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Lettere al direttore
Quelli di Comunione e Liberazione
E don Gius mi disse
di Arturo Capasso
Lincontro con don Gius Luigi Giussani avvenne allalba, presso la sede milanese di Russia Cristiana. Devo ringraziare il carissimo padre Romano Scalfi per due buoni motivi: fu lui a mettermi in contatto col fondatore di Comunione e Liberazione e ci ospit per lintervista, apparsa poi su Gente del 5 aprile 1976. Inutile aggiungere che fui preso da grande gioia e profonda emozione quando mi fu comunicato che finalmente avrei potuto incontrare don Gius.

Comunione e Liberazione deve dare molto fastidio, se cos spesso le sue sedi ricevono le visite di pestatori extraparlamentari. Le ultime incursioni hanno preso di mira la casa editrice Jaca Book e radio Supermilano, due centri notoriamente legati a CL. Unaltra aggressione avvenuta nel centro di Busto Arsizio: una quarantina di ragazzi vestiti da carnevale hanno compiuto una dura spedizione punitiva contro quattro giovani. E difficile prevedere quale sar leffettiva portata del movimento di CL in futuro. Funger da comitato fiancheggiatore per le elezioni politiche, vorr rappresentare un nuovo partito, o svilupper sempre pi la sua natura di movimento ecclesiale impegnato nelle battaglie culturali e sociali? Lo chiediamo a don Luigi Giussani, che del movimento stato fondatore e ispiratore.

Don Giussani nato a Desio nel 1923 e ha studiato nel seminario di Venegono, dove si laureato in teologia. Ha insegnato teologia nello stesso seminario e in seguito nellUniversit Cattolica del Sacro Cuore. Nel 1954 ha promosso la fondazione di Giovent Studentesca, da cui nel 1969 nato Comunione e Liberazione.

D Innanzitutto: perch il suo movimento si chiama Comunione e Liberazione?

R: E una forma di risposta alle ideologie correnti.
E la definizione della nostra posizione. Anche noi partecipiamo alla volont di liberazione che un segno dei tempi, come avrebbe detto Giovanni XXIII; ma per noi questa liberazione un modo autentico che non pu venire esclusivamente dallo sforzo umano, ma pu venire dalla compagnia vissuta con il mistero di Dio e con la Chiesa di Cristo in cui la redenzione, la salvezza: questa compagnia si chiama cristianamente comunione.

D: Alcuni giornali hanno scritto che siete finanziati dalla CIA. Che c di vero?

R: Nulla, letteralmente nulla. E una pura calunnia.
Non abbiamo ricevuto neanche un centesimo. Pensi che la radio Milano centrale, una delle emittenti vicine alle posizioni degli extraparlamentari di sinistra, ha annunciato che la CIA avrebbe dato 17milioni a CL per finanziare radio Supermilano, che fatta da nostri amici. Hanno perfino inventato la cifra.

D: Avete reagito sul piano legale?

R: Abbiamo denunciato LA Stampa, Il Manifesto, il settimanale Tempo e non so quali altri. I nostri legali hanno anche sporto denuncia, mi pare, per dei volantini fatti in qualche scuola.

D: Gli attacchi ai circoli CL, le incursioni alla casa editrice Jaca Book e allemittente Supermilano, che effetto hanno avuto sulla base?

R: Lo sdegno di tutti i militanti, prima ancora che rivolgersi agli esecutori materiali di questi atti teppistici, tutti ragazzi giovanissimi, si diretto contro quella grossa parte della stampa che ha calunniosamente orchestrato la campagna denigratoria nei confronti di CL sui presunti finanziamenti CIA.
E questa campagna di stampa, infatti, che in ultima analisi ha armato la mano degli attentatori.
Lo sdegno, il sentimento di ribellione investe anche la societ che permette queste ignominie, condannandole solo a parole.
Le forze che poi magari mandano anche telegrammi di condoglianze, se agissero veramente secondo i loro conclamati ideali pacifici, potrebbero certamente impedire simili fatti.
Certe condanne del teppismo cos enfaticamente formulate da parte di gruppi, movimenti e partiti, che tale teppismo hanno covato e favorito, sono alla fine ridicole.
Non so chi sia pi da condannare, se i favoreggiatori, almeno impliciti, o i ragazzi che credono cos di servire una causa, di attaccare i nemici di tale causa.

D: Ma secondo lei, chi ha interesse a screditare CL?

