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Cultura
Mostre alla Galleria Raucci/Santamaria
Gallery A: SHOWROOM
design e arti applicate: 1900/2000
1979-2009: 30 anni di ricerca - collezione Raucci/Santamaria

Inaugurazione venerdì 13 Febbraio dalle 19 alle 21,30
Dal 13 Febbraio al 24 Luglio 2009

Molte volte consideriamo con sufficienza gli oggetti funzionali che ci circondano o quelli che acquistiamo per il semplice gusto decorativo.

Questi oggetti in verità sono, anche se non soddisfano il nostro gusto, il risultato di una sedimentazione legata ai cambiamenti dello stile nel suo processo storico. Essi sono il risultato della creatività ed approccio con la materia e di linguaggio che il designer, l’artigiano o l’artista conferisce ad una particolare forma, sia che essa abbia funzione o che sia solo il prodotto di una ricerca estetica. Questo vale per quelli prodotti industrialmente e per quelli che hanno caratteristiche sperimentali di unicità o di piccola serie.

Il fatto che un oggetto risulti più o meno importante di un altro va considerato alla luce della ricerca personale dell’autore e alla capacità di leggere in prospettiva, quindi prima di altri, oppure di trasmutare in estetica le necessità del contemporaneo attraverso la perizia e l’ingegno e l’aderenza della forma ai limiti della materia cha la costituisce.

Questa mostra non vuole essere esaustiva sull’argomento o un compendio di oggetti storici degli ultimi cento anni , più volte considerato dagli specialisti del settore, ma piuttosto esprimere il senso ed il sentimento della nostra ricerca e l’affezione particolare per alcuni autori, sia che essi abbiano realizzato prodotti in serie o pezzi unici. Guardandoli attentamente si scoprono aspetti, da non sottovalutare, tra cui l’importanza storica e l’evoluzione della forma dell’oggetto e le connessioni così strette che questa aveva con quella dell’arte.

Questo intreccio di informazione  si affievolisce con il tempo e, a torto o a ragione, creerà un distacco tra la ricerca formale artistica e quella  degli oggetti, così proficua fino alle fine degli anni 60, e quindi la successiva scomparsa della perizia artigianale e la nascita in forme auliche e poco convincenti di prodotti definiti “artistici”.

E’ proprio in questo periodo che si sviluppa e si potenzia la figura del designer tanto da definirne il concetto e da rendere palese il significato di questa parola che oggi ben conosciamo. Sia da un punto di vista sperimentale che di ricerca sino al radical design, nella piccola o grande industria, i designer italiani impongono internazionalmente il proprio prodotto definendo “l’italian style” sino a celebrarlo in tante esposizioni internazionali come quella realizzata dal Moma di New York nel 1972 (Italy - The New Domestic Landscape).

Va detto che questo era avvenuto già negli anni 50 ma relativo a piccole produzioni o a quelle definite artigianali, che avevano avuto un massiccia diffusione soprattutto in America, preparando il terreno per la definitiva consacrazione del made in Italy. Sono tanti e tali gli aspetti importanti che gli oggetti esprimono che non basterebbe rammentarli in poche righe: mobili, ceramiche, vetri, plastica, metalli ed altro non possono essere definiti da poche sentenze se non come espressioni di idee, dell’ingegno e del talento creativo di chi ha creduto con umiltà di lasciare una traccia del proprio tempo attraverso la trasformazione di un materiale che definisce la forma.

Showroom è una mostra che presenta esempi di arte applicata: ceramiche vetri e metalli di alcuni autori così come mobili ed oggetti realizzati da designers e industrie italiane. Per poter dare spazio a parte della collezione la galleria presenterà dal 13 Febbraio sino al 24 luglio esposizioni a scadenza mensile. Per poter essere informati delle nuove esposizioni si prega di lasciare la propria e-mail.

Gallery B: PADRAIG TIMONEY 
“Folkllores”

Inaugurazione venerdì 15 Maggio 2009 – dalle 19 alle 21,30
Dal 15 Maggio al 10 Luglio 2009

La caratteristica di alcune parole è quella di cambiare significato se, quando pronunciate, se ne sposta l’accento, oppure se le leghiamo per creare nuovi significati. Questo, come altri problemi relativi al  linguaggio, appartengono ad ogni artista che ha sempre cercato di crearne uno proprio, addirittura enunciandolo nella storia dell’avanguardie come base fondante della sua estetica.

Ciò va interpretato anche alla luce del contesto storico e sociale in cui l’artista viveva e di conseguenza anche alla traduzione di uno stile preciso. La complessità del contemporaneo e l’introduzione di nuove tecnologie impongono la conseguente necessità della conoscenza di diverse categorie di linguaggi che, a loro volta, sono anche arricchiti dalla memoria storica da cui ne derivano. La parola “folkllores” è un neologismo di Padraig Timoney che coniuga tre diverse interpretazioni delle parole Folk, Llores (di derivazione spagnola) e Folklore.

Questo anagramma propone una soluzione interpretativa che non è solo legata ad un unico significato ma bensì a tre diversi ed infine a quello proprio inventato dall’artista. Ciò che rappresenta la complessità verbale e quella relativa ai linguaggi sono propri dell’artista irlandese che attraverso la rifrazione dei diversi aspetti ipertestuali crea un sistema che non aderisce ad unica modalità espressiva estetica, ma tiene in considerazione  le diverse forme che lo compongono.

Questa architettura, anche formata da diversi media, che potrebbe negare la specificità di uno stile che giustifica l’opera, altro non è che la creazione di un “Superstile” che allontana la dittatura della specificità di un unico linguaggio.
 
La democratizzazione delle possibilità espressive ed interpretative non è un pretesto per permettersi ciò che si pare, perché l’arte è una disciplina, ma l’analisi che compete ad ogni artista che voglia esprimere la contemporaneità.

L’opera di Timoney considera i diversi aspetti ed ogni lavoro implica una specifica direzione in cui confluiscono, non solo le caratteristiche tecniche legate alla realizzazione, ma anche quelle concettuali ed estetiche a cui ogni singola opera è indirizzata. Ciò presuppone una forte vena creativa ed una profonda conoscenza dell’oggetto preso in esame prima che questo possa essere tradotto visualmente nella tecnica più adatta allo scopo.

Di fatti l’artista realizza l’opera utilizzando ciò che la tecnica ha creato nella storia dell’arte combinandola o reinventandola affinché il discorso sottinteso nell’opera possa essere quanto più aderente al linguaggio utilizzato. La fotografia, la scultura, la pittura e altre forme espressive sono compresenti nel lavoro di Timoney: le sue mostre  analizzano la struttura del linguaggio e le modalità specifiche delle parole che cercano di mostrare la complessità del contemporaneo nell’analisi del mondo a cui esse sono dirette.

Umberto Raucci e Carlo Santamaria

GALLERIA RAUCCI/SANTAMARIA                  
Corso Amedeo di Savoia 190 – 80136 Napoli
phone +39 0817443645 fax +39 0817442407
http://www.raucciesantamaria.com/
13/5/2009
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