forma di fortezza eretto nel 1902 sul Corso Vittorio Emanuele in stile neogotico con motivi elisabettiani e tudoreschi e torri sporgenti dimpronta medioevale. Si chiamava inizialmente Castello Grifeo e fu la residenza dellautore prima di essere venduta al banchiere Carlo Aselmeyer da cui il nome attuale. In realt Young progett molti edifici del Parco Margherita e tutto il complesso fino alla base della Villa Floridiana, ovvero il Parco Grifeo, attraversato da una strada in tutta la sua verticalit. Il parco prese il nome dalla potente famiglia siciliana dei Grifeo di Partanna che ne deteneva i terreni e di cui faceva parte quella Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, seconda moglie di Re Ferdinando I delle Due Sicilie e ancor prima consorte di Benedetto III Grifeo principe di Partanna.

Lamont Young anche il padre di Villa Ebe, nota anche come Castello di Pizzofalcone, che fu costruita sul fianco occidentale del monte Echia nel 1922; anchessa in un eclettico stile misto neogotico-dannunziano, fu sua dimora sino al 1929 allorch vi mor suicida. Ebe era il nome della giovane moglie dalla quale ebbe quegli eredi che negli anni novanta alienarono la propriet al Comune di Napoli. Ma lamministrazione cittadina ha lasciato che la costruzione e la zona circostante piombassero nel degrado e nellabbandono; la villa stata vandalizzata e sfruttata dai senzatetto finch un violento incendio doloso nel 2000 ne ha distrutto gli interni e la splendida scala elicoidale. Da poco sono iniziati dei lavori di restauro nellambito della valorizzazione del bellissimo monte Echia e delle Rampe Lamont Young che da Via Chiatamone, superando la villa, risalgono fino al belvedere.

Delleclettico architetto-urbanista anche il palazzo in Via Crispi che oggi sede dellistituto Francese Grenoble e che stato anche dimora dello stesso politico Francesco Crispi, stranamente in un pi sobrio stile neorinascimentale.

Lamont Young si form in un epoca in cui in Inghilterra leclettismo darchitettura faceva scuola, ma in realt il filone fu ispirato qualche decennio prima proprio dalle sperimentazioni della Corte borbonica di Napoli che, nel periodo di esilio del 99 rivoluzionario, volle la residenza palermitana in stile orientale misto: la Palazzina Cinese.
Lo stile di Young era quindi fortemente napoletano progressista ma non fu invece ritenuto conforme a quello della citt e ci gli caus aspre critiche e forti opposizioni.
Non larchitetto a stupire, almeno non quanto lurbanista, talmente fervido da partorire progetti innovativi e pionieristici. La sua idea di Napoli era molto avanti rispetto ai suoi contemporanei e per questo seppe proiettare la citt nel futuro, almeno nella sua testa. Formul unutopia che anticipava di oltre cento anni la triste attualit cittadina, studiando e trovando soluzioni per problematiche urbanistiche che oggi sono assolutamente cruciali per il futuro di Napoli.

A lui si devono i primi progetti ottocenteschi mai realizzati della metropolitana di Napoli che prevedevano la costruzione di una vera e propria "tangenziale" sotterranea che circondasse la citt. Il suo progetto fu presentato ad un concorso bandito dal Comune di Napoli nel 1872 ma fu dichiarato non conforme al bando stesso che non prevedeva la trazione meccanica. In realt fu boicottato perch avversario dellimprenditoria locale che poco stimava, tant che il Comune, poco pi tardi, approv i progetti delle funicolari vomeresi e della ferrovia Cumana che presentavano circuiti di trazione simili a quelli pensati da lui e ai quali probabilmente ci si ispir.
La metropolitana di Young avrebbe dovuto servire la citt bassa da un capo all'altro della periferia e unire le colline attorno al centro, stante limpossibilit di creare nuove strade in una citt soffocata da mare e colline. Il progetto prevedeva anche ascensori e scale mobili per il Vomero e a tal proposito il progettista afferm: Quando sar realizzato, questo sistema liberer i viaggiatori dalle continue vessazioni che sono oggid la pi grande noia di questa citt. Era fine ottocento e chiss cosa penserebbe oggi.

