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La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 136
di Mimmo Carratelli
Quarant’anni, Diego, il 30 ottobre 2000. Auguri, auguri. Li festeggi a Buenos Aires. I medici cubani ti hanno dato un permesso “per lavoro”. Devi presentare la tua autobiografia e prendere contatto col San Lorenzo de Almagro.

“Ho vissuto 40 anni che valgono per 70. Le ho passate tutte. Sono volato da una bidonville alla cima del mondo e là mi sono dovuto arrangiare da solo”.

Parli del tuo soggiorno cubano che dovrebbe prolungarsi sino a fine dicembre. “C’è qualcuno che dice che sto a Cuba per divertirmi. Rispondo che, volendo divertirmi, sceglierei la Giamaica o Ibiza, non Cuba. Con tutto il rispetto per Fidel, mi è capitato di dover fare la doccia con l’acqua fredda”.

“A Cuba mi annoio” dici. “Non c’è la mia famiglia. Non vengono all’Avana perché si annoierebbero”. Alla “Pradera” ci sono due villette per te. Nella prima alloggiano Coppola, la sua amica Evi, Carlos Ferro Viera, di cui si dice che ti fornisse la droga, il custode cubano Eduardo e la cagnolina Sofi. La seconda villetta è per te.

In una intervista al “Clarin” racconti le tue giornate cubane. Ci sono giorni che non esci dalla villetta, guardi in tv il calcio di tutto il mondo e dormi. In altri giorni ti scateni, piscina palestra, una partitina di calcio e le notti nei night dell’Avana, il “Macumba” e l’”Habanera”.

A Buenos Aires, la vita è bella. Non ti presenti alla partita che il San Lorenzo de Almagro perde in casa col Racing, la guardi in tv, chiuso in albergo. Parli per telefono coi tecnici del San Lorenzo, Josè Luis Brown ed Hector Henrique, li conosci bene.

Fai una visita ai tuoi e, per il resto, notti brave. Allora, stai bene, pibe? Notti in discoteca. Pantaloni da pescatore fino al polpaccio, maglietta nera, scarpe di vernice: è il tuo look fissato dai fotografi alla discoteca “Animal”. Sempre in compagnia di Guillermo Coppola.

Per i tuoi 40 anni, dalla Spagna ti manda un regalo Jorge Valdano, ma te lo spedisce a Cuba.

Il dottor Cahe insiste perché ti decida a curarti lontano dall’Avana. Il dottore Roberto Tejeda, che ti cura a Cuba, sostiene il contrario: “Diego deve prolungare la sua permanenza da noi, non sopporterebbe un regime di rigido isolamento in un altro centro”.

Ti diverti a giocare una partita a Cordoba col Talleres nella gara d’addio dei tuo amico José Daniel Valencia. Segni un gol. Sembri contento.

La tua autobiografia, edita da Planeta Editorial, va a ruba. E’ il libro più venduto in Argentina. Centomila copie. Il libro è il frutto di 40 ore di interviste dei giornalisti Daniel Arcucci ed Ernesto Cherquis Bialo. “Il periodo trascorso a Napoli è stato il più intenso e il più bello della mia vita”. Racconti le incomprensioni con Ferlaino e con Ottavio Bianchi. Alla fine dici che la favola fu interrotta “per la vendetta di Matarrese, presidente della Federcalcio, che mi fece pagare d’avere eliminato l’Italia nella semifinale mondiale del 1990”.

Voliamo verso la fine dell’anno e si annuncia l’assegnazione del Premio Fifa per il miglior calciatore del secolo, il Fifa World Player of the Century, appuntamento in Italia l’11 dicembre per la consegna. La Fifa vorrebbe assegnare il premio alla pari, a te e a Pelè. In coda, Beckenbauer, Cruijff, Di Stefano, Eusebio, Platini.

Lanci la sfida: “Sarò a Roma soltanto se la Fifa mi garantirà la certezza del primo premio”. Replica Pelè: “L’unica cosa che conta è che io ho vinto tre Mondiali, mentre Maradona ne ha vinto uno soltanto”.

Si accende la polemica. Naturalmente, pibe, siamo tutti con te. Quasi ci scappa un caso diplomatico fra Argentina e Brasile.

Sei l’ospite d’onore di “Video Match”, la più popolare trasmissione televisiva argentina condotta da Marcelo Tinelli, il più famoso dei conduttori. Sei in studio con Claudia, Dalmita e Gianinna. Indossi una maglia nera a girocollo con un grande sole argenteo sul petto.

I filmati dei tuoi trionfi, il Mondiale del 1986, le domeniche napoletane, ti prendono al cuore. Ti commuovi, Diego. Scoppi a piangere. Finisce con un lungo abbraccio del conduttore, commosso anche lui, che ti dà un “piquito”, un bacetto sulla bocca. E tu, Dieguito dei nostri pensieri, ti metti a saltare come un bambino nello studio televisivo di Buenos Aires.

Sei allegro e annunci: “Andrò in Italia per il Premio della Fifa”.
18/1/2006
  
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