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Sanità
Anche i medici piangono….
di Mario Caruso
Tutti i napoletani hanno la ricetta per curare la sanità.
Pochi napoletani, meno delle dita di una sola mano, riescono ad avvelenare la sanità.
E ci riescono, talmente bene che è difficile superarli nell’opera di distruzione.
I sofferenti hanno paura del ricovero negli ospedali. La cattiva politica è vincente, demitiani e diessini giocano a scaricabarile e la situazione è sfuggita al loro controllo.
Altra caduta da barella. Una paziente ricoverata al Cardarelli, l’ospedale della paura, è caduta dalla barella durante la notte ed ha riportato un trauma cranico.

Tra agosto e ottobre dello sorso anno stessa caduta di due persone anziane, muoiono per le ferite riportate. Drammaticamente la storia si ripete. Provvedimenti? Nessuno.
Il cane si mozzica la coda, si cerca il colpevole e non si risolve il problema. Sotto inchiesta manager e parasanitari ma a questo punto il silenzio dei medici, valenti professionisti, li rende corresponsabili.
In un Paese dove è consentito ai figli di scendere in piazza per protestare contro i genitori e i genitori contro i figli è mai possibile che la classe medica non cerchi una soluzione che allontani il ricovero in barella? E che i sindacalisti delle decine di sigle presenti nell’ospedale più grande del Mezzogiorno non muovano un dito per cambiare l’assistenza?

A chi giova il “non fare”, il “non intervenire”, il “chiudere gli occhi”? Perché non vengono puniti i veri colpevoli?
Dubbi su una storia di assistenza in corsia anche all’ospedale di Castellammare, un paziente muore nel trasferimento tra un reparto e la Rianimazione. Aveva 49 anni, era stato ricoverato in Urologia per un problema di calcoli. Più versioni sull’accaduto ma la vera verità non si saprà mai. Rituale top secret.

La cronaca dei giornali è piena di malasanità, ogni testata ha una rubrica giornaliera. Quando non ci scappa il morto si grida allo scandalo: i piccoli ricoverati al Santobono, ospedale pediatrico, non hanno i pasti e ogni giorno i genitori arrivano con le scodelle. La ditta che li pereparava non prende i soldi da un anno, quindi cucine chiuse.
Malasanità. malaffare, inefficienza, scelte manageriali della cattiva politica: è il poker della vergogna.
Mario Pirani, opinionista e attento osservatore delle cose sanitarie in un suo intervento su “Repubblica” titolato “Sanità, Livia attenta i ladri non sono i medici” affermava l’estraneità dei camici bianchi, ricordando che “ai medici è stata tolta ogni possibilità di gestire risorse umane e materiali negli ospedali, tutti gli appalti per l’edilizia, vitto, pulizie, farmaci, presidi, vigilanza, assicurazioni ed i concorsi sono di pertinenza esclusiva degli amministratori nominati direttamente dal potere politico”.

Tutto vero, come è bene ricordare una lettera scritta dalle associazioni dei chirurghi italiani di ogni specialità, pubblicata a pagamento sui più importanti giornali italiani, esasperati per i continui attacchi che “tendono di attribuire loro tutti i disservizi e le deficienze strutturali degli ospedali”.
La tanto attesa rivoluzione della ministra Turco tarda a venire, e subisce naufragi col passare dei giorni.
Per molti aspetti è peggio di prima, vogliamo dire di ciò che accadeva nel governo precedente. Oggi il grande impegno è per le “cose nuove”, l’assistenza sanitaria non offre soddisfazioni ai politici della coalizione di centrosinistra, neanche a quella radicale.

In Campania da Roma arrivano i “condoni”. I manager spreconi non hanno lasciato le poltrone, come minacciato. I concorsi sono truccati, la clientela politica è sempre in cammino.
I responsabili, che sono meno delle dita di una sola mano, sono sempre lì. Disponibili a tutto, tranne che ad andare via.
16/2/2007
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