Calcio
La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 140
di Mimmo Carratelli
E’ arrivato Edmundo. Ha vinto Corbelli che ha mandato a monte la trattativa di Ferlaino col Boca Juniors per Martin Palermo e Schelotto che tu avevi suggerito. Siamo nel caos, Dieguito.

Edmundo in prestito per sei mesi alla bella cifra di 18 miliardi da versare al Vasco da Gama, proprietario del cartellino del brasiliano. Ma Corbellik con aria furba dice: “Lo abbiamo preso oggi, ma lo pagheremo a giugno”. Questo sarebbe il grande affare.

A Edmundo danno 800 milioni al mese. L’hanno alloggiato in una villa a due piani sul lago d’Averno, a 15 chilometri da Napoli, dotandolo di una Bmw station-wagon grigio metalizzata. E’ arrivato con moglie, i due figli piccoli e una baby-sitter brasiliana. E’ stato presentato al “San Paolo” con una festa smisurata. C’erano diecimila tifosi allo stadio per il giro di campo di Edmundo. Gli eterni, fasulli sogni di Napoli.

Ma eccoti, Diego, in Italia. Aeroporto di Fiumicino e, stavolta, va in onda (c’è la tv) la grande sceneggiata. Due anni fa, quando tornasti per la prima volta in Italia, grande dispiegamento di forze alla Malpensa di Milano per invitarti in un ufficio della Guardia di Finanza, una cartella esattoriale da firmare. Era il 28 novembre 1998.

Ma oggi, 11 gennaio 2001, venerdì, sotto l’occhio eccitante delle telecamere, un esercito di finanzieri ti aspetta e ti circonda a Fiumicino manco fossi un terrorista. Nel nostro Paese di eccellenti evasori fiscali, solo tu fai notizia per quell’impiccio di tasse del 1989. Non facesti ricorso, come Alemao e Careca, e ti sei messo nei guai. Dici di non avere mai ricevuto l’avviso del Fisco. In effetti, a Napoli, il messo notificatore non ti trovò (!). Destinatario irreperibile, scrisse. Il fatto è che i 10 miliardi che dovevi al Fisco, fra multe e interessi sono saliti a 40. E la Finanza si è mobilitata alla grande nell’aeroporto romano. Tante Fiamme Gialle a Fiumicino e tu, ironia della sorte, con una maglia gialla.

Confusione, spingi-spingi, parole dure. Già alla partenza da Buenos Aires, a un giornalista che ti sfoderava un microfono sotto il naso per un’intervista e ti dava una manata sull’orologio, avevi urlato: “Non mi toccare”. A Fiumicino è una ressa infinita.

Libero, puoi raggiungere l’albergo Cavalieri Hilton, stanza all’ottavo piano. C’è Guillermo Coppola con te, c’è il guardaspalle Orazio e c’è il signor Marcelo Simonian, presidente della “Productora 12” che gestisce la tua immagine e ha lanciato sul mercato la “moneta di Diego” già nota in Cina, Giappone e Corea. Potrebbe venire Claudia a Napoli per un evento promozionale. Chissà.

E le tasse, Dieguito? “Si tratta solo di una grande bugia” è la tua replica spavalda. Vamos. Serata interessante a casa di Raffaella Carrà, ottima cuoca, pasta al pomodoro con le verdurine, agnello al forno e tagliata. Dessert e palleggio con un’arancia, il tuo vecchio gioco. E un tango, un motivo argentino che parla di un ragazzino che vuole diventare calciatore come Maradona, Kempes, Olguin. Canti e sei felice. Bella strofa. “Tengo un tir mejor que Bernabé”. Fra una chiacchiera, un’arancia e il tango si fanno le 5 del mattino.

Giorno dopo, sabato. Guarda chi c’è, Diego, al Cavalieri Hilton. C’è Corbellik! “Voglio conoscere Diego e ho messo in conto di aspettare almeno quattro ore”. Si è sistemato al Roof del settimo piano il furbacchione che vuole pareggiare il conto con Ferlaino che ti ha già incontrato a dicembre, a Roma e a Buenos Aires. Due a zero per l’Ingegnere. L’ometto di Brescia vuole recuperare. L’attesa è premiata dopo tre ore e tre quarti. Ti incontri con Corbelli.

Quando lui viene fuori dal colloquio snocciola il solito eloquio ieratico. Corbellik parla come se fosse un ufficio stampa. “Ci siamo dati una pausa di riflessione, non ci sono le condizioni per portare avanti i progetti. Ma Diego ama il Napoli e prima o poi le nostre strade si incontreranno. Ha detto che non verrà mai fin quando ci sarà Ferlaino? E’ evidente che la pausa di riflessione l’ha chiesta Diego perché, in questo momento, il Napoli è di Corbelli e Ferlaino”.

Carramba, che sorpresa! Se ne va soddisfatto Corbellik perché gli hai regalato una maglia numero 10 autografata. E così il venditore di capolavori in tv, un capolavoro l’ha visto di persona incontrandoti. Tu sei stato il capolavoro del calcio.

Olè. Vogliamo dire qualcosa, pibe? Eccoti a disposizione del giornalisti. Altre botte all’Ingegnere: “Mi ha tradito. Mi ha fatto parlare con Martin Palermo e con Saviola, ma il Napoli ha preso Edmundo. Ferlaino è sempre il solito: un uomo che si nasconde dietro qualcosa, un’auto, un albero, e poi ti assesta una coltellata. Ho promesso a me e a mia moglie che con lui non parlerò più. Palermo avrebbe meritato un grande club come il Napoli, non il Villareal dove è finito”.

Fine della serenata. Si fa tardi e bisogna andare dalla Carlucci a Cinecittà per la trasmissione televisiva. Ci vai? Non ci vai? Sei pronto? “Non ci voglio andare, ma ci andrò. Non mi tirerò indietro”. Imprevedibile, come sempre, pibe.
12/2/2006
  
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