Cronaca
Funere mersit acerbo
di Vincenzo Cicala
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Il Progetto Italia non vi é. L’Unità degli italiani non esiste.
La politica si perde nei meandri del potere, nelle contumelie e nelle recriminazioni.
Nelle sue messe in scena più vistose ed appariscenti sembra un’opera burlesca incapace di trattenersi nei limiti della decenza e di non mischiare nella burla la sacralità delle massime istituzioni civili e religiose residenti in Italia.
La sofferenza del vivere in Italia è oltre il piacere della contumelia, è distante ed estranea alla scena che si rappresenta. Parole gonfie di vento e di esibizione del proprio istrionismo mentre si consuma la lenta affermazione di una società plutocratica ed autoritaria, che va lentamente cancellando il welfare ed i diritti civili, che, in parole povere, consisterebbero nella soddisfazione dei bisogni elementari ed essenziali, al di là della ricchezza prodotta. Lo schema di una società selettiva e federata c’è e si va gradualmente affermando. I sondaggi mostrano un aumento continuo dei consensi della Destra al potere perché essa riesce ad assicurare quella stabilità e quell’ordine di cui una nazione ha, comunque, necessità.
Ma le esigenze che i cittadini vorrebbero soddisfatte sono altre e diverse.
E’ vero che l’emergenza rifiuti sta per essere superata. Con difficoltà, con l’esercito, con la superprocura e con un commissariato che ha potere di decidere anche contro i pareri delle autonomie locali. Le dimostrazioni ed i cortei di piazza stanno rientrando ed ogni tanto si presenta qualche attentato di mano chiaramente malavitosa.
Il fatto certo e non contraddicibile è che l’organizzazione della raccolta era nelle mani della malavita ed è difficile ed impegnativo sottrargliene il controllo. Ove compare direttamente la necessità di collaborazione delle comunità locali, come nella raccolta differenziata, ricompaiono ritardi ed inadempienze.
Se i rifiuti sono il prototipo dell’inefficienza e della complicata e corrotta gestione della pubblica amministrazione locale, altre ed altrettanto dolorose e dolose gestioni indicano l’inadeguatezza degli enti locali e l’assoluta latitanza ed incoerenza etica della classe dirigente: a) la gestione urbanistica del territorio; b) la gestione della sanità; c) la gestione della scuola.
a) Lo sfascio del territorio è sotto gli occhi dei tutti, dalla costa domizia a quella sorrentina ed, all’interno, dalla conca delimitata dai Monti Lattari fino alle falde del Vesuvio. Perdita definitiva delle produzioni agricole tradizionali, mercato appetibile a livello mondiale, dalla “parula” vesuviana alla pesca giuglianese. Attrezzatura, mai sfruttata secondo le potenzialità progettuali ed i soldi spesi, del mercato ortofrutticolo regionale, crisi nelle produzioni doc casearie e vinicole per inquinamento del territorio. Speculazione edilizia intensiva e creazione di un paese, praticamente nuovo ed irriconoscibile, come Melito, incrocio di traffici e commerci, incrocio di interessi che, quando diventano confliggenti, generano faide a ripetizione. Devastazione di un territorio come quello giuglianese, ricco di risorse, agricole, turistiche, archeologiche, balneari.
Le stesse osservazioni possono ripetersi per le altre zone del territorio campano.
b) Gestione della Sanità. Gli scandali del clientelismo vengono sulla stampa, ma il difetto è unico e chiaro. Una istituzione dello Stato, un servizio pubblico, deve perseguire i suoi fini istituzionali: curare gli ammalati. Serve, invece, a fare danaro, carriere, clienti e voti. E non è sensibile a regolamenti e ad espletamenti di concorsi e ad attribuzioni di competenze e di prebende con procedure obbiettive e trasparenti. La conseguenza non può che essere la sostituzione del servizio privato a quello pubblico. La misericordia per i poveri e le cure per i ricchi.
Il sogno di una classe corrotta e senza coscienza politica.
c) Non vi è altra scelta, per chi volesse far riprendere l’Italia dalle degradate condizioni economiche e civili nelle quali versa. Una scuola mirata alla formazione del cittadino. Senza distrazioni dall’apprendimento, senza manifestazioni. Senza carichi pendenti di educazione e formazione a questo od a quello. Senza educatori avventizi. Senza dispute pretestuose. Senza politici in vena di insegnare. Formazione di un cittadino che rispetti le regole e che riesca ad essere economicamente indipendente. Basta.
Raggiungere una stabilità di governo ed un ordine sociale è possibile con la dittatura tranquilla che attua la Destra.
Sarebbe stato possibile con un governo democratico di uomini come Prodi, Amato e Padoa Schioppa. Chi ha seguito l’amara e triste vicenda sa che era possibile. Sa anche che il tentativo morì prematuramente prima di diventare governo. Può darsi che questo regime porti alla dissolvenza della Sinistra finanziaria ed affarista, liberale e radicale, anticlericale ed opportunista, senza fede ma con il cravattino ed il pelo lustro. Può darsi che ne nasca una nuova in difesa del popolo e dei poveri, degli operai che stanno morendo di rigetto delle garanzie di sicurezza sul lavoro in una ecatombe che non ha pari, dei giovani che, finalmente, possano costrursi un avvenire, senza bagarre notturna di stupri ed omicidi, senza droghe leggere o pesanti, liberi, liberi dai vincoli degli spasimanti di libertinaggio e degli attentatori alla loro innocenza.