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Un Napoletano al Giro – la Maielletta
Il Diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Due giorni di straordinario ciclismo. Finalmente, il Giro si è infiammato. Ed i veri valori iniziano ad uscir fuori. Prima, sabato, l’azione di Verbrugghe, con lo scattino di Savoldelli ad arrotondare il vantaggio sugli inseguitori.

Lì ci avevo provato, ancora una volta, ad andare in fuga; poteva essere la tappa giusta. Ma quel maledetto tendine, mi ha dato qualche problema di troppo Poi, ieri, la Maielletta. Nient’altro che il mitico Blockhaus (ancora vivi i segni dell’occupazione militare tedesca durante la seconda guerra mondiale) troncato a metà. Salita d’Abruzzo, salita vera, nonostante i 170 chilometri di pianura iniziale sembravano mortificarne ogni effetto. Macchè. Ivan Basso ha dato una grande lezione di serenità e tranquillità. Non ha risposto alle schermaglie iniziali, per poi volare come un airone verso il successo.

Classe e compostezza. Un grande. Io ho aiutato Josè Rujano. Non era, forse, la tappa per lui. Si sa che colombiani e venezuelani preferiscono passare intere giornate in altura; quei tapponi dolomitici in cui ci sono quattro-cinque colli da scalare. La salita secca, anche se dura, Josè non l’ha digerita troppo bene, anche, forse, per le sue condizioni fisiche non perfette. 1’50’’ il suo ritardo. Ma anche l’anno scorso iniziò così, e la storia recente ci insegna che non bisogna mai fidarsi del primo arrivo in salita. Tutti suonano la grancassa di Basso, ma la crisi è sempre in agguato: basta tornare indietro di dodici mesi. Quindi, siamo fiduciosi.

Quanto a me, ho concluso con dignità. Cinquantesimo, mi pare, a circa otto minuti. Ormai sono abbondantemente fuori classifica. Una bella fuga, i signori del gruppo, potrebbero anche lasciarla, più avanti. Chissà. Che calore, comunque, a Passo Lanciano. Tanti appassionati. Quasi tutti per Di Luca, il killer. Manco fosse Vito Taccone! Qualche scritta, a terra, anche per me. “Vai Illiano”, “Illiano cuore azzurro”. Lo striscione dei miei parenti “Illiano facci sognare”. Cose che, quando sei nei tratti al 10% e le gambe vengono meno, fanno bene al cuore. Ti restituiscono, per un attimo, il sorriso, quando la strada ti taglia l’aria.

E’ stato il primo assaggio di ciclismo epico, penso ne avremo molti altri nelle prossime due settimane. Sarà bello continuare a provarci, col coraggio di chi non ha nulla da perdere.

Oggi tornano in scena i velocisti. Ed è giusto così. Tutto tranquillo, dunque, tranne un po’ di saliscendi. Me ne starò nella pancia del gruppo? E chi mai può dirlo, caro diario...
15/5/2006
  
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