Cronaca
Il fallimento di una classe di governo
Non solo rifiuti: Napoli e la Campania affogano in un mare di inefficienze
di Rosario Iannuzzi
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Il presidente della giunta regionale campana Antonio Bassolino ha raccontato la sua verità sulla vicenda rifiuti in una lettera indirizzata al quotidiano “la Repubblica” pubblicata il sette gennaio 2008. Non ci soffermiamo sulla lettera, i lettori possono farsi un’idea leggendola da soli grazie alla buona volontà del direttore di napoli.com che ha deciso di riprenderla pubblicandola anche su queste pagine.
Prima di cominciare la nostra riflessione, ci preme sottolineare la scelta infelice del presidente Bassolino di indirizzare il suo scritto soltanto a un quotidiano perché il suo autorevole fondatore ne aveva chiesto le dimissioni. Mica lo ha fatto solo Scalfari. E allora perché non rispondere a tutti i cittadini, anzitutto napoletani e campani, che gli chiedono esattamente la stessa cosa? Forse non tutti i napoletani hanno il diritto di leggere il punto di vista del Presidente?
Ha sbagliato Antonio Bassolino, soprattutto perché lui tiene molto a sottolineare l’istituzionalità di certe funzioni, tra cui quella dell’ufficio che ricopre. Avrebbe dovuto indirizzare la lettera a tutti i direttori, compreso quello di napoli.com, perché i lettori sono tutti uguali, sono cittadini che hanno il diritto di chiedere conto della verità all’uomo che ha il dovere di esporgliela, perché li governa da sindaco della città capoluogo prima e da presidente della giunta regionale poi, ormai da un quindicennio.
Chiusa la parentesi “mediatica”, diciamo subito che non condividiamo la parziale auto-assoluzione che il Presidente si è impartita nella lettera. Ma non condividiamo nemmeno le richieste di dimissioni incondizionate che da tante parti si stanno levando per porre fine alla sua esperienza amministrativa. Non le condividiamo non perché pensiamo che egli abbia lavorato bene ma perché temiamo che la sua subitanea uscita di scena possa essere un comodo paravento per i tanti, i troppi, che hanno altrettante responsabilità. Tutta la Giunta ha fallito. Le dimissioni devono essere prodromiche alla messa in quiescenza politica di tutta la squadra di governo regionale. Il centrosinistra nazionale deve comprendere che in Campania c’è un’intera classe di amministratori da mandare a casa.
Bassolino ha sbagliato non solo e non tanto, come dice lui, perché non è riuscito a far costruire i termo-valorizzatori ma perché, crediamo, si era convinto di poter controllare tutto e tutti. Si era convinto che alla fine avrebbe trovato la soluzione, specialmente quando tutti lo adoravano come un dio della politica sceso in terra. Se un giorno ci sarà uno studioso del bassolinismo, non potrà che riconoscere quanto questa città abbia fatto male a sé stessa soprattutto durante gli “anni del consenso”, quando tutti amavano e si beavano di amare “’o governatore” il cui carisma abbacinante sembrava non conoscere ostacoli o schermi riflettenti. Basti pensare ai tanti che, pur non avendo mai nella vita scelto la sinistra, votarono Bassolino prima sindaco e poi presidente della giunta regionale.
È, tuttavia, troppo semplicistico anche ridurla così. Un’altra causa, forse la principale, del fallimento di Bassolino, sta nel non essere riuscito a impiantare un apparato amministrativo in grado di accogliere le competenze devolute dallo Stato in quella pasticciata riforma costituzionale voluta dal centrosinistra che responsabilizzò troppo le regioni. Troppo, almeno, per la capacità di autogoverno campano, territorio culturalmente, socialmente e storicamente predisposto alle clientele, alle corruttele. Ci è voluto nulla perché la Regione si trasformasse in una squallida corte dei miracoli fatta di mestieranti della bassa politica che hanno impiantato un vergognoso giro di scambi di favori, voti, affari, che ha investito tutti i settori.
