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Un Napoletano al Giro - la Cronosquadre
Il diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Ieri ottima cronosquadre. Avevo pronosticato un disastro, invece il distacco al traguardo è stato appena di 1’37’’. E se Gibo Simoni, contendente per la vittoria finale, definisce un pareggio il suo 1’26’’, penso ci sia da essere contenti.

Gonchar in rosa, che forza: 36 anni, e non sentirli. Grande livellamento, comunque: tutte le squadre in due minuti. Uniformità verso l’alto o verso il basso? Bella domanda. Penso comunque che la partecipazione a questo Giro sia in crescita; lo dimostra il fatto che, sinora, per noi italiani non c’è stata molta gloria. Speriamo di invertire la tendenza.

Dopo la corsa, di nuovo tappa dall’osteopata: mi ha trovato le ginocchia fuori asse; un po’ di applicazioni, speriamo di aver risolto una volta e per tutte. Il morale è alto: aver visto Angela, mia sorella e mia madre mi ha fatto davvero bene. Saranno di nuovo con me a Lanciano.

Anche oggi solo pianura: da Busseto, paese natio di Verdi, a Forlì. Nemmeno un cavalcavia lungo la strada. Poi, però, si inizia a salire: prima la Cesena-Saltara, con la Rocca di San Marino, il Catira e il Monte delle Cesane; poi, domenica, la Maielletta. Altro non è che il mitico Blockhaus tagliato a metà. Rispettivamente, una frazione che ricalca quella appenninica del 2003 (scalata del monte Trebbio e fuga di Simoni su Garzelli) e il primo vero arrivo in salita del giro.

A Lanciano, come avrebbe detto Adriano De Zan, “non capiremo chi vincerà il Giro, ma chi di sicuro non lo vincerà”. Quanto a me, spazio per regalare qualche emozione ce n’è. La condizione, pure. Se la squadra me lo consentirà, ci proverò, ovvio.

Stiamo entrando nel vivo, caro diario.
12/5/2006
  
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