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La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 112
di Mimmo Carratelli
Andiamo alla guerra, Diego. Come sempre. Andiamo alla guerra col Boca. La tua vita è tutta una guerra, ormai. Solo contro il mondo. Impulsivo, esagerato. Dov’è più il ragazzo di Villa Fiorito? Dov’è più il giocoliere delizioso? Paladino contro le ingiustizie, i soprusi, paladino dei più deboli. Molta sincerità, molta demagogia, molto populismo. Così ti piace essere, lo senti dentro, è la tua natura, sono le tue radici, è la povertà di Villa Fiorito che non hai dimenticato.

Ma è una guerra dura, solitaria, impossibile. E’ la tua guerra contro il potere del calcio, la Fifa, la Federcalcio italiana e quella argentina, Ferlaino, Matarrese, Grondona, Havelange. E’ la tua guerra contro il potere politico che schiaccia i deboli. E’ la guerra contro tutti quelli che ti usano e che, dentro e fuori i campi di calcio, ti ha logorato e ti ha consegnato a una immensa solitudine.

E’ la guerra che hai dichiarato alla vita e che ti ha portato alla droga. I tuoi problemi sono diventati troppo grandi, la pressione è troppo forte, non hai risorse vere. La droga era solo da prendere. Per sentirti più forte mentre diventavi debolissimo, fragile, vulnerabile. Dicono che la droga dà eccitazione, grande loquacità, iperattività muscolare e arduo controllo dell’aggressività. E’ il tuo ritratto, Diego, ora che hai perso il gusto delle “rabone”, e i piedi ti si sono intrecciati, e sbagli i rigori, e il calcio è diventato una fatica, una guerra.

La guerra col Boca. Sei il più grande, ti senti il più grande e detti le tue condizioni. Ma sei ancora il più grande? Il presidente Mauricio Macri del Boca non lo sopporti. Non hai mai avuto un buon rapporto con lui. “Tratta i calciatori come suoi dipendenti, non è mai entrato in uno spogliatoio, dice che il nostro lavoro è la stessa cosa che vendere automobili”.

Gli chiedi due importanti calciatori per rafforzare il Boca. Lo chiedi alla tua maniera: “Deve prenderli altrimenti farebbe bene ad andarsene”. I giornali montano la polemica. Macri risponde: “I calciatori sono solo degli impiegati del Boca, qualsiasi sia il loro cognome”. La tua replica è secca: “Con me hai proprio sbagliato, senor”.

Il Boca gioca il torneo estivo senza di te. Programmi di allungare le vacanze andando sul mare di Cancun, nella penisola dello Yucatan, in Messico. I giornali scrivono che Bilardo, giunto ad allenare il Boca, vorrebbe il tedesco Matthaeus. Per sostituirti? Per farlo giocare con te? Sta per nascere un’altra polemica. Bilardo smentisce. Aspetta che torni a giocare.

Su “Gente” esce la seconda puntata delle tue confessioni.

“Quando ho tentato di uscire dalla droga, mi sono reso conto che c’erano medicinali ma anche ricadute e che dovevo aggrapparmi a mia moglie, alle mie figlie, che dovevo parlarne ai miei genitori. Ma avevo paura che Claudia se ne andasse se gliene parlavo”.

Racconta Claudia: “Diego mi dice sempre che sono stata il suo pilastro, la sua salvezza. Io penso di non averlo aiutato abbastanza. Mi sono resa conto di quello che accadeva quando il Barcellona vendette Diego al Napoli. La nostra casa spagnola di Pedralbes si riempì di gente. E’ stata una festa senza fine. Fino alle quattro del mattino e anche di più. Erano tutti svegli. Non mi sono resa conto che anche Diego prendeva quella roba. Sapevo che altre persone in Europa lo facevano. Quella notte ho visto che lo facevano tutti. Tutto è cominciato quella notte, con i festeggiamenti per il passaggio al Napoli”.

L’inizio e poi?

“Non chiedevo mai nulla a Diego. Forse perché avevo paura che mi dicesse la verità. Poi, a Napoli, le notti senza dormire sono diventate sempre più frequenti. Allora Diego ha cominciato a capire che io ormai sapevo tutto senza che ne avessimo mai parlato. Era molto difficile avvicinarsi a lui. Rifiutava sempre di parlarne. A Napoli diventò duro, introverso. Era geloso. Pensava che con la nascita di Dalma mi allontanassi da lui, che pensassi più a nostra figlia che a lui. Cominciò a ricorrere alla droga sempre più frequentemente. Quando scoppiò la faccenda dell’antidoping, io non volevo tornare in Argentina. Ti massacreranno, gli dicevo. E Diego mi rispondeva: non fa nulla, voglio tornare dai miei genitori”.

Cominciamo a saperne di più dei giorni neri di Napoli.

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22/8/2005
  
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