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Cultura
L’Antartide e Ajmone Cat: un dono al Museo del Mare
di Alessandra Giordano
Il sogno di una vita. Una volontà e un coraggio non comuni hanno potuto coronare questo sogno che ha visto, negli spazi del Museo del mare a Bagnoli, rivivere i viaggi di Giovanni Ajmone Cat in Antartide, agli inizi degli anni 70. Col suo San Giuseppe Due, un motoveliero di 16 metri armato con due alberi a vela latina, costruito dai fratelli Palomba di Torre del Greco, su disegno e direttive proprio dell’ostinato lupo di mare.

Tutta la spedizione – comprese emozioni e commozioni - è stata rivissuta e raccontata dai protagonisti in una mattinata particolare - organizzata da Giulia Cannada Bartoli e moderata dalla prof. Maria Antonietta Selvaggio dell’Università di Salerno - dedicata alle Giornate Europee del Patrimonio che hanno visto la donazione generosa da parte della sorella di Giovanni Ajmone Cat, la nobildonna Rita, di tutto ciò che era a bordo dell’imbarcazione: dalla radio di bordo, alle cime all’ancora romana e finanche i giubbotti e le tute polari e i libri della biblioteca marinara. Tutto ciò ha occupato una grande spazio del suggestivo Museo del Mare diretto dal Prof. Antonio Musatti. Un saluto ai tanti convenuti è stato portato da lla prof. Angela Procaccini, direttrice del Duca degli Abruzzi nonché presidente della Fondazione Thetis, Museo del Mare.

“Il 27 giugno 1969 il “San Giuseppe Due” salpa dal porto di Anzio con a bordo Ajmone Cat ed i primi quattro membri di equipaggio – racconta la sorella Rita - Il viaggio, che durerà sino al 21 novembre 1971, con il rientro ad Anzio, in conseguenza del lungo periodo subirà frequenti cambi di equipaggio… La mia famiglia ed io scrivevamo delle lettere che gli venivano consegnate in ogni porto di approdo… così non sentì mai la mancanza di notizie da casa”.

Il Comandante Ajmone Cat supera Gibilterra, attraversa l’Atlantico, fa scalo in Argentina, passa il Mar del Plata, lo Stretto di Drake e quindi approda nella banchina dell’Antartide dove pianta per la prima volta il Tricolore, presso la Base Scientifica argentina di Almirante Brown, in Baia Paradiso.

“A questo primo viaggio investigativo – raccontano il comandante Salvatore Di Mauro e il prof. Roberto Balestrieri - seguì quindi, una vera e propria spedizione, la Prima Spedizione Antartica Italiana, effettuata nel 1973/1974 con scopi prettamente scientifici e con il contributo della Lega Navale Italiana e della Marina Militare che gli mise a disposizione in qualità di equipaggio, quattro Sottufficiali”.
Molte le testimonianze in aula. Dal Comandante Giuseppe Palomba (anche a nome del fratello Girolamo) dei cantieri navali al dott. Paolo Rastrelli della Lega Navale, dall’ammiraglio della Guardia Costiera Renato Ferraro al dott. Gianluca Frinchillucci dell’Istituto Geografico Polare, dal docente di Navigazione Franco Esposito alla professoressa Casiello degli Amici del Museo del Mare.

“La partenza avvenne da Torre del Greco il 1º luglio 1973”, ricordano in tanti e il viaggio è stato documentato da un filmato, Il Tricolore nei ghiacci del Sud, che ripercorre la stessa rotta che portò il San Giuseppe Due a sfiorare il Circolo Polare Antartico, meta che non poté raggiungere a causa delle avverse condizioni climatiche scatenatesi in concomitanza con l'anticiparsi della stagione invernale. Ajmone Cat, comunque, dette fondo presso la Base Scientifica inglese, sita in Argentine Island, luogo mai raggiunto prima, da una spedizione interamente italiana, ciò fu possibile grazie alla perizia ed all'esperienza acquisita in precedenza dal Comandante Ajmone Cat nonché, dall'alta professionalità dimostrata dall'equipaggio militare. Il rientro fu ancora una volta ad Anzio il 27 giugno 1974, dopo aver percorso in un anno, circa 20.000 miglia.

Di prossima pubblicazione, a cura del dott. Ferruccio Russo, il libro-memoriale Viaggio in Antartide di Giovanni Ajmone Cat.

27/9/2009
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