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Napoli alla finestra
di Mimmo Carratelli
Fra due giorni inizia il ritiro azzurro a Feldkirchen, in Austria, con soli due nuovi, giovani acquisti che non assicurano alla squadra il salto di qualità per un ruolo di prestigio in serie A. La preclusione per i campioni, l’occasione-Recoba, le prudenze di Marino e le difficoltà di un mercato bloccato.

Pane, amore e poca fantasia. E’ il film di luglio sugli schermi del Napoli. Langue il mercato e piange il telefonino. Ci sono pochi soldi e ancora meno campioni. Fanno faville all’estero dove c’è più grana e ci sono vetrine prestigiose, club potenti, stadi sicuri e colorati, ingaggi al top. Un altro mondo che si prende Toni, Peppino Rossi, Rolando Bianchi, Lucarelli, Fabio Grosso, il portiere De Sanctis. Il Napoli è di questo mondo.  Incassa l’acquisto di Hamsik. Più un aroma di caffè: il caffè Lavezzi. Stop.

Marino lavora pazientemente all’uncinetto. Una trattativa avanti, una indietro, una di lato, sferruzza, tratta, rintuzza, un punto a giorno e niente la notte. Sono lontani i tempi delle follie al “Gallia”. E’ scomparso un mondo di irripetibili protagonisti. Oggi, sapessi come è strano darsi appuntamento a Milano per non beccare neanche un esterno di centrocampo.

Se ne è andato Bianchi. E’ sfumato Nocerino che sognava il “San Paolo”, ma ha sbagliato strada ed è finito a Pinzolo. Si allontana Gargano. Si avvicina e si eclissa Brighi. Lo sostituisce Blasi che si eclissa prima di avvicinarsi. Di Semioli non si sa più nulla. Bojinov c’è o ci fa? Spunta Alvarez. Marino canta “Luna rossa”: cca nun ce sta nisciuno.

Aveva una agenda precisa di nomi, prime e seconde scelte, titolari, rincalzi, rimbalzi, saldi, occasioni e illusioni. Spunta qua e spunta là, ha finito col riscrivere il romanzo di Enzo Striano: il resto di niente.

Dopodomani il Napoli parte per Feldkirchen an der Donau e si ritrova la squadra della serie C che ha vinto il campionato di serie B e sbarca in serie A con uno slovacco di vent’anni e un argentino di ventitre. Ci salveranno le vecchie zie e nonno Sosa.

Chi ha tempo non aspetti tempo, dice il proverbio, ma Marino dice che c’è tempo sino al 31 agosto. Indubbiamente, per fare i bagni è così. Per fare una squadra che torna in serie A dopo sette anni è un’altra cosa. O batti il primo colpo o batti in ritirata.

E’ mancato sinora il colpo di reni. Cassano non interessa, Recoba idem, mai pensato a Riquelme. Confermata e ripetuta la storia che un campione disturba. Dice Marino che il Napoli non è pronto per il grande acquisto. Non precisa. Mancano i soldi? Ma si prevedono 60 milioni di euro di incassi vari, il tesoro della serie A. La società di uno, nessuno e neanche centomila non è ancora abbastanza robusta sul piano organizzativo per assorbire e gestire un fuoriclasse? Mistero.

A metà degli anni Sessanta, dopo l’ennesima retrocessione, un presidente appassionato, audace e competente festeggiò il ritorno in serie A ingaggiando Sivori e Altafini per inserirli in una squadra di giocatori determinati e fedelissimi. Fu così che Roberto Fiore costruì il Napoli dei centomila cuori. Con due guizzi memorabili. Si dirà: altri tempi. Ma la strategia per tornare grandi è questa. Quella squadra non andò oltre uno storico secondo posto, gran merito di Pesaola, solo perché la confusione e le liti societarie (Lauro contro Fiore) compromisero e disgregarono le sorti di quella formazione. Ventitre anni fa, la tenacia di Juliano e le alchimie finanziarie di Ferlaino arrivarono a Maradona, operazione “impensabile”. Poi, si è spenta la luce. Campagne-acquisti folleggianti, prestiti e comproprietà, salti nel buio e nel fallimento. Quasi sempre è mancata la competenza, mai i soldi con un pubblico straordinario pronto-cassa.

