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La favola di Maradona
La sua storia a puntate - 132
di Mimmo Carratelli
I famosi statistici tedeschi di Wiesbaden hanno eletto Pelè calciatore del secolo. Secondo, Johann Cruijff. Terzo, Franz Beckenbauer. Roba da ridere.

A Napoli i fratelli Traino compongono un mambo che fa: “M’ha scetato stamattina, int’’o vico n’ammuina, ‘nu guaglione a Margellina, è turnato Maradona, che guardava ‘o mare, int’a lluocchie ‘nu surriso ‘e chi ha truvato ‘a via d’’a casa”.
Avevi detto: “Ho tanta voglia di lavorare. Comincio il Duemila con questo obiettivo. Però i dirigenti argentini non me lo lasciano fare”. Il presidente dell’All Boys, Pablo Brey, avrebbe voluto affidarti l’incarico di direttore generale del suo club.

Ma tu, Diego, sei nella Clinica Cantegril di Punta del Este. Sono pronti a prescriverti una cura disintossicante nel Centro di Salto Paisandù, in Uruguay. Il dottore Frank Torres ammette per la prima volta che hai ingerito sostanze stupefacenti.

Il magistrato Adriana Dos los Santos torchia per sei ore Guillermo Coppola. La polizia cerca chi ti ha fornito la cocaina. L’uso di droga non viene punito in Uruguay, lo spaccio sì, pesantemente.
Il 10 gennaio torni a Buenos Aires, ricoverato nella clinica neurologica Fleni. Il presidente argentino Fernando Delarua ha provveduto a metterti a disposizione un aereo sanitario per il trasferimento dall’Uruguay.
I sedativi ti fanno passare notti tranquille, ma il problema è la situazione cardiologia. “Non è stato ancora possibile accertare se il cuore di Maradona ha subìto una lesione temporanea o definitiva” dice il dottore Leiguarda.
Il tuo cardiologo Alfredo Cahe e il medico Carlos Alvarez, che ti segue da tempo, dichiarano: “Se Diego riprenderà a drogarsi, corre un serio rischio di morire”.

Il dottor Cahe vorrebbe farti ricoverare in una clinica del Canada dove sono molto rigidi e impersonali nel trattamento dei tossicodipendenti. La clinica è il Clark Institute of Psichiatry di Toronto. In Canada vive tuo fratello Lalo con la moglie napoletana e i figli.
Claudia è d’accordo. Manca il tuo assenso, pibe. Dice Cahe: “Diego dice sempre che è cosciente della gravità della sua situazione. Ma quando comincia a star bene, diventa incontrollabile”.
Lasciando Punta del Este, hai dovuto firmare davanti al giudice Adriana Dos los Santos l’impegno a sottoporti a un trattamento di riabilitazione entro dieci giorni e dovrai comunicare al magistrato dove sei ricoverato e quali cure segui.

Sono giorni tristi, Diego. Vai incontro a un disastro se non ti fermi. Il dottor Cahe è preoccupato: “Diego ha un’ischemia cardiovascolare”. Rischi un infarto, Dieguito. Respingi l’ipotesi del Canada, vuoi lasciare la clinica Fleni. Vuoi tornare ad allenarti!

Ma la situazione è pesante. Miocardiopatia acuta per abuso di cocaina. E anche eccessivo ricorso a pastiglie per dimagrire, derivati dell’efedrina e medicinali per la tiroide. Dice il dottore Carlos Alvarez: “Maradona è praticamente dipendente dai più diversi medicinali cui fa ricorso senza alcun tipo di controllo medico”.
Vieni trasferito nella clinica cardiologica “Sacro Cuore”. Uno spacciatore, travestito da medico con camice bianco e uno stetoscopio al collo, entra nella clinica per portarti cocaina. Le guardie intervengono in tempo, lo spacciatore scappa.

Per 60 mila dollari concedi un’intervista a Martin Liberman e a Fernando Pacini del canale sportivo Cable Fox che montano un vero studio televisivo in una saletta della terapia intensiva del “Sacro Cuore”.

Sei pallido, farfugli, il volto è gonfio e gli occhi opachi. Indossi una camicia celeste a maniche corte e un paio di pantaloni chiari, da mare.

Le tue frasi, Diego. “A Punta del Este mi sono reso conto della situazione quando il medico mi ha detto che praticamente ero morto, ma io non voglio lasciare questo mondo”. “Dall’albergo all’ospedale di Punta del Este sono rimasto incosciente”. “Ora vivo con la paura addosso”. “Quello che è stato fatto per salvarmi è impressionante”. “Sono disposto a fare tutto quello che mi dirà il dottore Cahe”. “La droga es una mierda che mi ha incantato”. “Coppola mi ha salvato la vita, lui resterà il capitano della barca fino alla mia morte”. “Io ammetto la mia malattia. Hanno indicato Pelè come miglior calciatore del secolo e hanno escluso me per via della droga”.

Il dottore Cahe insiste perché tu vada in Canada. Rispondi: “C’è una possibilità a Cuba, possibilità che mi affascina”.

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23/12/2005
  
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