Anticipando i problemi che oggi attanagliano la citt, nella sua Napoli utopica cera la visione di una metropoli diversa e proiettata nel futuro. Fu antesignano dei problemi del secolo successivo anche per la sua convinzione di uno sviluppo sostenibile del turismo che ispir il Rione Venezia, anchesso rimasto sulla carta: con i materiali di risulta degli scavi della sua metropolitana, Young progett di creare un nuovo quartiere chiamato appunto Venezia che da Santa Lucia, lungo la costa di Posillipo, avrebbe dovuto collegare Napoli con i Campi Flegrei realizzando un canale navigabile anche attraverso delle gallerie, lungo circa 2 km e costellato di isole divise da altri canali. Il canale centrale, navigabile con battelli, avrebbe dovuto raggiungere la zona oggi ex Italsider dove previde un quartiere residenziale a scarsa densit abitativa fornito di bellissimi stabilimenti balneari, alberghi, stabilimenti termali, un giardino zoologico, giardini e zone terrazzate, ville degradanti verso il mare, negozi e un palazzo di cristallo con un lago e delle isolette centrali.
Qualche decennio dopo in quella zona sarebbero sorte quelle acciaierie che oggi sono in corso di lento smantellamento, lasciando il campo al dibattito sulla riqualificazione di Bagnoli in quanto grande occasione che Young aveva gi risolto allepoca. Le sue intuizioni, evidentemente geniali, avrebbero modificato il corso della storia di Napoli e possono oggi, a distanza di pi di un secolo, essere comprese per il loro effettivo valore.

Nel 1888, dopo circa dieci anni, Young aggiorn e miglior la sua proposta convinto dagli esperimenti di decentramento riusciti delle metropolitane di Londra, Vienna a Berlino. Riusc stavolta a farlo approvare e si prospett la realizzazione del suo sogno, ma a quellepoca le concessioni erano subordinate ai finanziamenti e, sfiduciato dalla realt locale, si rivolse alla finanza inglese fallendo lintento; non potendo perci mantenere gli impegni, fece scadere la concessione insieme al suo sogno e alla possibilit di una Napoli che oggi sarebbe diversa se avesse beneficiato delle sue idee illuminate.

Sorprende che i pallini ottocenteschi di Young, la costruzione della metropolitana e la riqualificazione di Bagnoli, siano oggi le due imprese titaniche delle amministrazioni comunali che si susseguono da decenni. Il passante ferroviario tra Gianturco e Pozzuoli, attuale linea 2 metropolitana, fu realizzato ispirandosi ai suoi progetti e fu cos che nacque comunque la prima linea metropolitana dItalia.
Il trasporto fu un suo pallino e non un caso che nel 1906, riunendo nella sua abitazione trentanove fortunati possessori di automobili, fond LAutomobile Club Napoli, quella che oggi la pi corposa associazione cittadina sul territorio.

Lamont Yong nacque paradossalmente troppo presto e visse come un uomo fuori dal suo tempo in una citt gi troppo difficile per un genio che fu un mix di perseveranza partenopea e rigidit anglosassone. Fu probabilmente proprio questa sua esistenza difficile che lo port al suicidio, seppur a vecchiaia sopraggiunta.
Chi oggi ha la speranza di una Napoli pi internazionale non pu restare indifferente alla sua utopia formulata pochi decenni prima che le speculazioni mettessero irreparabilmente le mani sulla citt. Il suo esempio va divulgato e la sua figura ricordata dalle istituzioni locali recuperando alla citt Villa Ebe e restituendo decoro al Monte Echia che, oltre ad essere il simbolo delle origini di Partenope, anche il luogo amato da lui amato, e non a caso.
Viva Lemont Young, lincompreso!

video: salviamo Villa Ebe
http://www.youtube.com/watch?v=kPpmER4nqGE

video: il degrado di Pizzofalcone
http://www.youtube.com/watch?v=ciQxzanlMJw
30/3/2010
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