Oggi parliamo dei rifiuti e abbiamo (temporaneamente) dimenticato la Sanità pubblica, dove le cose vanno come sappiamo, con lo Stato che è dovuto intervenire per tappare le paurose falle finanziarie. E non è finita qui. Al di là dello scintillio di facciata, va molto male anche il Trasporto pubblico locale, gettato in uno stato di prostrazione profonda da un mefitico meccanismo consociativo-clientelare. Un settore che vive al di sopra dei suoi mezzi grazie a una politica di spese faraoniche finanziate in buona fede dall’Unione Europea. In sette anni, nonostante le promesse e i tanti fondi Por impiegati, non sono stati creati né sviluppo né posti di lavoro ma solo tanti, tanti profitti per amici e amici degli amici. I soldi presto o tardi finiranno. Aspettate e vedrete che bel nuovo, fantastico botto si sta preparando.
E gli altri settori? La Campania, con i finanziamenti europei, ha ricevuto nell’ultimo decennio più soldi di quanti ne abbia mai avuto dalla vecchia Cassa per il Mezzogiorno. Qualcuno dovrà pure sentirsi responsabile del fatto che, nonostante tutto questo danaro, l’economia regionale non fa altro che scivolare indietro nelle classifiche dello sviluppo, addirittura superata da Paesi neo-comunitari come Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria…
Insomma, Antonio Bassolino rischia di essere un comodo parafulmine per troppe persone che, invece, dovrebbero essere fulminate dalla scarica di indignazione popolare oltre che di applicazione della giustizia per la straordinaria incapacità gestionale dimostrata. Il Presidente ha tante responsabilità e deve pagare. Ma non dimentichiamo quelle di altri uomini di governo, anche nazionale, che troppa parte hanno avuto nell’irresponsabile differimento della soluzione del problema rifiuti, le cui pesanti ingerenze nei fatti della regione non devono restare senza conseguenze. Il riferimento al ministro Pecoraro Scanio è tutt’altro che casuale.
Quanto al sindaco Iervolino, la sua permalosità è seconda soltanto alla testardaggine di non volersi rendere veramente conto della tragedia che stava vivendo la città in questi anni. È stata sindaco per troppo tempo per non sentirsi responsabile dello stato di abbandono in cui si trova oggi Napoli e non solo per i rifiuti in strada. Paradossalmente, anzi, l’emergenza rifiuti potrebbe addirittura distogliere l’attenzione dal caos che sconvolge Napoli tutti i giorni, una città stravolta da mille emergenze, impazzita, idrofoba, che a memoria di chi scrive non è mai stata tanto violenta, cinica, cattiva, ingiusta e indifesa come lo è oggi.
Non vada via, il presidente Bassolino, lasciandoci in eredità i suoi collaboratori che hanno fallito in tutti i settori. Sarebbe il suo peggiore atto di cattiva amministrazione. Non ci si azzardi minimamente, nel centrosinistra, a individuare questo o quel successore, pescando tra gli assessori della sua giunta. Hanno fallito almeno quanto lui. Dimissioni, certo. Ma pensando subito al dopo-Bassolino, al dopo giunta Bassolino. Occorre, ripetiamo, stanare tutti i suoi collaboratori, attentissimi in questi giorni a non apparire.
Via tutti. Centrodestra e centrosinistra scendano in campo con i loro uomini migliori per ridare speranza e dignità a questa terra. E ce ne sono in Campania, da una parte e dall’altra. Pensiamo, naturalmente, al ministro Nicolais, la cui credibilità internazionale nel mondo scientifico e accademico ridarebbe una boccata d’ossigeno alla devastata immagine della regione; al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in testa nelle classifiche di gradimento degli amministratori italiani. Ma anche, in campo opposto, a Fabio Chiosi, Luigi Bobbio e a tanti altri… la Campania ha uomini di valore. Si facciano avanti ma, cosa davvero importante, si lasci che essi si facciano avanti.
Come finirà? Più volte proprio da queste pagine, abbiamo provato a mettere in guardia sul fatto che l’emergenza rifiuti avrebbe finito col contagiare il Paese come un pericoloso virus. Sta accadendo, è accaduto. Telegiornali e radiogiornali nazionali aprono ormai da giorni tutte le loro edizioni su questo argomento e le montagne di sacchetti sono una costante nelle discussioni anche a Bruxelles. Il Governo, incalzato dalla Ue, si è impegnato a risolvere la questione in maniera radicale e definitiva. Per farlo davvero, dovrà, naturalmente, prima ripulire le strade. Poi, subito dopo, dovrà ripulire Palazzo Santa Lucia. Senza limitarsi, ripetiamo, alla sola presidenza.