Calcio
Non commettere atti impuri e falli tattici
I dieci comandamenti nel calcio - 6
di Mimmo Carratelli (da: Guerin Sportivo)
Atti impuri in una partita di calcio? Altro che. Pensate bene alle resse in area di rigore. Spingi-spingi, toccatine, contatti provocatori, attrazioni, ammucchiate, sopraffazione, incontri e scontri di terzo e quarto tipo. I sedici metri fatali hanno tutto un rituale di allacciamenti, sfregamenti e pressioni che è un vero kamasutra, dall’abbraccio vigoroso alla peccaminosa presa delle mutande, alla sfida viso contro viso, pube contro pube, natiche pressate, mani intrecciate e tutti pronti a mettere le dita ovunque mentre arriva il pallone e l’orgia è al massimo.

Il sesto comandamento è ignorato nel calcio. La gamba tesa è la proiezione sessuale del desiderio macho. Il fallo di mano furtivo, per ingannare arbitro e avversari, è una carezza fuggevole, un toccare istintivo la rotondità del pallone, una manipolazione veloce che comprende il piacere doppiamente eccitante del divieto e dell’azione nascosta.

Tutto diventa impuro in una partita di calcio se si rammenta quello che ha lasciato detto e scritto uno dei maestri della visione globale e profonda del football. Lui disse e scrisse che la porta di calcio “è il sesso della madre, di una sorella o di una sposa e perciò viene difesa accanitamente”, come se si difendesse l’onore della famiglia, e, all’opposto, se la porta è quella degli avversari “la insidiamo per violarla e profanarla”. Forse per questo fu inventato il catenaccio come cintura di castità che doveva difendere l’onore verginale della porta pensando a madri, sorelle e spose.

Volgendo il discorso sul sesso, nacque anche la metafora della squadra femmina, molto considerata dallo scriba illuminato. La squadra femmina era quella passiva, attenta, sempre sulle sue, pronta però a piazzare il colpo decisivo alla minima distrazione dell’avversario. Fu una formidabile squadra femmina l’Inter di Helenio Herrera subdolamente disponibile ad accogliere nel suo letto (l’area di rigore) tutte le squadre maschili d’Italia e del mondo votate all’aggressione, all’assalto impetuoso e alla voglia di spingere e violare. Le accoglieva, quell’Inter, nel suo letto per balzarne fuori e correre con la rapidità di Jair, la velocità di Mazzola e le prodezze di Corso verso la vendetta della donna insidiata. L’Inter fu protagonista di memorabili delitti d’onore.

Passati all’età moderna, sgombrati i letti dai pericolosi affollamenti, trasferiti in mezzo al campo il desiderio e la voglia matta di giocarsela, affollando il cerchio centrale e dintorni, si cominciarono a verificare situazioni di disagi improvvisi. Un capovolgimento di fronte innestato da un errore di appoggio, da una intercettazione fortunata, da una giocata volgarmente definita ripartenza poteva far saltare d’un colpo l’ambaradan centrale e aprire autostrade per il gol. Nacque così l’atto impuro più impuro del calcio, il fallo tattico. Ci sono giocatori sicuramente impuri che vengono istruiti e sollecitati al fallo tattico che non contempla la cecità, come si diceva una volta per gli atti impuri.

Il fallo tattico, tra gli atti impuri del calcio, viene considerato secondo solo all’autogol perché il giocatore che si fa gol da solo nel suo letto (l’area di rigore) è l’esempio più esecrabile dell’onanismo calcistico. Un difensore che si macchiava clamorosamente di tale colpa è stato Comunardo Niccolai, stopper del Cagliari, diventato perciò leggendario, benché il gol se lo facevano da solo, con più assiduità, Riccardino Ferri e Sergione Santarini.

Sul campo di gioco si sviluppano desideri irresistibili. L’atto impuro è dietro l’angolo, non solo dietro il calcio d’angolo. C’è chi ricorda, a Perugia, la lunga corsa di Salvatore Bagni preso da folle desiderio di raggiungere il romanista Cordova. Lo trattenne Florio e l’improvvisa attrazione rimase un mistero. A Pagliuca, invece, riuscì di raggiungere Giandomenco Mesto che doveva avere capelli di fascino se il portierone bolognese glieli carezzò voluttuosamente fin quasi a strapparglieli.

Il bacio di Maradona sulla bocca di Caniggia, dopo che i due compari avevano confezionato un gol del Boca Juniors contro il River Plate, segnò una svolta. L’atto impuro divenne sfacciato e provocante. Piacque a Bellucci che, una domenica, baciò sulla bocca il compagno di squadra Nervo. Il centrocampista aveva un naso alla Cyrano e i compagni glielo accarezzavano in continuazione. Nervo se ne infastidì e allora Bellucci preferì le labbra trascurando il naso.

Ma si sono registrati, sui campi di calcio, baci ancora più esagerati, peccaminosi e decisamente impuri. Una volta Simone Inzaghi fece il baciamano a Nesta, ma fu tanto il trasporto dell’attaccante che il difensore romano si ritrovò con un dito sanguinante. Il centrocampista Stefano Cuoghi cadde ancora più in basso quando abbracciò un ginocchio del brasiliano Cerezo, caduto a terra, e glielo mordicchiò avidamente.

Atti impuri, un’antologia. Sapete che bel tipo è Paolo Di Canio, il matto simpatico del Quarticciolo di Roma, uno che quando andò a giocare con lo Sheffield stregò gli inglesi al punto che il “Mirror” scrisse: “Quando entra in campo Di Canio dovrebbero suonare le trombe”. Il più impuro dei puri. A Wimbledon, dove lo Sheffield aveva sempre perso, segnò il gol di un pareggio memorabile e mostrò il sedere.       

Marcelo Salas, detto “el matador”, soleva inchinarsi ad ogni gol che segnava, poi ringraziava il cielo puntando un dito in alto. Ma a Reggio Calabria, giocando nella Juventus, dopo avere colpito su rigore, nessun inchino e nessun dito al cielo. Si tastò invece i genitali di fronte al pubblico allibito. Un atto impuro come pochi. Lo imitò Andrea Maliardi della Cisco Roma, ma non ebbe la stessa eco.

Vediamo altre storie impure. La pipì può scappare a tutti nelle situazioni più difficili, ma la Nigeria, tutta la squadra di calcio della Nigeria, faceva pipì in mezzo al campo come rito propiziatorio prima delle partite. Un liquido atto impuro. Romario fu più prudente ai Mondiali del 1994. Dopo un gol del Brasile, mentre tutti festeggiavano, fece pipì sotto il pallone. Ma il portiere argentino Goycochea fu scaramantico come i nigeriani. In Coppa America, prima che venissero tirassero i calci di rigore, mentre gli altri giocatori si massaggiavano e i tecnici definivano i tiratori scelti, Goycochea fece pipì nel cerchio centrale del campo. Gli portò fortuna, ma fu un atto impuro bello e buono.

Si può ben chiudere con Gascoigne che riempì la sua vita di atti impuri, estroverso, maleducato, disinibito e pericolosamente portato ad ogni genere di scherzo. In una partita Lazio-Tottenham calò i pantaloncini al compagno di squadra Sclosa rivelandone il sederino al pubblico. Fuori dal campo “Gazza” faceva di peggio.

31/7/2008
  
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