Il nuovo Napoli bada al bilancio e fa bene. Ma investire solo sui giovani (due!) non è tutto. La presenza di un campione, adeguato per carisma e impegno, è necessaria per trasformare una squadra di buona volontà in una formazione di personalità e ambizioni degne del più appassionato e fedele pubblico d’Italia, oltre che paziente e fiducioso. Al calciomercato, nonostante l’esperienza e la tenacia di Marino, il Napoli sembra solo. Indubbiamente, la nuova società paga lo scotto del fallimento di tre anni fa, disastro che non può non pesare (fino a quando?) sul rilancio del club ai grandi livelli. Sono evidenti le difficoltà, le prudenze e quella poca fantasia nel ribaltare la situazione che avrebbe meritato un colpo d’ali per annunciare che il Napoli c’è ed è di nuovo al vertice dei sogni dei suoi tifosi.

Non tutto e subito (lo squadrone!), ma servirebbe un primo colpo a sorpresa, di prestigio, un colpo “pesante” per fondare quella formazione d’alta classifica che De Laurentiis vuole portare in Europa in cinque anni, tempo persino ottimistico perché le difficoltà di mercato non finiranno, difficili domani più di oggi se un’opportuna rete di osservatori internazionali, col mercato italiano praticamente bloccato, non andrà alla scoperta di un possibile fuoriclasse, dall’Africa al Sudamerica. Chi c’era del Napoli alla Coppa America e al Mondiale under 20 per seguire i giocatori più interessanti? Qual è la reale struttura di talent-scout azzurri? Il Napoli ha amici? Careca suggerisce giocatori, Zola ne ha segnalati altri, Fascetti raccomanda Cassano. Ma sono “soffiate” che avvengono sui giornali. Quali contatti concreti ha il Napoli con chi vive, opera e sa tutto del mercato estero? Vogliamo ricordare che Bagni è una miniera inesauribile di nomi e dati di giocatori di tutto il mondo? Il Napoli, in serie A, ha bisogno di una vasta rete di solidarietà e amicizie. Nel 1979, in anticipo su tutti, Gianni Di Marzio, non legato al Napoli, segnalò al club azzurro il nome di Maradona.

L’impressione è che il Napoli si rinserri in se stesso, ma una società autarchica ha poco futuro in un mondo globalizzato. De Laurentiis è nuovo nel calcio. Quali conoscenze “pesanti” e alleanze utili ha per incidere su un mondo che vive anche di relazioni personali? Che cosa ha “costruito” sinora attorno alla società, nel cosiddetto Palazzo e tra gli altri presidenti, per irrobustire e imporre una prestigiosa presenza del Napoli? E Marino è sicuro di farcela da solo? Il livello s’è alzato e occorrono collaboratori di grande livello per riportare il Napoli in alto.

De Laurentiis ha dato a Marino carta bianca. Ma la carta rimane bianca. Il rilancio per non perdere il giovane uruguayano Gargano contraddice la politica di fondo del Napoli, attento a non sbracare con gli euro e a non turbare gli equilibri, anche economici, dello spogliatoio. Un sacrificio vero, utile, determinante deve essere fatto per un giocatore che “cambi” la squadra assicurandole quel salto di qualità necessario per stare in serie A, anche al primo anno dopo epoche di infiniti tormenti. Recoba non è un’idea tanto peregrina se l’Inter aiutasse l’operazione finanziariamente. Ma il Napoli chiude la porta puntando su una strategia ecologica, il Napoli-verde dei giovani che può diventare un limite. Il Napoli non è l’Empoli e neanche la Fiorentina. Dà da pensare non tanto la possibilità o meno di arrivare a un campione, ma la “filosofia” di escluderlo perché il Napoli non è “pronto” a riceverlo. Questo proprio non si capisce. Meglio dire che il campione non c’è e, se c’è, non è raggiungibile col budget azzurro.

16/7/2007
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