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La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 141
di Mimmo Carratelli
Sei in Italia, pibe, e riempi di parole i giornali e di immagini le televisioni. Il giornale dei vescovi, “L’Avvenire”, scende giù pesante. Scrive: “Maradona è un idolo spremuto dalla tv. L’emittente di Stato per averlo lo avrebbe compensato con 150 milioni”. La Finanza è in agguato.

Intanto, la trasmissione di Milly Carlucci, “Dove ti porta il cuore”, registra con la tua presenza un’impennata di ascolti. Sei milioni e mezzo di telespettatori, con punte di otto milioni. Sei disinvolto davanti alle telecamere, collaudato attore di tutti i palcoscenici. Racconti il tuo dramma quando hai sfiorato la morte e la gelosia che hai per le tue due figlie. E offri l’immancabile palleggio con un arancia.

A Napoli abbiamo il cuore che vibra. Trionfo televisivo, neanche avessi giocato una partita di calcio. Nell’albergo romano incontri l‘attore Leonardo Di Caprio. Ti abbraccia. Gli regali una maglietta con dedica, lui ti dà le sue foto da portare a Dalma e Gianinna che sono sue fans.

Dopo la trasmissione televisiva, cena in una saletta riservata della Rai. Sei in forma splendida, con un fuoriprogramma da sballo. Ti alzi, ti procuri una bottiglia e dei bicchieri pieni d’acqua, li metti sulla fronte e sulle spalle e così, in equilibrio, ti fai un po’ di giri del locale senza versare un goccio d’acqua. Chiudi lo show palleggiando con arance e limoni. Dolcissimo clown dei nostri cuori.

Parliamo di cose nostre. Il progetto Napoli? “Chiuso, per ora è chiuso. Però Corbelli mi è sembrato più presidente, più uomo d’affari di Ferlaino”. Attento, pibe. E la partita dell’addio al San Paolo? “E’ un’idea che non esiste più”. I venti miliardi per venire al Napoli? Alt, ti arrabbi, fai la faccia seria. “So bene chi ha messo in giro questa cifra. Ha voluto che fossi giudicato un mercenario. Le cose stanno così. Quei venti miliardi sarebbero dovuti essere il compenso complessivo di un contratto di dieci anni. Il Napoli ne avrebbe pagati solo cinque. Gli altri quindici miliardi in dieci anni sarebbero venuti dai ricavi di due partite tra il Boca e il Napoli, una al San Paolo, l’altra a Buenos Aires, e dal fatturato del merchandising”.

A Napoli si svolgono scene buffe. Ferlaino tace, ma non sopporta che Corbelli ti ha incontrato. Corbellik è su di giri e proclama: “Io non ho scavalcato Ferlaino. Sono il presidente del Napoli e un presidente può scavalcare solo se stesso. Però capisco l’amarezza di Ferlaino. Era stato lui ad avviare la trattativa con Maradona”.

Caro Diego, questo è il teatrino di Partenope. Non sappiamo se ridere o piangere. Il Napoli, intanto, sta andando sempre più giù. Se ti interessa, Edmundo ha debuttato contro l’Udinese. Abbiamo perso, in casa. Siamo al penultimo posto.

In marzo, belle notizie dall’Argentina. Il commissario tecnico della nazionale Marcelo Bielsa dice: “Bisogna onorare la storia calcistica del pibe de oro”. Detto, fatto. L’Argentina ha già conquistato la qualificazione per i prossimi Mondiali e, in novembre, giocherà l’ultima partita, contro il Perù, allo stadio Monumental di Buenos Aires. L’idea è questa. Sarai convocato e scenderai in campo per l’addio al calcio. Basterà un dribbling e una “palombella”. In nazionale hai giocato 113 volte, hai segnato 50 gol, hai disputato tre mondiali e ne hai vinto uno. Glorioso. Che ne dici di un’ultima partita a 41 anni? “Una partita in nazionale, una sola, e poi non rompo più, lo giuro”.

A Napoli, cento professionisti della città, tra avvocati, commercialisti e ragionieri, si riuniscono per prendere le tue difese contro il Fisco battendosi per la sospensione dell’ingiunzione esecutiva di farti pagare 50 miliardi di tasse. Lo faranno gratis.

Siamo alla fine di maggio del 2001. Rai2 manda in onda la lunga intervista che Gianni Minà ti ha fatto quando sei venuto a Roma, in gennaio.

In giugno te ne vai a Tripoli per il matrimonio di Al Saadi Gheddafi, il primogenito del leader libico. E dai spettacolo in tv. Uno show senza precedenti. Danzi col pallone sui ritmi folkloristici arabi. Roba da matti? No, Diego, riconoscilo, roba da Maradona.

Matti siamo qui, a Napoli. Il campionato è finito. Ultimi, con il Vicenza. Ce ne torniamo in serie B. Il baffo di Mondonico, l’uomo di Rivolta d’Adda, tutto casa e fiume, neanche vibra di vergogna. Ha sempre detto: “Guardiamo alla prossima partita”. Le partite sono finite. Stiamo guardando la serie B. Carissimo pibe, non fartene un cruccio.
21/2/2006
  
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