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Attualita'
Elegante e facoltoso:
Ascarelli dallo stadio al piazzale
di Mimmo Carratelli (da: il Mattino del 9.02.2018)
Il Museo ebraico di Bologna, diretto da Vincenza Maugeri, ha organizzato dal 21 gennaio fino al 18 marzo una serie di incontri, convegni, conversazioni e mostre in occasione del Giorno della Memoria 2018.
Degli ebrei nel gioco del calcio hanno parlato Carlo Felice Chiesa, Claudio Fenucci e Roberto Donadoni e il 15 marzo sarà ricordata la figura di Arpad Weisz, l'ebreo ungherese allenatore del Bologna (due scudetti) finito tragicamente ad Auschwitz.
Ieri, Adam Smulevich ha presentato il suo libro "Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma".
L'autore si è soffermato con Mimmo Carratelli sulla figura di Giorgio Ascarelli.



Piazzale Tecchio si chiamerà Piazzale Ascarelli. Il grande spazio antistante la Mostra d'oltremare e attiguo allo stadio San Paolo portava il nome di Vincenzo Tecchio, segretario provinciale a Napoli del Partito fascista che fu a capo del gruppo di ingegneri e architetti che realizzarono la Mostra d'Oltremare.

Il tempo è scaduto. Con un post sul suo profilo facebook, il sindaco De Magistris ha annunciato il cambio del nome del piazzale.

Via il nome del fascista Tecchio e, in occasione della Giornata della memoria per commemorare le vittime dell'Olocausto, il genocidio di sei milioni di ebrei da parte della Germania nazista, il piazzale di Fuorigrotta prenderà il nome di Giorgio Ascarelli, napoletano del quartiere Pendino di origini ebraiche.

Giorgio Ascarelli, persona minuta, elegante, fronte spaziosa per una incipiente calvizie, capelli neri, bel volto bruno da attore cinematografico dei suoi tempi, non è stato solo il primo presidente del Calcio Napoli, ma l'uomo che dette alla squadra azzurra il nome della città.

Nato nel 1894, fu un facoltoso imprenditore nel ramo tessile, con ditta (fondata dal padre) al corso Umberto e filiali in Lombardia (Busto Arsizio), protettore di pittori, lui stesso pittore autodidatta, e finanziatore della Società dei concerti. Un uomo di cultura, un mecenate generoso.

Entrò a diciotto anni tra i soci della squadra di calcio Internazionale, presidente Emilio Reale. Tre anni dopo, fu tra i soci fondatori del Circolo Canottieri Napoli.

Nel 1922, a 28 anni, fu nel Consiglio direttivo dell'Internaples, la squadra nata dalla fusione fra Naples e Internazionale. Si distinse per l'ingaggio dell'allenatore Carlo Carcano, alessandrino, un tecnico che costruì la grande Juve degli anni Trenta.

Carcano portò con sé un concittadino, Giovanni Ferrari, diciottenne, che fu in seguito un asso della Juve, dell'Inter e della nazionale. Nell'Internaples giocava Attila Sallustro, diciassettenne.

L'1 agosto 1926, Ascarelli riunì i soci dell'Internaples e, con un breve discorso, commosso e commovente, disse:"Pur grati a coloro che sono stati la nostra matrice, l'importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza. Io propongo che l'Internaples da oggi in poi, e per sempre, si chiami Associazione calcio Napoli".

La proposta fu accettata all'unanimità e Ascarelli diventò il presidente del Napoli. Aveva 32 anni.

Prima d'essere rimpiazzato dalla reggenza di cinque consiglieri ottenne che il Napoli, ultimo in classifica, venisse iscritto ugualmente l'anno successivo alla Divisione nazionale (la serie A in due gironi negli anni Venti) con l'allargamento delle squadre partecipanti (da dieci a undici per girone).

