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Attualita'
Roma-Napoli, la verità sul gemellaggio interrotto
di Angelo Forgione
I rapporti storici tra le città di Roma e Napoli sono sempre stati stretti e, spesso, amichevoli.

Basti ricordare che Napoli è città più cattolica della Roma vaticana, che le Due Sicilie e lo Stato Pontificio erano alleati proprio perché cattolici, che Papa Pio IX in esilio fu ospitato per un anno e mezzo da Ferdinando II, tra Gaeta e Portici… e, anche per questo, furono entrambi attaccati dal potere anti-cattolico di Piemonte e Inghilterra.


Anche nel calcio, Roma-Napoli è più che una partita di calcio: è il “derby del Sole”, è il Centro-Sud che si oppone al Nord, è lo spostamento dell’asse del potere calcistico verso i due vessilli dell’identità territoriale di due popoli vicini che, invece di compattarsi, si fanno la guerra.
Da più di venticinque anni, e prima non era così.

Per più di un decennio, le due tifoserie si sono strette in un bellissimo gemellaggio, il più bello di sempre, e anche la nomenclatura storica dei gruppi delle curve lo sottolineavano.

Il “Commando Ultrà Curva Sud” della Roma andava a braccetto col “Commando Ultrà Curva B” del Napoli, si scambiavano bandiere al centro del campo, sfilavano sulle piste d’atletica degli stadi delle due capitali, si sostenevano vicendevolmente durante gli incontri, i romanisti gridavano “Napoli… Napoli…” e i partenopei rispondevano “Roma… Roma…”, adottavano cori comuni e si ospitavano a vicenda nelle rispettive curve.

Fiumi di romani scendevano festanti a Napoli e la marea napoletana saliva a Roma ostentando serenamente i propri colori.

Roma-Napoli era una festa!

Poi tutto si è rotto, improvvisamente.
La colpa è tutta addossata, ma per errore, sulle spalle di Salvatore Bagni, autore di un gestaccio alla fine dell’incontro dell’Olimpico nella stagione 1987-88.

Era carico di adrenalina il guerriero azzurro dopo che Pruzzo aveva portato in vantaggio i giallorossi, l’arbitro aveva espulso i napoletani Careca e Renica, e il Napoli aveva pareggiato in nove uomini con un’inzuccata di Giovanni Francini su corner di Maradona.

“Tore” andò sotto la curva Sud e fece l’ombrello.
Apriti cielo! Ma perchè fece quel gesto?

La tradizione orale, in ogni storia, rende spesso verità qualcosa che non lo è, ed è giusto fare chiarezza anche in fatti storici che riguardano il mondo del calcio.

Quel gestaccio ci fu, Bagni se ne scusa continuamente e continua a credere di avere colpe decisive, ma il particolare trascurato in questi anni è che il gemellaggio era già rotto quando fu commesso.


Il popolo azzurro aveva lo scudetto tra le mani ma veniva da anni bui in cui aveva ingoiato bocconi amari ed era stato ben contento di sostenere la squadra di Roma nella corsa al titolo contro le squadre del Nord.

Con l’arrivo di Maradona, gli equilibri iniziarono a mutare e, per puntare allo scudetto, il Napoli aveva ingaggiato nell’estate del 1985 anche Bruno Giordano.

Il bomber veniva dalla Lazio, di cui era stata per anni la bandiera.
L’odio per l’ex laziale fu più forte dell’amicizia coi napoletani.


È il 26 ottobre 1986 (guarda il video): il Napoli che vincerà il tricolore sale a Roma col solito seguito di sostenitori.

È previsto il rituale gemellaggio con scambio di vessilli e giro di campo, ma dalla Curva Sud si alzano cori contro Giordano, che è già beniamino partenopeo.

Dalla Nord, che accoglie i tifosi ospiti, parte una timida risposta indirizzata alla bandiera romanista Bruno Conti.

