Altri Sport
Torna alla ricerca
Un Napoletano al Giro – sul Monte Bondone
Il Diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Il Monte Bondone. Eravamo abituati a vederlo nei filmati in bianco e nero, quelli rovinati dall’usura del tempo. Quelli del 1956, della vittoria epica di Charly Gaul sotto la neve. Altri tempi; tempi di strade sterrate, di distacchi abissali. Di uomini soli al comando e maglie semplici, di lanetta, di un solo colore.

Ieri, percorrendo quella stessa rampa, era possibile rendersi conto del tempo che scorre; delle cose che cambiano. Le moto, le telecamere, le radioline; gli integratori alimentari a sostituire le uova sbattute. Ma la fatica, quella no, non cambia mai. Pedalata dopo pedalata, sono arrivato in cima. In squadra c’è soddisfazione per la prova di Belli, davvero ottimo. Un bergamasco fiero, Wladimir, che, probabilmente, ha raccolto meno di quanto meritasse nella sua lunga carriera; quel Giro del 2001, quando fu squalificato, mentre era secondo in generale per un pugno rifilato ad un tifoso, grida ancora vendetta. Il podio, al Giro, non è un’utopia. E il team ha il dovere di aiutarlo, anche per mettere da parte l’episodio del ritiro di Josè Rujano.

Di certo, tre minuti da questo Basso sono da salutare come una vittoria. Se anche il vecchio Simoni ammaina bandiera bianca, è forse vero che il Giro ha trovato un nuovo padrone. Mi impressiona il suo atteggiamento, la sua tranquillità. Alla Indurain, quasi. Sono curioso di vedere come si comporterà Ivan ora che il successo finale è quasi cosa fatta. Farà il cannibale o lascerà qualcosa agli altri, come gli ha suggerito di fare Gibo l’altro giorno? Lo vedremo presto. Ma la sua pedalata, potente quando si alza, agile quando sta seduto, sempre rotonda, è uno spettacolo.

Quanto a me, oggi non era la tappa giusta per provare qualcosa. Poche salite prima del gigante finale; la squadra è a ranghi ridotti, e c’è bisogno di proteggere il nostro capitano. Mi sono lasciato sfilare, arrivando al traguardo nel gruppone dei velocisti, provando a massimizzare il risparmio energetico. Con me, anche un compagno eccellente: Sergej Gontchar, ex maglia rosa. Gli anni passano per tutti.

Siamo ai buoni propositi per il futuro: magari, nel tappone di sabato, potrei provare un’azione da lontano, scattando sul Gavia o, prima, sul Tonale. Come nel 2004. Ripetermi passando di nuovo per primo sul Mortirolo sarebbe una sensazione unica. Mi ricordo tra due ali di folla che si aprivano al mio incedere. Sospinto da un entusiasmo e da un pubblico che sembra strapparti alla fatica. Attimi per i quali vale la pena fare tremilacinquecento chilometri; attimi per i quali vale la pena stare lontano da tutto e da tutti per tre settimane.

Ma c’è ancora troppa strada da fare. Siamo ancora a mercoledì, e oggi c’è il Plan de Corones. Somiglia tanto al Colle delle Finestre, dicono. Pendenze impossibili, cinque chilometri di sterrato. Ci sarà da attaccarsi all’ammiraglia, caro Diario.
24/5/2006
  
RICERCA ARTICOLI