R: Evidentemente posso rispondere solo in termini generali.
Hanno interesse a denigrare, calunniare CL sia tutto il movimento laico-radicale, sia tutte quelle correnti marxiste che temono una presenza cristiana vivace nel mondo culturale, sociale e politico.

D: Avete pensato di presentare un bilancio desercizio, con tutte le entrate e le uscite?

R: Noi abbiamo questo bilancio, e credo (ma non minteresso direttamente di tali questioni, perch abbiamo ottime persone che se ne occupano) credo che intendano addirittura fare una conferenza stampa in cui presentare il bilancio di CL.

D: Attualmente, dov presente CL?

R: Geograficamente, presente ormai in tutta Italia e ha anche presenze missionarie in Brasile, in Uganda e in Congo.
Ha rapporti costanti, per identit di vedute, di sentimenti e di esperienza, con moltissimi gruppi dellEuropa occidentale e orientale.
E presente nella scuola media superiore, nelle universit e, a livello di adulti, nelle fabbriche, nei quartieri e, quindi, nelle parrocchie.

D: Qual , in modo pi specifico, la vostra azione nelle scuole?

R: La risposta molto semplice. Secondo la nostra persuasione, la fede cristiana si vive rinnovando la realt della chiesa.
L dove si presenti. Ci vale per la scuola come per gli altri ambienti.

D: Quanti siete?

R: In tutta Italia, poich non abbiamo tessere, possiamo semplicemente valutare il numero degli aderenti a certe nostre manifestazioni.
Calcoliamo che i militanti siano da 50 a 60mila. C poi tutto un alone di simpatizzanti, di gente che converge sulle nostre iniziatine.

D: E i rapporti con gli altri movimenti cattolici?

R: Come principio, ci sentiamo estremamente vicini a qualsiasi altro tipo di esperienza, a qualsiasi altra storia di fede.
Di fatto, notiamo che la diversit di impostazione ci attira addirittura lostilit di tanti gruppi cattolici.

D: Per fare un esempio?

R: Per esempio, una certa parte maggioritaria delle ACLI, la stessa Azione Cattolica dopo il 1965, tutti i gruppi di cristiani per il socialismo.

D: Come sono i rapporti con la autorit ecclesiastica?

R: Tutte le nostre comunit sono comunit ecclesiali e vogliono vivere in obbedienza al loro vescovo.

D: Quali sono, don Giussani, i suoi ispiratori ideali?

R: Sono alcuni insegnanti che ho avuto in seminario, soprattutto monsignor Gaetano Corti, attuale professore di storia del cristianesimo a Trieste, don Giovanni Colombo, ora cardinale di Milano, e monsignor Carlo Colombo.
Tra le letture appassionate del liceo e della teologia ricordo Moehler, Newman e Romano Guardini.

D: Si dice che CL si proponga il rilancio del vecchio movimento cattolico. Pu definirne il carattere e le finalit?

R: Non cerchiamo di collaborare al ricostituirsi di una unit operativa, in campo culturale, sociale e politico, di tutte le forze cristiane, per le quali la fede concepita, sentita e vissuta come capace di incidenza sulla vita.
Noi ci sentiamo profondamente antitetici a ogni posizione dualistica. Intendiamo per dualismo la separazione tra un livello in cui la fede opererebbe, e un livello in cui soltanto le forze naturali agirebbero.
Per noi la fede costituisce il contesto totale per qualsiasi espressione delluomo.
Questa unit dovrebbe realizzare strumenti per la lotta culturale e politica che i cattolici debbono condurre per salvare soprattutto lo spazio di una libert della propria esperienza.

D: Che differenza c tra voi e il movimento cattolico?

R: Innanzitutto, noi siamo lambito di esperienza educativa alla fede e alla vita ecclesiale.
Per la nostra persuasione che la fede mobilita luomo, unificandolo in tutte le sue espressioni, tale vita di fede che indichiamo deve sapere anche dare giudizi culturali, sociali e politici su quello che accade.
Ma di fronte a certi momenti storici, di fronte a certi contenuti in gioco nella societ di oggi (divorzio, aborto elezioni amministrative, elezioni di quartiere, libert associativa, scuola di religione, libert della scuola e delleducazione), in certi momenti e su certi contenuti troppo necessario che tutti i cattolici, che hanno sensibilit per la vita della Chiesa, si diano strumenti pi adeguati di quanto possa essere la pura presenza di un movimento, di movimenti, di associazioni.