Nulla di grave nell’entità dei fatti, comunque sottovalutati perché sanciscono l’apertura di una crepa.

La partita scivola via serenamente, dentro e fuori dal campo, nonostante il Napoli porti a casa l’intera posta con un goal di Maradona imbeccato proprio da Giordano.
I valori sono capovolti.


È il 25 ottobre 1987 (guarda il video), 364 giorni dopo l’apertura della crepa: il Napoli torna all’Olimpico con lo scudetto cucito sul petto e la Roma non è più lo squadrone scudettato di Liedholm.

L’armonia tra le tifoserie è saltata ma si prova comunque a celebrare l’amicizia ormai finita.

Prima della partita i due portacolori si incontrano nel cerchio di centrocampo.
Da lì, corrono prima verso la Curva Nord occupata dai napoletani che urlano forte “Roma… Roma…”.
Poi vanno verso la Sud romanista dove è previsto lo scambio delle bandiere.
È un tranello per il napoletano che non sente il coro “Napoli… Napoli…” ma porge ugualmente lo stendardo al romanista, il quale lo manda platealmente al diavolo con un gesto inequivocabile che da il via ai sonori fischi della marea giallorossa e al lancio di oggetti. Il tifoso azzurro batte in ritirata riportando indietro la sua bandiera, mentre i napoletani, ignari, continuano a inneggiare alla Roma.

Da laggiù non hanno compreso lo sgarbo che gli viene poi raccontato dallo sfortunato portacolori.

L’affronto è inaccettabile e al goal di Pruzzo partono gli insulti verso gli ex amici.

La tensione sale, le espulsioni di Careca e Renica fanno il resto e l’insperato pareggio di Francini fa esplodere la tifoseria napoletana con tutto il volgare sdegno di Salvatore Bagni sotto la Sud.

Maradona e gli altri vanno invece vero la Nord a regalare le maglie.
Da quel giorno i romanisti si allineano ai cori razzisti delle tifoserie nordiche; anche per loro, all’improvviso, Napoli puzza e merita una vesuviana lavata di fuoco.

Il Napoli non è più cenerentola del campionato e quello squadrone si regge sul cuore laziale Bruno Giordano, amato dai tifosi partenopei.

È di fatto lui il vero pomo della discordia, non Bagni.

E poi Maradona, che due anni e mezzo dopo, nel giorno della finale del Mondiale 90, sarà fischiato sonoramente all’Olimpico durante l’esecuzione dell’inno argentino, dopo essersi fatto capopolo napoletano e carnefice della Nazionale italiana.


Un romanista “doc” qual è l’attore Massimo Bonetti racconta quel giorno al sito calcionapoli24: “Io ricordo bene l’episodio che pose fine al bellissimo gemellaggio tra le due tifoserie, ero allo stadio. Andò così: partì il tifoso romanista dalla Curva Sud con la bandiera e si diresse verso la Nord strapiena di tifosi biancoazzurri napoletani. Quando arrivò lì ci furono applausi e cori per la Roma da parte loro, una cosa bellissima. Partito dalla Curva Nord quello napoletano, invece, una volta attraversato il campo e giunto alla Sud, prese fischi e bottigliette. Da romanista vero, doc, oggi chiedo scusa agli amici partenopei. Poi si è scritto del gesto dell’ombrello di Bagni ecc. ecc., ma quello è un episodio successivo e sicuramente, seppur deprecabile, fu la reazione adrenalinica dopo un gol che valeva un pareggio riacciuffato in netta inferiorità numerica, non certo la causa della fine di quell’amicizia. Spero che in futuro si possa ripristinare quel bel clima”.

Coi tempi che corrono, ricomporre la frattura è difficile, ma che tifosi di Roma e Napoli si facciano la guerra invece di compattarsi è ulteriore dimostrazione di ottusità di un mondo del calcio che è in tutto e per tutto espressione del Paese.
17/10/2013
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