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Napoli a Salisburgo (5)
di Francesco Canessa
Ancora occasioni, qualcuna anche a sorpresa, per recuperare orgoglio civico e speranze perdute al viaggiatore napoletano in una Salisburgo che potrebbe tranquillamente farsi i fatti suoi, soddisfatta com’è dall’afflusso elitario dei patiti per la musica, ed invece s’è inventato un  festival quinquennale dedicato a Napoli.

Nella Hafnergasse, quella trasformata in un vicolo partenopeo, alcuni negozi che vi aprono  le loro vetrine hanno messo su una sfilata di moda, modelle e modelli avanti e indietro sulla guida rossa centrale, sotto i finti e coloratissimi panni appesi della finzione napoletana. E due ali di folla a sgomitare, flash, videocamere, telefonini. Abiti estivi, costumi da bagno e simili, ciascuna serie presentata con un’insegna: Posillipo, Marechiaro, Pozzuoli ( in onore di Sofia, forse!) oltre che Sorrento, Capri, Ischia etc.

Mentre dagli altoparlanti la musica era cambiata, non più le canzoni antiche di Murolo, ma il Sound napoletano di Bennato ed altri di cui, ahimè! non conosco di nome.  Purtroppo né il vicino Cafè Tomaselli, né il competente assessore di qui, offrivano sfogliatelle ai passanti, ma in appositi banchetti si poteva comprare Capri- Salad preparata con pomodori e mozzarella mittleuropei. Più tardi, al piano alto della Festspielehaus c’era un simposio organizzato dal Da Ponte Institut di Vienna, dalla “European Mozart Ways” e dal Festival di Salisburgo.

Tutto nel titolo l’argomento: “Napoli  splendente”, relatori austriaci e grazie a Dio, i napoletani Marina Mayrofer e Paolo Maione invitati a dibattere il tema dell’influenza della Scuola Napoletana sulla musica europea. Ed intanto, su uno schermo alle spalle dei relatori, si susseguivano una serie di 60 immagini dovute a firme prestigiose d’ogni tempo – nell’apposito catalogo se ne contano 60 – della Napoli antica e moderna, frutto della ricerca compiuta da uno studio salisburghese incaricato dal Festival.

Prima di chiudere, qualche cenno ai risultati musicali dell’operazione, assolutamente altissimi. La riscoperta del “Matrimonio inaspettato” di Paisiello, che il pubblico ha accolto in maniera trionfale, è un ulteriore contributo alla conoscenza di quello che oggi si chiamerebbe il “format” dell’opera buffa, particolarmente significativo per essere nato tra le nevi di San Pietroburgo, a conferma quindi della dimensione storica ed europea del fenomeno. Ed è la qualità musicale a prevalere, grazie al braccio di Riccardo Muti che imprime trasparenza e tensione all’orchestra e al palcoscenico, in una reinvenzione autentica dello stile, che ne esalta tutti i contenuti e ne sottolinea le anticipazioni, sia d’epoca mozartiana che oltre.

Ma la sorpresa maggiore è venuta dall’Oratorio di Adolh Hasse “I pellegrini al sepolcro di Nostro Signore” eseguito nella Chiesa dell’Università da Muti, dalla sua Orchestra Giovanile Cherubini e da un gruppo di eccellenti solisti. Quella del Sassone-napoletano è partitura anch’essa proveniente da San Pietro a Majella, ma la musica che ne deriva sa più di Bach che di Scarlatti ed è più avanti di entrambi, in una estetica che è già superamento del concetto stesso di Scuola. E va anche segnalato lo straordinario successo – per il secondo anno consecutivo – del complesso l’Accordone, nella austera e prestigiosa sala del Mozarteum.

Oltre ai titolari del gruppo Morini e Beasley e ai loro strumentisti barocchi, c’erano stavolta Pino di Vittorio e uno straordinario virtuoso di tammorra, Mauro Durante. Ed anche con loro è stato già fissato l’appuntamento per la prossima Pentecoste.        
12/5/2008
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