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La tecnica dell’aspirazione secondo Karman
Riflessione
Gentile signor Achille Della Ragione Il tema proposto è molto interessante informazione. La mia vuole essere semplicemente un momento di riflessione pubblica. Non è una provocazione, ma una delle poche voci in dissenso da certe femministe incallite che proclamano a voce alta che la “194 non si tocca”. A costoro proporrei alcune semplici domande di buon senso: hanno letto le ultime statistiche riferite al numero delle ventenni e delle straniere che hanno praticato nel 2005 l'interruzione volontaria della gravidanza? Sono rispettivamente 15 ragazze ogni 100 gravidanze e 30 ogni per le straniere, vale a dire una ogni tre. Basta solo questo dato a testimoniare che di per sé la legge è già in mora o se vogliamo fallita. Vi pare che la 194 non richiederebbe una revisione anche sul versante del rapporto col maschio, il quale il più delle volte viene messo in disparte, offrendogli così l’alibi della deresponsabilizzazione? Perché l’aborto o il diritto alla vita dev’essere una questione esclusiva della donna quando l’amore si fa in due? Perché piuttosto che gridare sulle piazze “l’utero è mio e lo gestisco io”, non rileggere con attenzione i 22 articoli che praticamente addossano sulla madre diritti giuridici, antropologici e ontologici con tutte le ferite esistenziali del caso, che la toccano nel profondo in una fase di grande emotività? Perché non pretendere una sua regolamentazione alla luce dei mutati "costumi", anche dell'uomo, e dell’evoluzione medico-scientifica, magari pretendendo la sua totale applicazione, partendo dal rispetto dei sentimenti altrui e dalla diffusione dei metodi contraccettivi? Domende che avrei il piacere rispondessero donne impegnate sicialmente e politicamente, ma col cuore e con la ragione... Francesco Pugliarello
2009-11-27 18:18:33 - Francesco Pugliarello

Facciamo chiarezza
Perché chiamarlo «materiale abortivo»?
Riguardo all’Editoriale dei lettori del 12 ottobre, firmato Achille Della Ragione, «Quattro cose da sapere sulla RU 486».
Mi soffermo sul punto 2, che recita: «…essendo del tutto inutile il ricovero della donna per tre giorni fino al completamento dell’espulsione del materiale abortivo…».
Noto che non si ha il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome e si ricorre a circonlocuzioni per rendere asettico l’argomento.
Il «materiale abortivo», se lasciato nella sua sede naturale, è destinato a concretizzarsi in un essere umano e ne ha già in fieri tutte le caratteristiche.
Mi pare giusto trattare la donna come una persona matura e responsabile, aiutandola ad affrontare certe decisioni in piena consapevolezza.
Così, la donna viene «aiutata» ad affrontare l’aborto senza la piena coscienza di quanto ella stessa sta provocando.
Nello stesso tempo la si lascia completamente sola nel momento più drammatico della sua vita come appare evidente dal punto 4 in cui il dottore scrive (consigliando un metodo ancora più sbrigativo): «… è ipotizzabile che le donne possano introdursi da sole le candelette di prostaglandina e finalmente dell’aborto non dovrebbero più interessarsi legislatori e preti, medici ed assistenti sociali, facendo sì che questa scelta, difficile e dolorosa, riguardi unicamente la donna e la sua coscienza».
Ecco la donna ancora una volta sola davanti alla sua coscienza, ad affrontare scelte che riguardano le radici della vita e a rischiare di subire per tutta la vita il peso della ormai scientificamente provata «sindrome post aborto».
E quegli uomini che con tanta leggerezza hanno innescato la scintilla della vita, non potrebbero che ringraziare.
ANNA CASTELLANA
ASTI
2009-10-26 12:29:46 - Anna Castellana

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