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Un napoletano al Giro
Il Diario di Raffaele Illiano
di Andrea Genovese
Sarà il Giro della Padania. Già, perchè, dopo l’ennesima partenza oltre confine (quattro giorni in Belgio, sulle strade delle classiche del Nord, in omaggio alla comunità italiana, nel cinquantenario della tragedia di Marcinelle) il programma non prevede nessuna puntata nel Mezzogiorno d’Italia.

Colpa forse del cambio al vertice nella RCS Corse; da Carmine Castellano (avvocato di Sorrento) ad Angelo Zomegnan. Ma tant’è: in quest’edizione della corsa rosa non c’è spazio nemmeno per la consueta volatona di Maddaloni, per l’arrivo in leggera salita di Terme Luigiane, per i primi assaggi di scalate di Monte Sirino, Montevergine e Taburno, consuetudini degli ultimi anni. Alla larga dal Sud, dunque. E da un pubblico sempre caloroso e appassionato nei confronti della carovana. L’arrivo trionfale di Cipollini a via Caracciolo (’96); la grande rimonta di Gianni Bugno in rosa sul Vesuvio (’90); Zulle che mette in difficoltà Pantani a Laceno (’98). Ricordi destinati a non essere rinverditi. E’ la dura legge degli sponsor.

Per guardare il giro con occhi meridionali, quindi, non ci resta che affidarci a chi ci sarà. In corsa, nella pancia del gruppo. Provando ad entrare, nella prima settimana, nella fuga buona, per poi accompagnare il proprio capitano lungo le tante salite. Raffaele Illiano, 29 anni, napoletano di Bacoli, arruolato nella Selle Italia, la formazione di Josè Rujano (secondo al Giro 2005), sarà il nostro uomo. Ogni giorno, sulle colonne di Napoli.com, leggeremo le sue impressioni, la sua fatica. Come in un vero e proprio diario di bordo.

Alla terza partecipazione alla seconda corse a tappe per importanza al mondo, lo scalatore lanciato da Gianni Savio può già vantare la vittoria nella Classifica Intergiro (maglia azzurra) nel 2004, e, nello stesso anno, il Trofeo Pantani, per essere transitato per primo sul Mortirolo.

Quattro vittorie da professionista (Gran Premio Lago Maggiore nel 2003; tre tappe al Tour del Senegal nel 2004), un’infinità di piazzamenti; e, soprattutto, la voglia matta di provarci, sempre e comunque. Fossimo in Francia, al Tour, sarebbe suo il “numero rosso”, quello che viene assegnato al diavoletto di turno, il più combattivo. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre, all’aereoporto, è sul punto di raggiungere la partenza di Liegi: “I piani sono chiari: libertà di movimento nella prima settimana, poi appoggio totale a Josè. Il suo obiettivo è quello di provare a confermare le ottime cose fatte vedere l’anno scorso. Vedremo, la concorrenza pare molto agguerrita: Basso, Simoni, Cunego, Di Luca, Savoldelli. Certo, in montagna ci sarà da divertirsi; è lì che, verosimilmente, ci sarà bisogno di me”. La marcia di avvicinamento di Raffaele al Giro è stata regolare: avvio di stagione a fine Gennaio, ultime corse a metà Aprile; qualche buon piazzamento alla Coppi e Bartali. Poi, qualche giorno di riposo.

Ventuno giorni di gara, ventuno giorni di sudore. Lontano da casa, ma non è una novità. Tra un po’ si parte: prima il Belgio, poi la rapida discesa sino a Peschici, passando per il primo arrivo in salita della Maielletta, il mitico Blockhaus. Poi, di nuovo al Nord, con le montagne, quelle vere. Sarà dura. “Sarà dura, sì. Il pensiero, quando si parte, è uno. Arrivare a Milano”. E allora, in bocca al lupo, Raffaele.
4/5/2006
  
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