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Un Napoletano al Giro - prologo
Il Diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Il prologo di Seraing. Salta il sellino, 1’24’’ di ritardo.

Ore 14.13. Mancano due ore alla mia partenza. La tensione è quella giusta. Ci deve essere, alla vigilia dei grandi appuntamenti. Sono tranquillo, è ovvio. Ho lavorato duro, e la prima settimana per me sarà nient’altro che preparazione. Un transito ideale, in cui lasciarmi cullare dal dolce fluire della corsa, per arrivare al top nelle tappe che decideranno la corsa. Josè e gli altri avranno bisogno di me. Chissà se ci sarà spazio per le qualche azione, come negli anni scorsi. Qualche volta, certo, vorrei azzeccare la fuga buona. Vedremo. Vedremo quale sarà lo sviluppo della corsa, se ci sarà spazio proverò a mettermi in evidenza. Ora mi aspettano questi sei chilometri a cronometro.Da fare in apnea, senza respirare. Con l’acido lattico che permea i muscoli. Non proprio la mia specialità. Ma devo andare. Sono pronto.

Ore 19.00. Centottantacinquesimo su centonovantotto. Non male, come inizio. La condizione è quella che è, e non ho spinto nemmeno più di tanto. Il prologo l’ho fatto al 70%. Davanti, si sa, volano. Savoldelli impressionante: già 30’ a Ivan Basso. Cinque secondi al chilometro, da brivido. A me, di secondi, ne ha dati ottantaquattro. Il mio ritardo è di 1’24’’; il mio capitano Josè Rujano è a 39’’. Maledetta sfortuna, mi è anche saltato il sellino. Bicicletta nuova, certo, può capitare. Eppure l’avevo anche provata; mi sembrava tutto fosse a posto. E invece… Mi è venuto da esclamare “’i che cciorta!”, nonostante fossi a Seraing, Belgio. Ma non mi interessa. Nella prima settimana dovrò, come si dice in gergo, “fare la gamba”. Qualche secondo in più, o in meno, per chi, come me, non ha ambizioni di classifica, conta davvero poco. Domani si inizia a fare sul serio. Da Mons a Charleroi, 197 km. Ci vediamo all’arrivo, caro Diario.
7/5/2006
  
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