Salviamo Carditello, patrimonio da recuperare
di Angelo Forgione
Oro buttato, una reggia da recuperare. Carditello chiede aiuto!
Nello scorso fine settimana si è svolta l’apertura straordinaria della tenuta borbonica in provincia di Caserta grazie agli sforzi dell’Associazione Onlus “Siti Reali” in collaborazione con la Soprintendenza B.A.P. di Benevento e Caserta, l’Associazione “Italia Nostra” sezione di Caserta e il Consorzio di Bonifica del Basso Volturno.

Buono l’afflusso e grande curiosità, a testimonianza dell’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica verso un’importante residenza reale del settecento consegnata al degrado e all’abbandono.
Le guide volontarie della Onlus “Siti Reali – Residenze borboniche” hanno guidato in brevi ma precise visite grazie alle quali è stato possibile comprendere l’importanza che ricopriva il sito in epoca borbonica, la funzione e, soprattutto, le tristi condizioni attuali.
La Reggia di Carditello, una delle “Reali Delizie” voluta da Carlo di Borbone per le sue battute di caccia, in quasi un secolo di lavoro ha rappresentato un laboratorio innovativo per la produzione della mozzarella, l'allevamento di cavalli, bufale e vacche e la coltivazione di cereali, foraggi, legumi, canape e lino.

Fu piacevole ritiro per Ferdinando IV e la sua famiglia. Lo testimoniano gli affreschi di Jacob Philipp Hackert fortemente deteriorati e vandalizzati che raffigurano scene rurali della stessa famiglia reale.
Dopo l'unità d'Italia la Tenuta passò alla casa reale dei Savoia e nel 1919 fu donata all'Opera Nazionale Combattenti, con conseguente lottizzazione dei terreni. Da qui parte una storia di incuria, vandalizzazioni e abbandono del complesso la cui cronaca è un susseguirsi negli ultimi cinquanta anni di impegni mancati. Oggi la tenuta è circondata da strade prive di segnaletica, discariche abusive e sopravvive nel cuore di un territorio con forte concentrazione malavitosa.

Tutto ciò ha fatto si che fosse spogliata di ogni arredo e suppellettili. Emblematici sono i camini sventrati, completamente asportati dai muri per essere conferiti probabilmente in abitazioni private.
L'esigenza di strappare al degrado e all'abbandono il Sito Reale di Carditello richiede che si perseguano tutte le strade che possano portare a tale risultato ed un impegno preciso del governo locale e nazionale. L’esempio della Reggia sabauda di Venarìa Reale in Piemonte, che in meno di dieci anni è stata strappata all’abbandono ed è stata restituita al suo antico splendore, non può e non deve indurre a considerare il patrimonio artistico meridionale una ricchezza di serie B.

Un progetto, quello piemontese, nato con un accordo di programma Stato-Regione che, grazie ad un accordo con il ministero dei Beni e le Attività culturali, ha consentito il finanziamento con i proventi del gioco del Lotto a cui si sono aggiunti successivamente in gran parte i finanziamenti della Comunità Europea. Tutto questo è stato possibile grazie all’inserimento preventivo del sito, ancora abbandonato, nella lista UNESCO nel 1997. Nel 2000 sono partiti i lavori e ora la Reggia piemontese, ben più grande di Carditello, è restituita ai suoi fasti.

È auspicabile quindi che, data la straordinaria valenza storica e culturale della Tenuta Borbonica, il Sito Reale di Carditello entri a far parte, insieme alla Reggia e il Parco di Caserta, l'Acquedotto Carolino e il Complesso di San Leucio, del “Sito UNESCO casertano” già riconosciuto nel 1997, affinché si possano porre le condizioni per un restauro e un recupero del bellissimo complesso.

A tale scopo, “Siti Reali” invita a sottoscrivere l’appello “Salviamo Carditello” sul sito www.carditello.wordpress.com

Le giornate sono state impreziosite anche dai canti papolari di Terra di Lavoro che il gruppo folk de “I Corepolis” hanno offerto con grande bravura al pubblico, in sintonia con l’obiettivo primario di porre l’attenzione sull’importanza del recupero delle tradizioni locali.
28/9/2009
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