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Cronaca
Due assenze pesanti a Casal di Principe
di Mimmo Carratelli
Foto Corriere della Sera
Alla speciale manifestazione contro la camorra, nel paese di “Sandokan”, c’erano tutti, le scolaresche, Bertinotti, le cariche istituzionali campane, ma non c’erano Bassolino e il sindaco Iervolino. L’iniziativa dell’assessore Gabriele e di Roberto Saviano ha registrato questo ”vuoto” imperdonabile.

Duemila persone nella Piazza Mercato di una Casal di Principe soggiogata, impaurita, abbandonata e, sul palco, il presidente della Camera Bertinotti, il presidente dell’AntimafiaForgione e Roberto Saviano che col libro “Gomorra” ha scosso le coscienze, rotto molti silenzi e denunciato troppe complicità descrivendo, da reporter di razza e scrittore essenziale, il cancro napoletano, la camorra che assolda, arruola, conquista, si espande e spara.

Sul palco anche l’assessore regionale al lavoro, all’istruzione e alla formazione Corrado Gabriele di Rifondazione comunista, uno che ha rinunciato al Parlamento europeo per rimanere sul territorio dove ha fondato l’Associazione degli studenti napoletani contro la camorra. E’ stata di Gabriele l’iniziativa della speciale inaugurazione dell’anno scolastico nella piazza di Casal di Principe, roccaforte camorrista nella terrificante leggenda di Francesco Schiavone, Sandokan, portando in piazza lo slogan “Insieme, contro le mafie per il cambiamento”.

Qua la mano, assessore Gabriele. Queste sono iniziative che, pur non cambiando le cose, arrivano al cuore della gente e alla gente avvicinano la politica. E forse qualcosa cambierà col tempo, insistendo, non mollando mai la presa, ampliando la platea dell’impegno civile, con uomini coraggiosi e leali. Altro che le risse per il Partito democratico, la corsa alle nuove poltrone, la fusione fredda di ambizioni e potere dei soliti noti, la politica ripiegata su se stessa, cieca, sorda e non vedente.

Ha detto Diego Belliazzi, consigliere provinciale Ds: “Casal di Principe non c’era. Pochi negozi aperti, gente sfiduciata. Dobbiamo tornare al rapporto col territorio, ascoltare i cittadini, alimentare la fiducia”.

Ha detto Saviano: “E’ incredibile che a innescare tutto questo sia stata la letteratura. Purtroppo c’è stato per anni un silenzio colpevole su Casale”.

C’erano, a Casal di Principe, il paese che ha i segnali stradali crivellati da proiettili di pistola, le scolaresche giunte da altri Comuni, parlamentari, sindaci, consiglieri degli enti locali campani. C’erano il sottosegretario all’istruzione Pascarella, il sindaco di Casale Cristiano, il presidente della Provincia casertana De Franciscis, il vicesindaco di Caserta Alois, l’assessore napoletano Oddati.

Presenze importanti davanti a Nicola Schiavone, il padre ottantenne di Sandokan, sprezzatamene tra la folla e che ha urlato: “La camorra non esiste. Saviano che cosa ha fatto nella vita? Chi è? Un pagliaccio che si è inventato che qui c’è la camorra”.

Presenze dovute e, una volta tanto, non per la liturgia della politica del consenso e autoreferenziale. Ci hanno messo la faccia in tanti a Casal di Principe. Perciò il vuoto dell’assenza diAntonio Bassolino, presidente di una regione soffocata dalla camorra, e di Rosa Russo Iervolino, sindaco di una città preda della camorra, è stata pesante.

Non staremo a chiederci se Bassolino, distratto dall’arte di avanguardia, abbia letto il libro di Saviano. Non ci chiederemo neanche se l’abbia letto il sindaco Iervolino, preoccupata daipiripacchi che la criticano. E’ un dettaglio. La camorra non ha bisogno di essere “letta”. E’ presente tutti i giorni, sotto gli occhi di tutti, fa marcire la città e uccide.

Una delle accuse più forti che si fanno al centrosinistra campano, al governo da quindici anni, è di avere “ignorato” la camorra sventolando la bandiera dell’onestà storica (!) e opponendo a tutti e a tutto il vetro della trasparenza, che però è ormai incrinato anche da procedimenti giudiziari, addossando ai politici della prima repubblica la collusione con la malavita e protestando una verginità senza se e senza ma.

L’assenza di Bassolino e della Iervolino a Casal di Principe è stata pesante, grave e imperdonabile. Nessun altro impegno, per quanto importante, la giustifica. In una giornata particolare, loro non c’erano. In una giornata contro la camorra nel cuore della camorra, non c’erano. In una giornata che è stata anche di solidarietà allo scrittore napoletano che deve girare sotto scorta, non c’erano. Le massime cariche istituzionali della Campania e di Napoli, quelli che dovrebbero essere i paladini della nostra sicurezza non c’erano. Le due cariche istituzionali campane, che dovrebbero essere in prima linea contro la camorra, non c’erano.

Arretrano in ricordi sbiaditi le frasi di circostanza, le frasi fatte e gli interventi senza seguito del governatore e del sindaco sulla camorra. Restano le autoassoluzioni. La colpa è del governo, amico e non. Ci vuole l’esercito. Non ci vuole l’esercito. Napoli è bella, operosa e sicura. E via col tango dell’illibatezza politica.

Casal di Principe era l’occasione per “metterci la faccia”, quelle belle facce truccate dei manifesti elettorali, le facce di bronzo, le facce che ormai non dicono più nulla, avvizzite da un tramonto inevitabile dopo promesse, illusioni, speculazioni e silenzi.

Il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Casal di Principe qualche rischio lo presentava. Ma non è stata questione di coraggio, si osa sperare. Il governatore e il sindaco sono lontani dai problemi campani e napoletani. E sulla camorra non hanno mai urlato. Sul più grosso male della regione e della città hanno sorvolato.

Le parole sono pietre. Quelle di Roberto Saviano sono andate a segno. Quelle di Antonio Bassolino e di Rosa Russo Iervolino sono rimaste tra le nuvole.

Da ultimo Gad Lerner ha detto: “Bassolino mi ha deluso. Di lui apprezzo la storia politica e l’impegno. Proprio per questo mi sarei aspettato che fosse schierato come la moglie, Annamaria Carloni, con Rosy Bindi che rappresenta la coerenza e l’apertura vera alla società”.

Storia di ordinarie patacche del nuovo Partito democratico. La delusione che Bassolino ha ormai inflitto ai suoi estimatori “non pagati e non ripagati” è più grande. E’ il fallimento della sua presenza e della sua incisività sui problemi di Napoli e della Campania, il suo cambiamento da uomo di lotta e di sfide in uomo di potere. Rosa Russo Iervolino viene trascurata (è una donna, non è una santa), presenza impalpabile e obbligata in città e a Palazzo San Giacomo (“Mi hanno voluto e ora dovete tenermi”).

Il governatore e il sindaco che cosa avrebbero potuto dire a Casal di Principe? Quali parole forti, mancate sino ad oggi, avrebbero potuto pronunciare? In ogni caso, un’assenza rilevante, pesante e vergognosa. Scontata, se vogliamo. Confusi dal vecchio sceneggiato televisivo interpretato da Kabir Bedi, governatore e sindaco vanno cantando dietro le quinte: “Sandokan,Sandokan”. Ma il superboss Schiavone non c’entra.

18/9/2007
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