D: In altri termini, lei parlerebbe dun partito politico

R: No. Parlerei di uno strumento costituito da persone che vi si dedicano, da responsabili, da quadri che organizzano aiuti di cui la base cattolica possa servirsi.
Per esempio, possono lanciare una sottoscrizione per un referendum sulla libert della scuola, possono fare un congresso in cui lancino una iniziativa popolare, e offrono questi strumenti alla base.
Perci nel movimento cattolico possono confluire persone di qualsiasi movimento e associazione cristiana, e anche non cristiani, nel senso che ci pu essere un valore ( come per es. la libert espressiva ed educativa duna tradizione popolare) di cui anche gruppi non cattolici possono essere convinti.
Inoltre gli strumenti che offrono potrebbero o dovrebbero essere utilizzati insieme da movimenti, associazioni e gruppi diversissimi.

D: Ma questi strumenti da chi sono determinati, con quale criterio?

R: Questi strumenti sarebbero determinati dai responsabili, da coloro che costituiscono i quadri di questo movimento cattolico.

D: Quindi lei vedrebbe una minoranza agguerrita, la quale poi dovrebbe fare da lievito per tutta la comunit.
Non ci troviamo davanti alla stessa strategia di Lenin che auspicava una minoranza attiva che poi avrebbe dovuto, gradualmente, conquistare tutto il potere?

R: Che larticolarsi di unazione esiga uomini preparati che concepiscano e organizzino lazione stessa non una scoperta di Lenin, n di altri.
E evidentemente, richiesto dalla natura umana e dalla natura sociale delluomo, per cui gli uomini hanno vari carismi.
Ma non affatto una posizione elitaria quella che auspica la rinascita di un movimento cattolico, come invece mi pare che altri intellettualisticamente, e con altri tentativi, tenderebbero a fare.
Non una concezione elitaria, perch le persone che lavorassero per questo movimento cattolico avrebbero senso soltanto per una loro organica immanenza ad una vita di base cristiana, ad una vita di comunit, ad una vita associativa.

D: Cosa pensano i partiti di voi?

R: Esprimo solo unimpressione. I partiti laici dal liberalismo al socialismo, credo che (non so usare altra parola) ci detestino.
Ci detestano perch rappresentiamo, e questo secondo me giustamente, lantitesi alla visione laicista e perci essenzialmente dualistica e agnostica del mondo e della vita.
Mentre credo che il PCI, almeno fino ad ora, abbia riconosciuto col sua atteggiamento la seriet della nostra visione e la pertinenza ad una base popolare cristiana della nostra posizione.
La DC, che fatta di anime diverse, certamente ha nella sua anima laica la stessa antipatia che hanno i partiti laici per noi; mentre nella sua anima religiosa ha profonde simpatie, sintonie e collaborazioni.

D: Dovendo votare domani, per chi voterebbe?

R: Io, domani come domani, voterei ancora DC, perch lunico ambito in cui si possono ancora reperire uomini per i quali lispirazione di tutta la loro azione ultimamente la fede.

D: Il compromesso DC-PCI sarebbe una buona soluzione?

R: Il vero problema che si ricostruisca una identit di popolo cristiana.
Questo manca radicalmente, completamente.
Perci il compromesso storico sarebbe, attualmente, come il buttarsi in unavventura terribile, dove non si pu aver altro destino che quello di essere risucchiati da chi sa realmente quello che vuole ed ha una forza culturale e politica molto organizzata.

D: Lei escluderebbe la possibilit duna partecipazione del PCI al governo?

R: Ecco, io non sono un politico per poter dirimere bene tali questioni. Io non mi sento in grado di giudicare una prospettiva.
Dico che un simile passo, senza che i cattolici abbiano recuperato una loro identit forte, netta, culturalmente sostenuta, socialmente impegnata, un rischio troppo grave.

D: Quale dovrebbe essere la strategia per recuperare una certa credibilit da parte delle forze che ancora si identificano nella democrazia?

R: La strategia per recuperare quella credibilit, a mio avviso, di battere insistentemente sul ricostituirsi di una unit tra i cristiani, in forza di una ripresa di coscienza di una unit ontologica che il mistero ha stabilito in loro.
Perci un risveglio di coscienza catechistica, nel senso letterale della parola, e, quindi, un accendersi pastoralmente di un metodo che tragga le conseguenze da questa riconosciuta unit che il mistero ha stabilito in noi.
Vale a dire, un metodo dove la carit si traduce in condivisioni reali, in quello che diceva San Paolo: portate gli uni i pesi degli altri.
Bisogna che allinterno della comunit cristiana rifatta, rinata, si sperimentino cose che poi suggeriscano propositi e progetti anche politici.

