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Campi Flegrei
Il carcere femminile di Pozzuoli
di Achille della Ragione
Tutti, ingenuamente, credono che le sbarre delle prigioni servano per evitare la fuga ai reclusi: viceversa, la loro funzione quella di impedire che tra quelle tristi mura entrino la legalit, lintelligenza, laltruismo, la generosit, la bont.

Questo mio profondo pensiero filosofico, da me partorito alcuni anni fa, pu benissimo riferirsi al carcere di Pozzuoli (fig. 1 2), che rappresenta in campo femminile, il penitenziario, non di un piccolo comune, ma di Napoli e dintorni, una struttura risalente a secoli lontani, in origine un convento.

Fondato nel Quattrocento dai frati minori, successivamente fu restaurato da don Pedro di Toledo, dopo il terremoto del 1538 ed ebbe utilizzi diversi: fu sede di una confraternita di marinai e pescatori, area cimiteriale e residenza estiva del seminario diocesano. Solo dopo l'Unit, il complesso fu prima adibito a manicomio giudiziario e poi a casa circondariale femminile.

Storia, antiche melodie, umanit: questa l'atmosfera che si respira ancora oggi tra le sue mura. Qui, inoltre, la preponderante presenza femminile, delle detenute e delle stesse operatrici penitenziarie (fig. 3 4), alleggerisce l'atmosfera, quasi non fossimo in un istituto carcerario.

Secondo un recente rapporto dellassociazione Antigone la struttura, essendo stata costruita nel XV secolo, presenta all'esterno delle condizioni precarie. Tuttavia, dati i lavori di ristrutturazione, all'interno non ci sono situazioni particolarmente critiche.

L'Istituto, sito al centro di Pozzuoli, in sovraffollamento di 40 unit: sono presenti 157 detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 109 posti.

Le celle visitate sono in buone condizioni: luminose, dotate di bagno, di una finestra grande, di una televisione e di un fornelletto (anche la cella per l'isolamento ne fornita).

Le stanze adibite alla socialit rispettano gli standard minimi, cos come le aree verdi e le altre zone dedicate ai colloqui o alle attivit sportive, ricreative e culturali. Il rapporto tra detenute e il personale della struttura - dalla polizia agli educatori - appare piuttosto buono, improntato al dialogo.

Tra le varie attivit di risocializzazione, la struttura vanta la presenza di un laboratorio avanzato di sartoria nel quale si confezionano borse. Nel carcere si produce poi del caff, in collaborazione con una cooperativa esterna.

Diversa lopinione di altri visitatori che affermano:
Il carcere femminile di Pozzuoli una struttura che nasce nella splendida cornice del tempio di Nettuno. Al suo interno, per, le condizioni e i meccanismi di organizzazione versano in situazioni molto avverse.

La vita dietro le sbarre per le detenute non semplice e le lamentele sono tantissime. Un giro allinterno del penitenziario vi potr far capire meglio quello che le carcerate sono abituate a vivere ogni giorno.

Ledificio uno dei pi grandi istituti del Sud Italia ma anche uno dei pi affollati. Infatti, il numero elevato di detenute rende estremamente difficile la convivenza e la gestione, in particolare durante i periodi estivi. Ad oggi il carcere si compone di tre sezioni, in cui le detenute sono suddivise per pena e reati commessi.

Le detenute lamentano spesso le condizioni allinterno delle mura della prigione, come in una lettera anonima inviata ad alcuni quotidiani qualche anno fa una detenuta, che commentava cos la qualit della vita: In questo inferno che noi viviamo, andiamo avanti solo con le minacce dei rapporti, anche per una sigaretta, che lultima cosa che ci rimasta qua dentro, in questo inferno che cos facile ad entrare, ma cos difficile ad uscire.

S perch le celle, che dovrebbero ospitare fino a 5 detenute, a causa del sovraffollamento raggiungono anche le 13 persone per stanza. Il tutto senza considerare la salubrit dellambiente, tra laltro, poco salutare poich gli ambienti sono molto umidi e pieni di muffe.

Pi volte le donne in quel carcere hanno lamentato non solo delle scarse condizioni igieniche in cui versano, ma anche i meccanismi di relazione allinterno della casa circondariale sono oggetto della lettera della detenuta: Lo sapete che quando lavoriamo il carcere si prende 50 euro ogni mese per il letto? Si lavora molto e prendiamo quasi lelemosina e quindi questo un altro abuso, di sfruttamento vero e proprio. Ma lo Stato questo lo sa? O conviene anche a loro? Grazie sempre per quello che fate per noi<(i>.

Inoltre lancia un appello: Noi della casa circondariale femminile di Pozzuoli vorremmo che voi ci aiutiate, ma sappiamo anche che anche se venite da noi siamo state avvisate che dobbiamo dire che qua va sempre bene e che ci trattano bene: sono tutte bugie che siamo costrette a dire. Questo posto un inferno.


Gli istituti femminili in Italia sono cinque. Oltre quello di Pozzuoli ci sono il carcere di Trani, quello di Roma (Rebibbia), Empoli e Venezia (Giudecca).

Le sezioni in cui sono distribuite le donne rinchiuse allinterno di queste strutture sono circa 55. Nel nostro Paese, le detenute di sesso femminile sono meno del 5% della popolazione carceraria.

A Pozzuoli risiedono 151 detenute a fronte di una capienza regolamentare di 101 posti. A causa delle estreme condizioni psico-fisiche e delle condizioni non agiate a cui sono sottoposte quotidianamente, sono stati molteplici i casi di suicidi riscontrati allinterno dellistituto.

Nonostante tutto, sono stati molti i progetti di recupero sociale finanziati dalla Regione Campania e organizzati dalle associazioni come Il Pioppo, Giancarlo Siani e dalla cooperativa Officine Ecs, tra cui spicca la produzione del caff Lazzarelle.

In questa particolare iniziativa dieci detenute hanno tostato, seguendo le fasi di asciugatura, macinato il caff e si sono occupate della manutenzione dei macchinari nei locali dellistituto penitenziario.

Il secondo progetto moda ha visto le detenute protagoniste della scena. Le donne del penitenziario sono diventate per un giorno delle vere e proprie top-model (fig. 5) grazie alla P&P Academy di Anna Paparone e allimpegno della commissione Pari Opportunit del Comune di Pozzuoli.

Hanno seguito cos, corsi di portamento e debuttato nella moda intesa come forma e tendenza che unisce le differenti culture e abbatte ogni tipo di diversit. Grazie a queste iniziative le condizioni e i meccanismi di relazione tra le detenute e lo staff penitenziario sono visibilmente migliorate.

Merito delle idee coinvolgenti che provano a risolvere il grave problema della sottoccupazione femminile attraverso, anche, la promozione di una nuova micro-imprenditorialit e favorendo la nascita di imprese sociali che siano in grado di offrire ed erogare servizi originali sul territorio.

Il Natale si festeggia tutti assieme (fig. 6) e frequentemente si esibisce qualche cantante famoso (fig. 7).

Nello sfatare una leggenda metropolitana che vuole Sofia Loren ospite per 17 giorni del penitenziario nel 1982, mentre invece la celebre attrice trascorse lingiusto periodo di detenzione nel carcere femminile di Caserta, chiuso da tempo, vogliamo rassicurare le gentili ospiti, perch di loro si occuper, dedicando le sue migliori energie, Samuele Ciambriello (fig. 8), da poco nominato Garante dei detenuti per la regione Campania.
7/10/2018
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