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Le mani della criminalità sulle imprese
di Marco Piscitelli
Il racket nel meridione è una vera e propria macchina da soldi con un fatturato annuo di 75 miliardi di euro, pari ad un colosso come l' Eni, doppio di quello della Fiat e dell' Enel, dieci volte maggiore di quello della Telecom. Il rapporto "Sos impresa" della Confesercenti, presentato a Roma, fa luce sulle tecniche, le tariffe ed i nuovi assetti delle associazioni malavitose.

“Ogni giorno 200 milioni di euro passano dalle mani degli imprenditori a quelle dei mafiosi e di questi 80 milioni sono a vario titolo sborsati dai commercianti italiani”. E’ questo il dato più allarmante di un fenomeno che vede aumentare il numero di soggetti ricattati e diminuire il numero di denunce sull’intero territorio nazionale.

Pizzo ed usura restano ancora due metodi “efficienti” per riempire ogni giorno le casse della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta ma la malavita organizzata sta cambiando aspetto e dal rapporto emergono nuovi ed insospettabili estorsori “dalla faccia pulita”, gruppi di imprenditori, professionisti, amministratori che in cambio di favori curano gli interessi dei clan locali, prendendone il più delle volte la guida.

Nelle 65 pagine del rapporto “Sos impresa” è riportato anche il “listino prezzi” a cui sono sottoposte le vittime.
A Napoli, i proprietari di un negozio sono tenuti a pagare somme che non superano i 200 euro e risultano essere più basse rispetto a quelle di Palermo, dove la malavita incassa tra i 200 ed i 500 euro al giorno. La mano della criminalità non risparmia neppure i proprietari delle bancarelle dei mercati, costretti a versare dai 5 ai 10 euro quotidianamente. Ben altre tariffe sono quelle applicate ai gestori di negozi eleganti o del centro cittadino (mille euro), supermercati (5mila euro) e cantieri (10mila euro).

Le nuove forme di guadagno che si affiancano alle attività storiche delle associazioni malavitose (edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, risorse idriche) sono l’agromafia, l’abigeato (sottrazione di bestiame) ed il controllo sull'agricoltura e sul comparto ittico e delle carni.

7,5 miliardi di euro sono i proventi derivanti dal fenomeno dell’agromafia, che obbliga gli agricoltori a cedere i loro prodotti o i loro campi a prezzi stracciati. In Campania l' agromafia è strettamente collegata al business delle discariche abusive dei rifiuti. Oltre ai danni ambientali, il fenomeno ha causato un crollo delle vendite dei prodotti del 30-40%, che ha irrimediabilmente costretto centinaia di piccoli coltivatori della zona a cedere i terreni per poche migliaia di euro.

La lotta alla malavita parte dalle idee dei giovani e lo dimostrano le 71 associazioni operanti in Italia dirette quasi sempre da over 40.
“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" è lo slogan con cui il comitato “addiopizzo” ha voluto dar voce agli oltre 100 commercianti/imprenditori che hanno deciso di opporsi pubblicamente al racket delle estorsioni.
Il movimento, attivo dal 29 giugno 2004 ed uscito dalla clandestinità solo nel 2005, promuove la cultura antimafia nelle scuole e per strada con l'aiuto di magistrati e commercianti impegnati nella lotta contro al racket.

Il sito dell'associazione "addiopizzo"

www.confesercenti.it
24/7/2006
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