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Un Napoletano al Giro – da Livorno a Sestri Levante
Il Diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Ieri, sveglia all’alba. Controlli ematici per quattro squadre, tra cui la mia Selle Italia. Tutto regolare, tutto in ordine. Sembra un bel Giro anche da questo punto di vista. Sinora, nessun caso di doping. Nessun blitz dei NAS o della Guardia di Finanza. Un po’ di serenità, la corsa rosa, se la merita, davvero. Dopo le edizioni tormentate, mi ritorna in mente quella del 2003, è l’unico modo per far tornare il grande pubblico sulle strade del ciclismo.

A Sestri Levante è stata un’occasione persa. Tappa tipica da post-cronometro; gruppo rilassato che lascia andare, poca voglia di tirare. Fuga di sedici corridori, tra cui il mio compagno di squadra Wladimir Belli. Vittoria di Horrac Rippol, peccato per Mori. Correva con me da dilettante, il buon Manuele. Ha provato a fare la differenza con l’attacco in discesa, perché è uno dei più forti del gruppo quando si scende; ha rischiato troppo, e le cadute gli hanno impedito di vincere. Probabilmente, si fosse andati allo sprint, ce l’avrebbe fatta senza alcun problema, dato il suo spunto veloce. Per essere corridori, si sa, ci vogliono gambe e testa. E quest’ultima, quando si arriva a toccare quasi con mano un traguardo che può valere un’intera carriera, come una tappa al Giro d’Italia, rischia di andare a farsi benedire.

Quanto a me, continuo a sentirmi in crescita: le sensazioni erano positivissime, la gamba comincia ad andare. In salita, ho tenuto senza alcun problema il ritmo dei migliori. Non sono riuscito ad entrare nella fuga; lì, si sa, è questione di attimi, di decisioni istantanee. Avrei anche potuto aiutare meglio Wladimir. In gruppo, Cunego e Bettini ci hanno anche provato, a movimentare la tappa; ma Basso, da vero padrone, ha fatto capire che non c’è spazio per nessuno. Gibo Simoni, gli ha gridato: “Ivan, lascia qualcosa anche a noi!”. Siamo di fronte ad un nuovo tiranno? E’ presto per dirlo. Ne sapremo sicuramente di più domani, caro Diario.

C’è il San Carlo, salita vera. Non è ancora un tappone, è l’unica asperità di giornata. Si lavorerà per Rujano, e per Belli, ora quinto. E cercherò di essere all’arrivo contenendo il ritardo: voglio provarmi fino in fondo, anche in vista della tappa del Sempione, in cui ci potrebbe essere ancora spazio per una fuga da lontano.
21/5/2006
  
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