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Pallanuoto
Pallanuoto, ancora Recco? Che noia!
di Adriano Cisternino
La pallanuoto italiana festeggia quest'anno il campionato n.100. Già collaudate dalla Coppa Italia le quattordici squadre della A1, sabato 13 è partita la stagione regolare del torneo maschile che si concluderà il 18 maggio 2019. Le prime sei classificate prenderanno parte alla final six dal 23 al 26 maggio.

Cento campionati, cento scudetti, cento storie appassionate di gol, di beduine e palombelle che hanno assegnato i cento scudetti elencati nell'albo d'oro. Il primo lo vinse il Genoa nel 1912, l'ultimo la Pro Recco qualche mese fa.

E in questi cento anche Napoli ha avuto la sua robusta fetta di gloria. Nell'albo d'oro degli scudetti La Rari Nantes Napoli fu la prima squadra a rompere l'egemonia del centro nord: era il 1939, la pallanuoto si giocava a mare, a Firenze nell'Arno, ed i biancocelesti di Santa Lucia vinsero il primo scudetto napoletano di uno sport a squadre.

Poi ne vennero altri quattro, l'ultimo nel 1950, suscitando gelosie ed invidie crescenti della vicina Canottieri Napoli. Cominciò così una lunga storia di atleti “rubati” e di derby infuocati.

Il primo “furto” si chiamò Gildo Arena, mitico centroboa della Rari e dell'Italia d'oro alle olimpiadi di Londra '48. Con abile manovra dell'ing. Vincenzo Percuoco (futuro presidente della Fin) e con grande scandalo cittadino, Arena passò dalla Rari Nantes alla Canottieri che così vinse il suo primo scudetto nel 1951.

Si giocava a mare, nella piscina di legno costruita sullo specchio d'acqua antistante il Molosiglio. La Canottieri fu tricolore ancora nel '58 e poi nel '63, ma siamo già ai tempi della piscina della Mostra dove per assistere ai derby la gente si arrampicava fin sulla piattaforma dei tuffi da dieci metri.

I Giochi del Mediterraneo del '63 dotarono la città di una piscina coperta: ecco dunque la Scandone, ma ecco anche Fritz Dennerlein, passato dalla vasca al bordo vasca, profeta di una nuova pallanuoto basata sul nuoto più che sul contrasto fisico.

Fritz inventa la “a zona” in piscina per poter contrastare l'egemonia dei giganti della Pro Recco con i suoi “piccoletti”. Ecco dunque gli scudetti della Canottieri degli anni dispari, '73, '75, '77, e '79 ed ecco anche la Coppa Campioni nel '78, conquistata nella finale di Palermo per l'indisponibilità della Scandone.

La Canottieri Napoli si appunta il suo ultimo scudetto nel '90, sotto la guida di Enzo D'Angelo. Ma intanto era già esploso il fenomeno Posillipo che Roberto Fiore, indimenticato presidente del Napoli di Altafini e Sivori, e poi presidente del circolo di Mergellina, portò al primo scudetto rossoverde nell'anno di grazia 1985.

In panchina Paolo De Crescenzo, un altro (come D'Angelo) degli eredi di Fritz Dennerlein. Era il Posillipo dei Postiglione, dei Porzio, dei Fiorillo, dei Fiorentino, dove il plurale non è retorica perché ciascuno di queste famiglie era rappresentata almeno da un paio di fratelli in acqua, molti dei quali poi passarono in Nazionale e conobbero il loro massimo splendore negli anni '92-94 quando, sotto la guida del mago Rudic, vinsero Olimpiadi (Barcellona '92), europei e Mondiali (Roma '94).

In quella squadra la pallanuoto napoletana era rappresentata da Franco e Pino Porzio, Mario Fiorillo, Carlo Silipo e Nando Gandolfi.

L'era del Posillipo ha lasciato negli albi d'oro la robusta traccia di undici scudetti, l'ultimo nel 2004, e due Coppe Campioni ('97 e '98).

Dal 2006 ad oggi il campionato italiano di pallanuoto recita sempre la stessa canzone, Pro Recco, tredici scudetti consecutivi. Una litania costante, sempre uguale, uno strapotere tecnico ed economico inarrestabile, un campionato di cui si conosce in partenza il vincitore.

La pallanuoto, insomma, un po' come sta succedendo nel calcio (o viceversa, visti i tempi), in cui nulla si può contro lo strapotere della Juventus che, oltre alla forza tecnica ed economica, può contare anche sugli “aiutini” arbitrali, com'è capitato nella scorsa stagione, proprio a danno del Napoli.

La Pro Recco è tanto, troppo più forte tecnicamente di tutte le altre. Ma che campionato è?... Che sport è quello in cui già si sa chi vince? Da tredici anni qui vince sempre la stessa squadra. E (quasi) certamente vincerà anche quest'anno. Tutto questo è noia, avrebbe cantato Franco Califano, non gioia, ma noia, noia, tredici volte noia!...

E non giova neppure tanto al movimento. Il bello dello sport è l'incertezza del risultato. La conseguenza di tutto ciò invece è una serie di partite dal risultato scontato, dai punteggi a larga, schiacciante prevalenza, insomma di scarsissimo interesse tecnico-agonistico e quindi pressoché ignorate da pubblico e media.

Si gioca insomma in piscine con scarsissimo pubblico, sui giornali c'è poca traccia di questo campionato con poco equilibrio e senza competitività.

Conseguenza non meno grave è che - come nel calcio - la Nazionale fa fatica ad affermarsi in campo internazionale. Nel calcio l'Italia è rimasta addirittura fuori dal mondiale in Russia.

Nella pallanuoto l'ultimo oro mondiale azzurro risale al 2011. Il Settebello, bronzo olimpico a Rio, è fuori dal podio europeo da Budapest 2014.

Di fronte a questo panorama molte squadre hanno smesso di competere per lo scudetto. Inutile svenarsi per l'ingaggio di grandi nomi di fronte allo strapotere della Pro Recco,

E allora? L'importante è partecipare, ma non per vincere: si inseguono altri obiettivi. Siamo insomma di fronte ad un campionato in cui la maggior parte delle squadre punta sui giovani e sulla loro valorizzazione.

È la strada scelta anche dalle società napoletane. La Canottieri ha cominciato da tempo questa politica, sotto la guida di un tecnico preparato e lungimirante qual è Paolo Zizza.

Anche il Posillipo da qualche anno sta seguendo la stessa strada. L'Acquachiara è retrocessa senza drammi in A2. Il campionato di pallanuoto, insomma, ha assunto una funzione eminentemente (esclusivamente) sociale.

Ed è un piacere, per esempio, notare che nella Pro Recco di quest'anno figurano due ragazzi cresciuti nelle squadre napoletane, Vincenzo Renzuto Iodice e Alessandro Velotto.

Napoli, come la maggior parte delle città di pallanuoto, ha dimenticato (per ora) di sognare lo scudetto. In compenso si consola con gli scudetti giovanili come testimonia il fresco tricolore “under 20-A” della Canottieri Napoli.

La pallanuoto, insomma, ce l'abbiamo sempre nel sangue. E poi non dimentichiamo che il “Settebello” è nato proprio qui, nel mare di Santa Lucia.

13/10/2018
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