Spettacoli
"La guerra spiegata ai poveri"
Galleria Toledo rende omaggio a Ennio Flaiano
di Laura Portomeo
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GALLERIA TOLEDO
16 | 21 marzo 2010
In occasione del centenario della nascita di ENNIO FLAIANO, personalità artistica fra le più inquietanti del secolo scorso.
Tra giornalismo e arte aderì con impulso produttivo alla creazione cinematografica e teatrale tra gli anni quaranta–settanta offrendo significativo contributo al movimento culturale del tempo, con l’apporto di una vivacità corriva e puntigliosa. Le note biografiche di seguito riportate ne documentano le tappe, secondo uno schematico ma significativo esame.
DOPPIA EFFE e ARGOT STUDIO
presentano
La guerra spiegata ai poveri
di Ennio Flaiano
regia Francesco Frangipane
Con (in ordine di apparizione)
Luigi Iacuzio Un cantastorie
Massimiliano Giulio Benvenuto Il presidente
Francesco Cutrupi Il ministro della difesa
Vanessa Scalera Il ministro delle pari opportunità
Davide D’Antonio Il cardinale
Arcangelo Iannace Il ministro dell’economia
Francesco Frangipane Un giovane
I potenti in riunione si accordano per definire i dettagli delle guerre presenti e delle prossime venture; è la storia, purtroppo realmente accaduta, di un legame sempre più forte fra potere e potere, che esclude il valore della vita umana. Un giovane obiettore proverà a capirne i motivi.
La guerra spiegata ai poveri è un sagace testo di Ennio Flaiano del 1946 che, senza nemmeno stupirci troppo, risulta straordinariamente, o meglio drammaticamente, attuale e che finisce con l’esserlo sempre più dato l’esponenziale aumento dei conflitti (oggi nel mondo sono in corso 27 guerre e 10 nazioni sono sull’ orlo di un conflitto, domani chissà!), direttamente proporzionali all’aumento della stupidità umana.
Note di regia
Attraverso un’ironica e pungente satira sull’inutilità della guerra e sull’inettitudine del genere umano, Flaiano ci regala un imbarazzante manifesto delle nostre (e non solo!) classi politiche dirigenti, che si affannano a cercare le più assurde e improbabili motivazioni per convincere (per altro con successo!) un “povero” giovane ad andare in guerra e, ahimè, per giustificare, in quanto unica possibilità di essere Storia, la loro assoluta necessità di guerra; quella in corso, ma soprattutto “…la prossima!...”.
Lo spettacolo inizia con una conferenza stampa in cui si annuncia l’imminente entrata in guerra, prosegue in una camera di consiglio in cui i principali rappresentanti politici e istituzionali (il presidente, il ministro dell’economia, il ministro della difesa, il ministro delle pari opportunità e un rappresentante ecclesiastico), discutono animatamente modalità e strategie belliche ed elencano, come un vero e proprio “manifesto”, le giuste ragioni della guerra …
Note biografiche
Ennio Flaiano nacque a Pescara nel 1910.
Esordì nel giornalismo come critico cinematografico e teatrale.
Tra narrativa e cinema, la sua attività d’autore.
Il romanzo - Tempo di uccidere, ispirato alla sua stessa esperienza vissuta in veste di sottotenente durante la campagna d’Africa del 1947 - vinse il Premio Strega (Giuliano Montaldo ne realizzò una versione cinematografica nel 1989).
Nel 1956 fu pubblicato Diario notturno, nel 1959 Una e una notte (entrambi Bompiani) ; nel 1960 Un marziano a Roma (Einaudi); nel 1970 Il gioco e il massacro (Rizzoli) cui fu attribuito il premio Campiello; nel 1971 Un marziano a Roma (Einaudi), Le ombre bianche (Rizzoli) ne1 1972.
Postumi, infine, andarono alle stampe diciotto volumi, tra i quali anche due testi cinematografici: Progetto Proust (Bompiani) e Tonio Kroger (Manni). Quasi tutte le opere citate, con l'aggiunta di inediti, confluirono nei due volumi delle Opere (Classici Bompiani),pubblicati nel 1988 e 1990.
Per il teatro scrisse La Donna nell’armadio, Il caso Papaleo e Un marziano a Roma.
Prestò opera per il cinema come autore di soggetti e sceneggiature, collaborando con i maggiori registi del tempo(de Sica, Antonioni, Blasetti, Fellini..) per film indimenticabili : Luci del varietà, Giulietta degli spiriti, Ladri di biciclette , I Vitelloni, Lo Sceicco bianco, La Strada, La dolce vita, Le Notti di Cabiria, Otto e mezzo.
Di se stesso scrisse:
« …Roma è la mia vera città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto più medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha una estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi. A Roma, da giovane, ho trascorso anni in giro, la notte, col poeta Cardarelli e Guglielmo Santangelo, due maestri di indignazione e di vita. A Roma ho conosciuto i primi scrittori, i primi artisti, i giovani che facevano la fame, le donne che ci facevano compagnia.
Ho cominciato a scrivere molto tardi, satire e note critiche, pensare alla narrativa. Nell’inverno del ‘46, trovandomi solo a Milano, ho scritto il mio primo e unico romanzo. Era la "mia Africa", adattata ai miei panni, un apologo: Tempo di uccidere.
Il libro vinse un premio, la critica lo accolse tiepidamente. Un critico scrisse che mi aspettava alla seconda prova. Sta ancora aspettando. Un altro che ero troppo "leggibile". La vecchia Italia dei capitoletti e della "pagina" mi respingeva. Nel ‘49 Pannunzio mi chiamò redattore al "Mondo", vi tenni una rubrica che poi raccolsi in volume, Diario notturno, assieme ad altri scritti. Il cinema mi offrì in quegli anni una vita economica meno aspra. Ho collaborato con Fellini ad otto dei suoi film, ho scritto altre storie, per altri registi. Infine, tutto tempo perso, idee e pagine buttate al vento. Nel ‘59 un altro volume di racconti, e poi una commedia, Un marziano a Roma, la sola cosa che mi piace e che andò male … »