D: Deve per convenire che questi continui scandali lasciano per lo meno sgomenti coloro che osano ancora sperare in una sopravvivenza dellideologia democratica.

R: Effettivamente, questi vasti fenomeni di corruzione non possono che lasciare frastornati, non possono che spingere ad agire decisamente per sradicarli.
Ma essi colpiscono tutti i partiti italiani. C invece una abilit diabolica, da parte dei mass media, nel far convergere lattenzione sui difetti e sulle colpe solo degli uomini democristiani.
Se la stampa fosse equanime, potrebbe altrettanto trovare da ridire su gente di tutti i partiti.
Basterebbe dare eguale risalto a fatti che sono gi noti allopinione pubblica, come i finanziamenti della Exxon a giornali e partiti della sinistra, lo scandalo edilizio che coinvolge la giunta socialcomunista di Parma e le forti percentuali al PCI sulle importazioni di merci dallest europeo.

D: In alcuni ambienti religiosi si dice che non sarebbe un male, in ultima analisi, un ritorno alla chiesa delle catacombe, per ritrovare lo spirito evangelico e arrivare per crucem ad lucem.

R: Mi pare una gravissima ingenuit e irresponsabilit, perch tocca a Dio metterci alla prova; non possiamo noi progettare una situazione di sofferenza grave, come fu quella delle catacombe. Comunque, non solo una ingenuit e una irresponsabilit, ma anche una presunzione senza paragone.
E unassenza totale di attenzione ai poveri, ai giovani, ai fragili: vale a dire ai pi.

D: Spesso si parla della Chiesa nei Paesi dellest, dove pare ci sia un rifiorire genuino dei valori cristiani.

R: Mi pare che questa rifioritura ci sia in Russia. Per la Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, non credo si possa parlare di rifioritura.
Quello della Russia certamente un miracolo di Dio. Ma i miracoli li fa Dio, non possiamo metterli in preventivo noi.
Lesempio migliore, ci viene, a mio avviso, dalla fermezza con cui episcopato, clero e tanta parte del popolo cattolico polacco si sono comportati di fronte alla situazione politica dominata dal comunismo marxista.

D: In quale Paese la Chiesa presente in modo pi valido e genuino?

R: E una domanda abbastanza complessa che bisognerebbe rivolgere a chi ha la responsabilit della Chiesa di Dio.
Non conosco bene tutte le cose. La mia pu essere una reazione, una impressione, perci non voglio sostenerla a tutti i costi.
Per quanto io sappia, la Chiesa in Spagna e la Chiesa in Polonia sono le due posizioni che offrono gli esempi pi significativi

D: Esempio di che cosa?

R: La chiesa in Polonia ci d desempio di una fede veramente ecclesiale, vissuta anche nelle implicazioni dun metodo pastorale e ispiratrice dun metodo dimpegno nella vita, anche sociale e pubblica. In particolar modo, i vescovi sono esemplari in Polonia.
E in Spagna mi pare che, sia pur meno lucidamente che in Polonia, ampie parti della cristianit diano lesempio di una ricerca delle implicazioni che la fede opera come suggerimento di impegno anche nella vita culturale e sociale.
Basti pensare allomelia del clero basco in occasione delle esequie degli ultimi tre oprai uccisi dalla polizia.

D: E daccordo con lattuale politica estera della santa sede?

R: Io non posso certamente aver i criteri per valutare fino in fondo il perch la Santa Sede si muova in un certo modo.
Quello che io esprimo , ancora una volta, unimpresine.
Da tutti i frequenti e vasti contatti che ho con cristiani autentici e gruppi di chiesa autenticamente vivi dellEst europeo, il minimo che posso dire che non riesco a spiegarmi la tattica della Santa Sede.
In Cecoslovacchia, per esempio, come se favorisse una convivenza con un programma di distruzione della chiesa.
Ma, evidentemente, il criterio che segue Roma generato da conoscenze pi vaste e pi approfondite delle mie. Non posso dire di pi.

p.s. Qualche giorno dopo lintervista, si presentarono due giovani che a nome di don Giussani chiesero di riascoltare lintervista che trovavano molto interessante. Se ricordo bene, quei due simpatici giovanotti erano Formigoni e Bottiglione, allora assistenti universitari.

24/8/2008
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