Tornò in soccorso del Napoli alla fine della stagione 1928-29. Evitò uno spareggio-salvezza con la Lazio e riuscì ad avere l'iscrizione del Napoli al primo campionato a girone unico della serie A, appositamente ampliato da 16 a 18 squadre, impegnandosi con la Federcalcio a costruire una grande squadra e un nuovo stadio.

Nel 1929-30, la prima vera serie A, Ascarelli ingaggiò l'allenatore Garbutt e investì mezzo milione di lire in sei acquisti: il portiere Cavanna, il terzino Vincenzi, le mezz'ali Vojak e Mihalic, l'ala Perani e il portiere di riserva Marietti.

Inoltre dette inizio alla costruzione di uno stadio al rione Luzzatti, un'area industriale a oriente dalla città, facendo prosciugare un terreno acquitrinoso.

Lo stadio per ventimila posti, con tribuna in legno coperta, progettato dall'ingegnere Amedeo D'Albora, fu pronto in sette mesi.

Ascarelli, che lo finanziò personalmente, gli dette il nome di Stadio Vesuvio. Ospitò l'ultima partita del girone di andata (Napoli-Triestina 4-1) e venne inaugurato ufficialmente la domenica successiva, 23 febbraio 1930, in occasione della gara con la Juventus (2-2, doppietta di Buscaglia).

Il Napoli concluse il campionato al quinto posto. Ascarelli mantenne tutte le promesse: grande squadra e stadio nuovo. E si batté vittoriosamente per tenere la squadra azzurra sempre tra le formazioni professioniste nonostante i rovesci sul campo.

La sua presidenza si interruppe, dopo solo sei mesi, il 12 marzo 1930, quando era appena iniziato il girone di ritorno. A 36 anni, Ascarelli fu stroncato da una peritonite perforante.

Il Napoli, impegnato in due trasferte consecutive al nord, giocò a Brescia e doveva giocare a Milano, era in ritiro ad Arona sul Lago Maggiore.

Con un viaggio notturno in seconda classe i giocatori rientrarono a Napoli per i funerali. Il corteo funebre, muovendo in via Posillipo da Villa Bice (il nome della moglie di Ascarelli), raggiunse il cimitero ebraico attraversando tutta la città seguito da una folla immensa.

Si calcolò che centomila persone accompagnarono il carro funebre da un lato all'altro di Napoli, da Posillipo a Poggioreale dov'era il cimitero ebraico.

Dopo i funerali, la squadra ripartì in treno per Milano e onorò la memoria del presidente pareggiando all'Arena col Milan 2-2, doppietta di Vojak.

Lo stadio del rione Luzzatti fu chiamato Ascarelli in ricordo del primo grande presidente del Napoli, ingresso libero per le donne.

Il fascismo, nel 1934, ne cancellò il nome, per le origini ebraiche di Ascarelli, denominandolo Stadio Partenopeo, ampliato a 30mila posti in occasione dei Mondiali di quell'anno in Italia e ricostruito in cemento armato. Ma per tutti e per sempre, lo stadio del rione Luzzatti fu "l'Ascarelli".

I bombardamenti del 1942 degli Alleati lo rasero al suolo. I pezzi di cemento armato furono asportati da ignoti e rivenduti.

Il grande campo di rovine divenne la discarica delle macerie dei palazzi circostanti, quindi ospitò una baraccopoli. Quando sorsero le nuove case, il luogo prese il nome di Rione Ascarelli.

Il nome del primo grande presidente e fondatore del Napoli, che costruì l'unico stadio di proprietà del club azzurro, anticipando quanto fanno oggi le società di calcio, non è stato mai dimenticato.

Non ci sarebbe stato un luogo più opportuno e degno del piazzale vicino al San Paolo da intitolare ad Ascarelli.

L'industriale del quartiere Pendino è nella storia del Napoli. Ne è stato l'inizio nobile e generoso, l'audace e battagliero sostenitore finché è stato in vita. Giorgio Ascarelli, una figura indimenticabile.

9/2/2018
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